Il caso Montecatini-Alumetal
di Mori
a m b i e n t e t r e n t i n o . i t

Il complesso industriale ex Montecatini
Strategie territoriali per un piano di riconversione


II rispetto del contesto storico e geografico nei suoi aspetti strutturali, fondamento stesso del complesso industriale ex Montecatini, appare il primo passo per qualsiasi piano finalizzato alla riconversione produttiva e al recupero paesaggistico e ambientale. Prioritaria è quindi l'adozione di una precisa strategia di intervento che, valutando complessivamente il recupero dello stabilimento rispetto all'eccezionalità della posizione lungo l'asta dell'Adige e al quadro insediativo limitrofo, lo trasformi in un polo gravitazionale per l'intera area urbana di Rovereto-Mori.

Nel 1987 il piano urbanistico provinciale ha individuato la zona interessata dal complesso ex Montecatini come "area produttiva del settore secondario di livello provinciale". Seppure rilevando in relazione che "tutta l'area ex Alumental è occupata da insediamenti produttivi", il PUP non ha tuttavia espresso particolari indicazioni circa la riconversione dell'area e dei relativi manufatti, estranei ancora a qualsiasi dibattito su ipotesi di riuso o di trasformazione. La medesima destinazione produttiva di interesse provinciale è stata ripresa nel 1991 dal piano urbanistico comprensoriale della Vallagarina che per il territorio Comune di Mori ha valenza di piano regolatore generale.

Nel 1998 alcune iniziative hanno messo in luce un diverso approccio rispetto all'ex complesso produttivo, rivelando in particolare una nuova attenzione per i problemi causati dai processi di deindustrializzazione e per la riqualificazione del contesto insediativo e ambientale. La Variante al PUP, adottata nel 1998 dalla Giunta Provinciale, ha ridefinito il perimetro dell'area produttiva di livello provinciale in corrispondenza del complesso ex Montecatini, precisando come "zona urbanizzata" il dosso di località Gorga: sulla base di un approfondimento delle problematiche ambientali legate ai caratteri morfologici e paesaggistici dell'area, nonché con l'obiettivo di riorganizzare le zone produttive che nel contesto della Vallagarina interessano l'asta dell'Adige, questa modifica è stata dettata dall'esigenza di salvaguardare "le aree che hanno evidenziato rilevanti vincoli ambientali e le aree assolutamente marginali dal punto di vista della localizzazione industriale".
Nello stesso anno, un concorso di idee è stato indetto a livello nazionale da Tecnofin Strutture s.p.a., d'intesa con Provincia Autonoma di Trento, Comune di Mori e Comune di Rovereto, per il riuso dell'intero compendio industriale "ex Montecatini". Data la valenza territoriale del complesso produttivo e la sua "posizione strategica" rispetto all'asta dell'Adige e alla viabilità nord-sud, nel 1998, il bando ha orientato ogni proposta di recupero verso una destinazione mista (produttivo e servizi) attenta alle potenzialità offerte dal flusso di passaggio. Secondo tale ottica il concorso, nonostante ogni limite nell'approfondimento, ha risposto comunque all'esigenza di rispondere ai problemi della dismissione dell'area e all'obiettivo di rilanciare un progetto alla scala territoriale. Un riferimento per gli esiti, seppure mancati, del concorso può essere ricercato in quella pianificazione strategica, promossa nel dibattito urbanistico nonché finanziata sia dallo Stato che dalla Comunità Europea, e che si traduce ad esempio nei Prusst, strumenti finalizzati ad attivare interventi e azioni per la modernizzazione o la riqualificazione di aree vaste, che hanno evidenti effetti sulla pianificazione complessiva associando al programma di opere e interventi puntuali anche forti contenuti di indirizzo per la programmazione territoriale.

Nei mesi scorsi l'adozione della Variante al PUP 2000 ha confermato la tendenza a una complessiva ridefinizione dell'offerta di aree produttive. Come sottolineato nella relazione illustrativa, "l'industria trentina, più che di crescita quantitativa, ha bisogno di svilupparsi in termini di integrazione e di qualità": se tale integrazione va ricercata all'interno attraverso una riorganizzazione delle reti infrastrutturali e una messa a sistema delle singole aree produttive, nonché all'esterno mediante rapporti di interazione con il comparto agricolo e turistico, la Variante al PUP si è mossa puntando sulla ridefinizione delle aree marginali e invece sull'ampliamento di quegli ambiti produttivi di valenza strategica in quanto collocati lungo l'asta dell'Adige. Nell'ambito che si estende fra i Comuni di Mori e di Rovereto, la sostanziale estensione verso sud dell'area produttiva di località Casotte, e al contrario lo stralcio della previsione produttiva del dosso dove sorgono le ville della ex Montecatini, sono il segno di una precisa programmazione del territorio, tesa a garantire la presenza di aree a scopi industriali nella zona di Rovereto-Mori, razionalizzandone la localizzazione in funzione delle problematiche ambientali, del rapporto fra superfici disponibili e opere di infrastrutturazione necessarie per l'utilizzo delle stesse, della connessione immediata rispetto al comparto industriale esistente.

Come detto sopra la dimensione dell'insediamento ex Montecatini e la decisa infrastrutturazione del paesaggio di riferimento pongono l'intero complesso fuori scala rispetto agli insediamenti produttivi in genere. Tuttavia la presenza a Rovereto del maggiore comparto industriale della Provincia, la consistente previsione insediativa sulla limitrofa zona di località Casotte e soprattutto la diretta relazione dell'area dismessa con le principali vie di comunicazione che attraversano il Trentino, fanno dell'area ex Montecatini un potenziale polo strategico. Pertanto, in via prioritaria, va perseguita l'opportunità di recuperare il complesso ai fini produttivi o di riconvertirlo come luogo di servizi, di ricerca e di supporto all'industria e più in generale all'attività economica integrandolo nella rete delle infrastrutture e nel sistema delle aree urbane. Ciò significa mettere in primo piano la responsabilità di azioni sinergiche da parte di istituzioni, imprese, cittadini ed implica un salto qualitativo sia nella programmazione dell'assetto territoriale che nel confronto fra i diversi attori pubblici e privati coinvolti, al fine di garantire uno sviluppo economico e sociale coerente con la razionalizzazione dell'attuale sistema insediativo e con la prospettiva del lungo periodo.

Roberto Pinter
Assessore all'Urbanistica della Provincia Autonoma di Trento

 
Documentazione