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Territori abbandonati e pianificazione urbana
Istituto Nazionale di Urbanistica - Sezione Trentino
Il dibattito di questi giorni sul riuso del complesso ex Montecatini
di Mori sottolinea la presenza, anche in ambito provinciale, della questione
della dismissione degli insediamenti industriali che in Europa, dopo
una serie di importanti interventi di trasformazione avviati già
negli anni ottanta, assume il significato di un nuovo modo di attuare
la pianificazione urbana e territoriale.
La cessazione delle tradizionali attività di produzione, l'ammodernamento
di servizi e infrastrutture mettono in discussione l'impianto della
città industriale, richiedendo un diverso approccio nella pianificazione
urbana e territoriale, capace di definire un disegno strategico di cambiamento.
Il piano per la deindustrializzazione del bacino della Ruhr, dove sette
città si sono confederate con l'obiettivo di ricostruire il paesaggio
e di recuperare per nuove attività insediative e culturali le
aree devastate dall'attività estrattiva; il piano di riconversione
approntato dall'Iri per le aree siderurgiche di Genova, Taranto e Bagnoli;
il riuso di aree più tradizionalmente urbane come i Docklands di Londra,
il quartiere Bicocca Pirelli di Milano, il Lingotto di Torino: questi
casi esemplificano come la questione delle aree dismesse rappresenti
un'occasione storica di intervento concreto sulla città costruita
e sul suo territorio.
Nel 1990, scrivendo sul numero della rivista "Rassegna" interamente
dedicato ai "territori abbandonati", Vittorio Gregotti sottolineava
come il recupero degli insediamenti industriali dismessi metta in gioco
quantità decisive per la trasformazione della città, segnando
allo stesso tempo la stabilità nello sviluppo fisico: la riqualificazione
della città costruita rivela una "nuova attenzione all'ambiente
in termini non solo ecologici ma soprattutto morfologici e, in generale,
ai valori dell'esistente. Il piano invece che muoversi in termini di
espansione viene in questo modo a puntare a un'integrazione fra le parti
che già segnano la città e in generale il territorio,
non ponendo attenzione ai soli oggetti del costruito ma alle relazioni
fra essi, alle scale dimensionali, alle gerarchie fra le parti.
Se il risultato di questo approccio deve essere un'idea di progetto
che si misura con il contesto storico e geografico nei suoi elementi
strutturali, vale la pena ritornare sugli interventi di rinnovamento
che hanno interessato la zona mineraria della Ruhr.
Individuati una serie di aspetti -il paesaggio urbano costituito da
centri ben collegati e accessibili, il complesso sistema di infrastrutture
(canali, tracciati ferroviari, centrali elettriche, depositi) legato
alle esigenze delle attività estrattive, la presenza di nuove
e diversificate attività produttive, la spontanea fruizione dei
canali per attività culturali o di svago- come gli elementi dominanti
del quadro regionale, il progetto di sviluppo si è orientato alla loro
ridefinizione e integrazione per ricomporre un'idea di territorio fondata
sull'esistente e condivisa dagli abitanti. La trasformazione dell'area
dismessa in un parco regionale ha significato la ricostruzione del paesaggio
attraverso l'intreccio di spazi e funzioni diverse: da una parte il
miglioramento ecologico dei canali, la sistemazione dei sentieri percorribili
a piedi o in bicicletta, la tutela dei terreni inedificati, la conservazione
dei fabbricati industriali o delle infrastrutture assunte a simbolo
dell'identità storica e culturale della regione hanno fornito
nuove prospettive per il tempo libero nonchè opportunità culturali
e sociali, dall'altra il recupero dei manufatti dismessi come ambienti
di lavoro per moderne imprese e la creazione di un sistema di collegamenti
fra questi rinnovati insediamenti e i centri urbani limitrofi hanno
risposto all'esigenza di costituire una nuova dimensione urbana, una
rete di luoghi che presentando differenti caratteristiche consentono
anche una pluralità di offerte.
Perché di fronte al complesso ex Montecatini di Mori vale la
pena di richiamare così diffusamente il caso della Ruhr? Quel
"corpo morto", così come recentemente è stato definito,
adagiato lungo la sponda del fiume Adige, rappresenta per dimensione
e articolazione dei manufatti edilizi, interrelazione fra volumi, opere
idrauliche ed elementi infrastrutturali un episodio unico non solo nella
storia dell'industria trentina ma nello stesso paesaggio locale. La
decisa infrastrutturazione del contesto, la diretta relazione con le
principali vie di comunicazione che attraversano il Trentino, la vicinanza
al maggiore comparto industriale della Provincia costituito dalle zone
produttive di Rovereto e dai futuri insediamenti di località
Casotte, fanno della ex Montecatini un'area strategica per i piani di
sviluppo provinciale. La stretta relazione con l'ambiente del fiume
e in generale con il paesaggio aperto, il riconoscimento delle precise
regole insediative che hanno ordinato non solo l'insediamento l'edificazione
originaria, ma anche le successive e continue trasformazioni dettate
dalle innovazioni tecnologiche, la consapevolezza della storia e degli
strati visibili dello sviluppo dei luoghi che porta ad ascrivere l'intero
complesso fra i monumenti dell'archeologia industriale e a identificarlo
con un simbolo della memoria sociale e culturale della Vallagarina,
impongono un salto qualitativo nella programmazione dell'assetto territoriale
al fine di un coerente piano di riconversione.
Nel 1998 il concorso promosso da Tecnofin Strutture d'intesa con Provincia
Autonoma di Trento, Comune di Mori e Comune di Rovereto, sottolineando
la valenza territoriale del complesso produttivo e la sua "posizione
strategica" rispetto all'asta dell'Adige e alla viabilità
nord-sud, ha orientato ogni proposta di recupero verso una destinazione
mista (produttivo e servizi). E' allora il caso di ripartire dagli esiti
mancati di quel concorso, evitando soluzioni parziali o isolate che
determinerebbero la compromissione degli elementi del quadro, ma muovendosi
invece attraverso strumenti di pianificazione finalizzati alla riqualificazione
di aree vaste nonché associati a forti contenuti di indirizzo
per la programmazione provinciale. In questa occasione, che può
rivelarsi straordinaria per la ridefinizione degli assetti territoriali
e per l'integrazione della rete di servizi e infrastrutture, fondamentale
appare l'adozione di nuovi metodi operativi e istituzionali nonché
la ricerca di sinergie e forme di collaborazione fra enti pubblici e
forze economiche.
Il progetto di riforma urbanistica e di revisione del piano urbanistico
provinciale, avviato dalla Giunta Provinciale, si configura come banco
di prova per rinnovare le modalità di attuazione della pianificazione
territoriale. Una serie di strumenti innovativi come i prusst, specificamente
destinati al recupero di aree dismesse e alla previsione di sistemi
insediativi integrati, oppure il patto territoriale da intendersi come
programma di sviluppo promosso e condiviso nell'ambito locale, ad esempio
la Vallagarina, si pongono già come sedi per verificare linee
di azione e decisioni. Se i finanziamenti non mancano è di questi giorni
l'appello del Presidente Ciampi ad utilizzare i fondi che la Comunità
Europea stanzia per progetti strategici, ciò che va definita è un'idea
di sviluppo che metta a valore la propria storia, i processi insediativi
in atto e le esigenze future.
Elementi per una discussione sulla ex Montecatini e sui "territori
abbandonati" che segnano la Provincia sono qui solo abbozzati.
Un deciso contributo importante può risultare dal convegno "La
città e il fiume. La costruzione di un nuovo paesaggio urbano",
promosso da Iniziative Urbane, che si terrà a Trento i prossimi
1-2 dicembre mettendo a confronto le ipotesi di riurbanizzazione dell'area
Michelin con alcune delle esperienze europee più stimolanti. Ma anche
questo deve essere colto come un passo verso una prospettiva di governo
di qualità del territorio.
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