La certificazione ambientale in Trentino

di Fulvio Forrer

La questione della salubrità delle produzioni, la crescente volontà di acquistare consapevolmente merci e servizi, l’impegno internazionale per migliorare una situazione planetaria ampiamente degradata offrendo chance e occasioni a tutti, l’evidenza delle problematiche ambientali e del loro costo ha prodotto una serie di iniziative volte a inserire nel mercato, in tutti i mercati e per tutti i tipi di prodotti, elementi di trasparenza e di garanzia per ciò che si acquista e per ciò che si consuma.

La risposta a queste problematiche è articolata in tre filoni:

1.     le Agende 21 Locali (A21L), cioè l’impegno al miglioramento delle condizioni in essere rendendo protagonisti i cittadini e le categorie sociali in un processo codificato e orientato a favorire la partecipazione;

2.     le certificazioni di qualità e ambientali, la ISO 9000, 14001 ed EMAS;

3.     la responsabilità sociale d’impresa attraverso il bilancio sociale, il codice etico, l’SA 8000.

Tutte queste pratiche hanno come requisito la trasparenza, ma in particolare le prime due sono ispirate ai processi di miglioramento: dato un punto di partenza conosciuto, vengono posti degli obiettivi da raggiungere, quindi vengono attuate le relative azioni di adeguamento, a cui segue la verifica dei risultati raggiunti su base misurabile in modo da innescare un processo volontario di miglioramento continuo con riscontro oggettivo.

La certificazione aggiunge procedure codificate in modo da garantire a un vasto pubblico la bontà del prodotto anche a chi non può addentrarsi nell’analisi merceologia o di processo e che quindi si deve accontentare del “bollino” come elemento di immediata percezione della qualità del prodotto. 

Le UNI EN ISO (per brevità ISO) sono norme di verifica di ispirazione internazionale, di tipo privatistico e hanno come riferimento la qualità del prodotto o la qualità del processo. L’Eco Management and Audit Scheme (EMAS), è invece una procedura europea che oltre agli elementi considerai nella ISO inserisce organicamente i fattori di verifica anche del contesto geografico, con elementi di garanzia dati dal controllo e dalla registrazione pubblica.

 

Cosa bisogna fare?

Il primo passo di una certificazione è la definizione dell’obiettivo da perseguire in una chiara definizione delle competenze. Segue l’Analisi ambientale iniziale con la verifica del rispetto della normativa in vigore, la definizione degli obiettivi della politica ambientale del soggetto da certificare, l’individuazione delle azioni da attivare per migliorare le condizioni di partenza e la realizzazione di manuali per la corretta gestione dell’oggetto da certificare. A questo punto entra in campo un soggetto indipendente che verifica i requisiti richiesti, ne supporta la validità con documentazioni e approfondimenti testimoniando l’autenticità e la corrispondenza del percorso svolto con la normativa e con gli obiettivi prefissati.

Il passo conclusivo è l’esame della documentazione prodotta e il rilascio della certificazione.

Nel caso di una certificazione di un Comune i tempi dell’intero processo di certificazione, verificati sul campo, sono nell’ordine dei 2-3 anni e i costi diretti sono funzione della classe dimensionale e della effettiva disponibilità di dati e di conoscenze, costi comunque valutabili nell’ordine di grandezza compreso tra i 20 e i 50 mila euro. La certificazione ha una validità di 3 anni dalla data del rilascio e per essere rinnovata deve rispondere di nuovo al ciclo della “verifica-obiettivi-azioni-monitoraggio”.

Gli obiettivi possibili

Generalmente il primo obiettivo da porsi è il rispetto della normativa in vigore, traguardo da raggiungere, qualora risultasse assente, attraverso una corretta gestione del processo interno. Quindi vanno posti obiettivi di informazione e di divulgazione, con formazione del personale e migliore codifica delle procedure, nonché con una migliore definizione dei compiti e delle responsabilità.

Nel caso di certificazioni ISO gli obiettivi potranno essere squisitamente di tipo interno al soggetto da certificare, mentre nel caso di EMAS gli oggetti dell’azione di miglioramento potranno essere esterni all’azienda, ma in ogni caso con traguardi alla portata del soggetto da certificare e riscontrabili. Da studi fatti a livello nazionale appare che tra le principali motivazioni alla base della certificazione vi sia la volontà di migliorare la gestione interna, elevare l’efficacia delle politiche ambientali, nonché migliorare l’immagine dell’Ente.

 

ISO e EMAS, quali differenze

Le due procedure hanno standard molto simili, ma se le ISO sono una norma riconosciuta a livello internazionale di tipo privatistico, EMAS è un regolamento istituito a livello comunitario, attento alle interazioni tra il soggetto della certificazione e il suo territorio in cui l’Ente pubblico garantisce (controlla) e pubblica gli oggetti della certificazione offrendo ai cittadini il modo di conoscere in particolare le caratteristiche della certificazione. In questo caso, quindi, le analisi di contesto devono essere più approfondite e attente al contesto generale, gli obiettivi della politica ambientale con le relative azioni devono essere mirate anche alle questioni di contesto; l’azione di informazione e coinvolgimento della comunità deve essere organica e puntuale.  La procedura EMAS poi, oltre alla definizione degli obiettivi di Politica ambientale deve esprimere una dichiarazione ambientale che rappresenta l’insieme degli obiettivi concreti che l’amministrazione intende garantire e perseguire con le azioni del miglioramento nel corso di validità della certificazione.

EMAS, che nasce limitato al contesto europeo, sta crescendo rapidamente nel mercato internazionale per la credibilità e per il rigore che la caratterizzano.

 

La situazione nazionale

Il Ministero dell’Ambiente ha commissionato nel 2003 al Focus Lab un’indagine sui territori eco-certificati. Dai risultati emersi sulle esperienze di certificazione ambientale a livello pubblico a fine 2002, gli autori dello studio intravedono alcune indicazioni sulle potenzialità di questo strumento. Rilevante è il dato che quasi i due terzi degli enti certificati siano amministrazioni pubbliche di piccole dimensioni (meno di 10.000 abitanti), a conferma che gli enti di governo di grandi dimensione non sono ancora dotati di un management ambientale maturo e di “sistema”, orientato al miglioramento continuo.

Per quanto riguarda gli aspetti strettamente ambientali, i maggiori risultati ottenuti finora sono l’aumento della raccolta differenziata; il generale miglioramento delle condizioni ambientali del territorio; la riduzione dei consumi di acqua e di energia; l’utilizzo di materiali di consumo a basso impatto ambientale.

Relativamente agli aspetti gestionali si sono già riscontrati cambiamenti favorevoli: miglioramento degli obiettivi e dei target di politica ambientale dell’Ente; sensibilizzazione del personale interno; esempi di buona pratica gestionale; maggiore conoscenza delle criticità ambientali; stimolo alla certificazione ambientale presso le imprese del territorio; migliore comunicazione e partecipazione con gli attori esterni; maggiore responsabilità dei funzionari rispetto agli impatti ambientali e alla procedure gestionali dell’Ente; migliore immagine esterna, che comporta un migliore dialogo e lo stimolo verso il territorio e le imprese locali a seguire l’esempio pubblico (sono ancora poche in Italia, se comparate con altri paesi europei, le imprese certificate EMAS o ISO14001); aumento di integrazione e coordinamento tra i vari strumenti di gestione territoriale e ambientale, per una maggiore efficacia dei risultati.

Sebbene non ancora esplicitati, emergono anche indirettamente altri segnali di potenzialità ancora inespresse derivanti dai SGA quali il miglioramento dell’organizzazione interna, la cultura della prevenzione di futuri incidenti, sprechi e azioni inefficaci, dell’orientamento al risultato da raggiungere e al miglioramento continuo, della verifica periodica dei risultati, della crescita delle competenze e della motivazione delle risorse umane interne all’amministrazione pubblica, nonché una maggiore integrazione gestionale verticale e orizzontale all’Ente.

Ovviamente le esperienze esistenti evidenziano anche vari limiti e ostacoli nel percorso verso la certificazione ambientale. Le esperienze sono ancora poche e localizzate prevalentemente nel Nord Italia; c’è scarsa conoscenza e informazione sulla certificazione ambientale e i suoi vantaggi; diffidenza e scarsa motivazione in molti settori dell’amministrazione pubblica; difficoltà nel reperimento di dati e scarsa organizzazione dei dati esistenti; difficoltà nell’applicazione delle normative ambientali e delle procedure del Sistema di Gestione Ambientale.

Dall’esperienza nazionale, solo la Liguria sembra decisamente impegnata nei procedimenti di certificazione.

Sembrano di grande interesse le motivazioni che stanno alla base dei procedimenti analizzati:

  • migliorare la gestione interna;
  • migliorare l’efficacia della politica ambientale;
  • migliorare l’immagine dell’amministrazione.

Ben il 44% della amministrazioni intervistate ha segnalato come le procedure di certificazione comportino difficoltà, a partire dalle terminologie utilizzate. In particolare sono significative le resistenze interne alla pubblica amministrazione e l’insufficiente conoscenza dei sistemi di gestione ambientale. Mediamente risultano coinvolte 3-5 figure interne assieme a ulteriori 2-3 esterne alla stessa. I costi si aggirano mediamente tra i 15-30 mila Euro, e in relazione alla classe dimensionale dell’Ente possono raggiungere cifre superiori a 100 mila Euro. Risulta in particolare necessaria maggiore informazione e una semplificazione della normativa ambientale.

L’Analisi ambientale iniziale comporta di solito tempi compresi tra i 6 e i 24 mesi, fattore influenzato dalla disponibilità dei dati e dalle limitate risorse interne e risulta di molto facilitato dalla presenza di un Rapporto sullo stato dell’ambiente locale. Per la stesura del documento di politica ambientale il tempo necessario è valutabile in alcuni mesi in funzione del grado di partecipazione utilizzato per la redazione dello stesso e la sua discussione consapevole.

Per il Programma ambientale sono generalmente necessari 2-4 mesi, un tempo adeguato per l’individuazione delle criticità, quanto la fonte delle risorse necessarie allo scopo soprattutto all’interno del PEG ordinario. Elementi di difficile valutazione sono apparsi la fase della partecipazione dei cittadini quanto quello della certificazione.

 

La situazione trentina

La situazione trentina è stata valutata sulla base di quanto risulta dal sito web dell’APPA (http://www.provincia.tn.it/) aggiornato al 2004, quanto dai contatti diretti con i Comuni che hanno sperimentato tali procedimenti: Tenno, Villagarina, Tesero, Folgaria, Rovereto e Levico. 

A fine 2004 le aziende certificate ISO 14001 risultavano complessivamente 43, di cui per solo 32 (circa il 75%) si conoscono i principali dati di riferimento, testimoniando la debolezza della base informativa della certificazione ISO. Tra di essi vi sono un Comune, un Servizio PAT e un Ente Parco. In ogni caso il settore dei Servizi annovera il maggior numero di certificazioni, 7 a fronte di 5 aziende del settore chimico, 4 del settore energetico e altrettante dell’Autotrasporto, 3 del settore mobili e ulteriori 3 del comparto di produzione della carta. Come si può vedere, una distribuzione per settori equilibrata. Nei cinque anni di sviluppo del settore abbiamo una media di 6 certificazioni all’anno con evidenziazione di un accenno d’incremento e una presenza determinante delle attività private: 40 su 43.

Le iniziative pilota finanziate nel 2001 dalla PAT risultano concluse solo nei casi di Villalagarina e di Tenno; merita evidenziare che Villalagarina ho ottenuto la certificazione ISO 14001 nel gennaio 2004 e si è immediatamente attivata per ottenere la certificazione EMAS II rispetto alla quale si presume che approssimativamente entro l’estate 2005 possa arrivare a buon fine, Tenno ha ottenuto il riconoscimento ISO nel settembre 2004 e nel marzo 2005 quella EMAS. Folgaria (Iso 14001) ha terminato il procedimento nel gennaio 2005, Rovereto e Levico Terme (Iso 14001) appaiono ancora impegnate, con buone prospettive di successo, soprattutto per Levico, mentre Tesero (EMAS) ha da poco avviato il procedimento, quindi nonj è ancora possibile valutare l’andamento dei lavori. Merita ricordare che il Parco Naturale Adamello Brenta, che ha ottenuto per primo la certificazione ISO, è impegnato nella promozione di un sistema di riconoscimento della qualità dell’offerta turistica con rilascio di un marchio di qualità certificato da un soggetto accreditato.

Un panorama trentino quindi del tutto significativo, dal quale trarre alcune prime considerazioni di fondo:

1.     la certificazione ha iniziato ad attecchire anche in Provincia di Trento, dapprima interessando aziende private impegnate in settori a valenza strategica nazionale e internazionale (produzione di carta e di energia) per poi diffondersi nelle attività che pescano nelle materie prime locali e nel turismo;

2.     oggi sono interessate molte amministrazioni comunali, impegnate nei processi di qualità, anche per gli aspetti della gestione della cosa pubblica, prevalentemente sensibili alle possibile e auspicate ricadute di tipo turistico. Quelle che si sono mosse autonomamente per prime sono amministrazioni di grande dimensione (Servizio Foreste e Parco Naturale), ma il desiderio di emergere ha sollecitato la promozione della certificazione anche nelle piccole amministrazioni comunali;

3.     e se da un lato può sembrare che la certificazione non fa altro che rendere più cogenti impegni formalmente già in vigore o già perseguiti dalle amministrazioni, dall’altra è indubbio che il riconoscimento diretto del “buon governo” premia gli sforzi motivando maggiormente i soggetti interessati gratificandoli e migliorando l’immagine stessa dell’Ente locale;

4.     una delle difficoltà ricorrenti è la disponibilità dei dati: questi appaiono spesso frammentari nel tempo e nello spazio, tale condizione suggerisce la raccolta coordinata e sistematizzata dei dati e delle informazioni a cura o con il supporto di un soggetto centralizzato ad alta autorevolezza, con eventuale tenuta e fornitura dei dati verificati e vidimati.

5.     dovendo garantire la massima autonomia e libertà di gestione dei sistemi volontari dei sistemi di gestione ambientale è opportuno supportare le differenti esperienze in modo da costruire un bagaglio di esperienze e di informazioni utili all’intero sistema a partire da coloro che sono intenzionati a percorrere tale impegno (salto di qualità).

6.     è certamente opportuno legare i meccanismi di trasferimento finanziario ai Comuni e ai risultati raggiunti dalla Pubblica Amministrazione, ai livelli di prestazioni offerti e la certificazione può rappresentare un interessante passaggio verso tale prospettiva.

 

DOCUMENTAZIONE

La certificazione ambientale in Trentino

La gestione del territorio attraverso i nuovi strumenti dello Sviluppo Sostenibile