Campo base Paganella

La più importante scoperta archeologica del periodo del Mesolitico, il rapporto dei diversamente abili con la montagna, l’emigrazione trentina in Argentina e il forte richiamo degli alpinisti per le montagne della Patagonia. Sono questi i temi principali della seconda edizione di “Campo Base Paganella”, la “due giorni” d’incontri culturali e di spettacolo, dedicata agli uomini e alla montagna che si svolgerà sabato 15 e domenica 16 novembre, presso il Teatro Comunale di Zambana.

La manifestazione, patrocinata dalla Provincia autonoma di Trento e organizzata dall’Amministrazione comunale di Zambana e da Ambiente Trentino, prevede un programma ricco di eventi e personaggi famosi. Si partirà alle ore 10.00 di sabato con l’archeologia, con l’incontro, organizzato in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Provincia autonoma di Trento, dal titolo: “Quarant’anni dalla scoperta della ‘donna di ‘Vatte’. Riflessioni sulla scoperta, ai piedi della Paganella, della più nota sepoltura mesolitica in Trentino”. A presentare sarà il giornalista della Rai di Trento Alberto Folgheraiter che, attraverso il contributo di filmati dell’epoca e degli interventi degli archeologi della Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, Alberto Broglio dell’Università di Ferrara e Giancarlo Alciati dell’Università di Padova, farà rivivere l’emozionante ritrovamento avvenuto, quarant’anni fa, sotto un riparo roccioso nei pressi di Zambana vecchia. Al termine della manifestazione si svolgerà, a cura della Pro Loco di Zambana, un’escursione sul luogo della scoperta, con le spiegazioni di Stefano Neri, ricercatore del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
locandina CBP 2008
Sabato pomeriggio, alle 16.00, il giornalista Gianfranco Piccoli e la scrittrice Chiara “M” presenteranno, invece, l’altro appuntamento importante della giornata: il talk show “Montagna libera tutti. Salire oltre le barriere e i pregiudizi”. All’evento, organizzato con il coinvolgimento di numerose associazioni che promuovono e realizzano la frequentazione della montagna da parte di persone con disabilità sensoriali motorie e psichiche, interverranno nomi famosi dell’alpinismo trentino che si occupano del rapporto tra montagna e diversamente abili, come Gianfranco Corradini, alpinista di Rallo disabile, autore di importanti ascensioni e protagonista di film di montagna, il presidente della SAT Franco Giacomoni e poi Alessandro Lutterotti, Ivo Tamburini, Dario Trentini, Enzo Dellantonio, Gianfranco Corradini, Giovanni Fedel. Interverrà anche l’alpinista himalayano Marco Confortola.
La giornata di sabato si concluderà, in collaborazione con il TrentoFilmFestival, con la proiezione dei film “Patacorta”, di Elio Orlandi, “Cerro Torre, Ritmo Latino En La Cara Oeste”, di Ramiro Calvo e “Pensieri nel vento”, di Ermanno Salvaterra, vincitore della Genziana d’Oro C.A.I. 2003
Domenica 16 Novembre, alle ore 15.00, il “Campo Base Paganella” entrerà nel vivo dell’avventura con lo spettacolo “Dalla Paganella alla Patagonia. Talk show sui trentini in Patagonia. Storie di alpinismo, musica, emigrazione”. L’evento, pensato come un omaggio alla grande figura di Cesarino Fava, “l’emigrante” trentino che ha fatto scoprire le straordinarie montagne della Patagonia ai suoi amici alpinisti come Bruno Detassis, Cesare Maestri, Elio Orlandi, cercherà di scoprire, attraverso le dirette testimonianze dei protagonisti, il perché la Patagonia ha esercitato e continua ad esercitare negli alpinisti trentini un richiamo quasi irresistibile. Ma sarà anche un omaggio a tutti gli emigranti della nostra regione che si sono trasferiti in Argentina in cerca di un lavoro e dei loro sogni, grazie al contributo dell’Associazione Trentini nel mondo e del giornalista Daniele Zambelli curatore di alcune interviste ad emigrati della nostra provincia.
La serata, con le musiche di Paolo Morelli e curata dal giornalista pubblicista Rosario Fichera con il sindaco di Zambana Michele Moser, Stefano Albergoni, Marco Pilati, Maria Luisa Pollan e Davide Lunel, sarà presentata dall’attore e regista Antonio Caldonazzi, del Teatro Stabile di Bolzano. Gli ospiti d’eccezione saranno gli alpinisti Cesare Maestri, Elio Orlandi, Maurizio Giarolli, Rolando Larcher, Fabio Leoni, Franco Nicolini, Fabio Giacomelli, tutti nomi che, grazie alle loro imprese, hanno reso grande l’alpinismo trentino nel mondo.





QUARANT’ANNI DALLA SCOPERTA DELLA “DONNA DI VATTE”. LA SCOPERTA DELLA PIÙ NOTA SEPOLTURA MESOLITICA IN TRENTINO

Zambana, Teatro Comunale, sabato 15 novembre alle ore 10.00

Il sito preistorico di Vatte di Zambana, situato poco a nord dell'abitato di Zambana Vecchia, sulla sponda destra della Valle dell'Adige, è stato scoperto nel febbraio del 1968 da alcuni appassionati di archeologia. I lavori di sbancamento di un conoide detritico, misero in luce all'interno di un riparo un deposito archeologico in gran parte asportato dai lavori di cava. Il Museo Tridentino di Scienze Naturali e l'Istituto di Geologia dell'Università di Ferrara organizzarono una campagna di scavo nel giugno del 1968. I lavori furono diretti da Giorgio Bartolomei Alberto Broglio e Piero Leonardi dell'Università di Ferrara. L'organizzazione generale dei lavori venne curata da Gino Tomasi del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Le ricerche consentirono di mettere in luce le più antiche testimonianze, fino ad allora conosciute della preistoria del Trentino.
Di particolare importanza è stato il ritrovamento di una sepoltura attribuibile in base ai dati archeologici al Mesolitico antico (Sauveterriano), databile alla prima metà del VII millennio a.C. L'inumato era deposto in una fossa poco profonda a ridosso della parete del riparo. L'analisi antropologica condotta sui resti scheletrici ha evidenziato che si trattava di un individuo adulto di sesso femminile alto circa 1 metro e mezzo, la cui età di morte è stimata intorno ai cinquanta anni. All'interno della sepoltura non è stata riscontrata la presenza di alcun oggetto di corredo funerario ma è possibile che l'inumata fosse accompagnata da reperti in materiale deperibile (legno, osso). Sotto il cranio sono state messe in luce tracce di ocra rossa, una sostanza colorante utilizzata in epoca preistorica in contesti legati alla sfera rituale. La struttura funeraria è completata da una copertura di una ventina di pietre di varie dimensioni che sono state deposte direttamente sopra il corpo della defunta, in particolare sul cranio e sul tronco, in modo tale da formare un piccolo tumulo.
Il rituale funerario della "donna di Vatte" mostra una perfetta corrispondenza con quello della sepoltura femminile messa in luce nel 1995 a Mezzocorona Borgonuovo nel corso di ricerche condotte dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e sembra rimandare ad una sola tradizione, forse destinata alle donne adulte.
La scoperta della sepoltura di Vatte di Zambana riveste una notevole importanza scientifica perchè ha consentito di documentare per la prima volta la presenza di una struttura funeraria del Mesolitico antico nel territorio delle Alpi.
A tutt'oggi le sepolture mesolitiche del versante alpino meridionale si limitano a quella di Vatte di Zambana e Mezzocorona Borgonuovo in Valle dell'Adige e di Mondeval de Sora nelle Dolomiti bellunesi.