Rifiuti, inquinamento e dintorni

Spunti di riflessione sui temi dello sviluppo sostenibile in Trentino, nel “rapporto semestrale” con il quale Michele Nardelli, membro della Terza Commissione legislativa, accompagna la legislatura provinciale in corso.

Michele Nardelli

L'attività d'indagine sull'inquinamento ambientale affidata alla Terza Commissione dopo la vicenda della ex cava di Monte Zaccon di Roncegno trasformata in discarica di prodotti tossici ha concluso i suoi lavori con una relazione votata all'unanimità. Si è trattato di un lavoro di conoscenza sistematica delle strutture di controllo, individuandone luci e ombre, quest'ultime ascrivibili in primo luogo alla rapida evoluzione di una materia come questa nella quale si annidano business e malaffare. Sono emersi anche ritardi di natura legislativa e per questo durante la discussione sulla finanziaria ho presentato un apposito ordine del giorno approvato dal Consiglio provinciale che si propone di vietare l'import - export di rifiuti sul nostro territorio.

Seppure in forma indiretta, si tratta di una risposta all'obiezione sollevata da chi si oppone alla realizzazione dell'inceneritore quando si afferma il pericolo che tale realizzazione possa compromettere l'impegno alla prevenzione del rifiuto e alla differenziata spinta. L'idea maestra è che il ciclo del rifiuto si chiuda interamente sul nostro territorio, facendosi carico dunque della gestione in ogni sua fase, compresa quella finale. Un inceneritore modulare e a termine, che si faccia carico dell'irresponsabilità di questi anni e della bonifica non solo delle discariche in via di saturazione ma anche delle centinaia di discariche disseminate sul territorio semplicemente ricoperte con un manto di terra. Ed un sistema di raccolta e gestione dell'umido che oggi viene affrontato nel modo più irresponsabile, semplicemente portandolo fuori provincia, con costi elevati per la nostra collettività. Ma quando si sono individuate le aree per i biodigestori è scattata la logica del "non nel mio giardino", deriva culturale che avverto come davvero pericolosa, l'opposto del farsi carico responsabile. 

Ma c'è una questione che sta a monte e riguarda il modello di sviluppo. A Monte Zaccon ci sono finiti gli scarti di lavorazione delle Acciaierie di Borgo Valsugana, impianto al centro delle indagini sull'inquinamento e i rischi per la salute di cittadini e lavoratori. Norme rispettate, norme violate: lo stabilirà la magistratura. Il nodo è un altro: che cosa centra quell'insediamento con un progetto di sviluppo sostenibile della Valsugana? Qual è il legame di filiera con le vocazioni del territorio? Fuori dall'emergenza, sono questi i nodi da sciogliere e se non vogliamo trovarci di fronte alle stesse domande fra dieci anni, occorre imboccare da subito un'altra strada. Non è facile e buona parte della cultura del centro sinistra è ancora ancorata al paradigma dello sviluppo.

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2 commenti all'articolo - Scrivi un commento » | torna alla home

 

inviato da Antonio il 20.04.2010 12:33

A me invece non pare corretto scaricare tutte le responsabilità politiche su Dellai e Pacher, in particolare su quest'ultimo, appena arrivato. La popolazione trentina dovrebbe ogni tanto guardarsi allo specchio e correggere i propri comportamenti ecologicamente sbagliati.

 

inviato da Sergio il 08.03.2010 15:45

Non mi sembra corretto scaricare su una intera popolazione le irresponsabilità politiche di questi anni e che hanno nomi e cognomi (Lorenzo Dellai e Alberto Pacher in primis). Perchè io, mia moglie e i miei figli dovremmo respirare nanopolveri e rischiare di ammalarci di nanopatologie? Perchè lor signori non hanno per esempio applicato quanto da loro stessi scritto nelle schede operative del terzo aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti? E' questa la responsabilità politica di cui tanto si parla? Io non ci sto!

 

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