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Economia e ambiente. Lo sviluppo nell'acqua
Corriere del Trentino, 25 settembre 2006di Enrico Franco
Che l'acqua sia un bene prezioso, ormai, è un dato acquisito, dunque tutti sono d'accordo nell'affermare (genericamente) che tale risorsa dev'essere tutelata. Se dalle affermazioni di principio si scende alle analisi concrete, tuttavia, scopriamo che, pur partendo dallo stesso assunto, gli interlocutori parlano lingue diverse, agendo talvolta in modo contraddittorio. Il che rappresenta un paradigma significativo di come la nostra società affronti la più ampia tematica ambientale.
Ad offrire lo spunto per una riflessione non banale, l'altro giorno, è stato il portale internet "ambientetrentino.it", che, grazie all'impegno di Stefano Albergoni e Giulia Coslovich, ha messo intorno al tavolo una serie di persone - tra cui gli assessori provinciali Gilmozzi e Bressanini - coinvolte a vario titolo nei settori della gestione idrica e dell'energia. Sul banco degli imputati, di fatto, si è trovata l'Enel per due ragioni: in primo luogo perché ha impoverito la portata di fiumi e torrenti, e poi perché realizza ingenti profitti pagando poco (secondo l'imputazione) un bene pubblico qual è l'acqua.
In tali rilievi, oggettivamente, c'è del vero. Eppure, poiché l'Enel si è adeguata alle normative di volta in vigore. in realtà a rispondere di certi errori (frutto anche delle diverse sensibilità ambientalistiche che si sono alternate con lo scorrere del tempo) dovrebbero essere gli amministratori pubblici che non si sono preoccupati di difendere il nostro ecosistema e di impostare una politica energetica che tenesse nella dovuta considerazione tutti i fattori in gioco.
L'ingegner Lorenzo Cattani, responsabile regionale dell'Enel, tra le altre cose ha denunciato come l'azienda a livello nazionale vorrebbe investire di più sulle fonti rinnovabili ma come in ciò sia frenata anche dagli ostacoli posti dalla burocrazia. Bressanini, dal canto suo, ha sostenuto che, evitando gli sprechi, si potrebbero ridurre i consumi energetici (che continuano a crescere) del 40 per cento e anche più. E mentre l'urbanista Fulvio Forrer spiegava con passione i danni dello sfruttamento eccessivo dell'acqua, raccogliendo consensi e conferme nel corso del dibattito, non mancava chi in realtà si preoccupava di evidenziare come l'Enel non pagasse abbastanza per l'utilizzo dei corsi idrici. Al punto che Bressanini si è sentito in dovere di sottolineare come i soldi non possono comprare tutto.
Riassumendo: vogliamo tanta energia e tariffe basse, senza tuttavia utilizzare troppa acqua, limitando inoltre l'uso delle fonti fossili che inquinano e bandendo il nucleare. Nessuno, però, ha saputo rispondere alla domanda di Maddalena Di Tolla, presidente di Legambiente: "Qual è il modello di sviluppo che vogliamo realizzare"?
