|
Il caso Alumetal
Italia Nostra Sezione di Trento
Novembre 2000
Premessa
E' ormai accertato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che
in una società moderna, complessa e frammentata, le politiche
pubbliche si dimostrano inefficaci quando non riescono ad organizzare
attorno ad un determinato problema la cooperazione di tutti i soggetti
coinvolti.
Infatti, molti di questi soggetti non sono più disposti ad accettare
passivamente le determinazioni su questioni nelle quali riconoscono
un proprio rilevante interesse, ed hanno imparato ad esercitare sui
decisori pressioni sufficienti a congelare o annullare qualsiasi deliberazione,
anche se formalmente inappuntabile e cogente.
Di fronte a questa difficoltà sono possibili due strategie: il
decisionismo o la partecipazione. Accantonando per un attimo gli aspetti
etici del dilemma, ci si potrebbe limitare ad una comparazione dell'efficienza:
i problemi si risolvono prima ed in modo più soddisfacente escludendo
od includendo nel processo decisionale tutti i possibili "disturbatori"?
Nel Trentino prevale normalmente un approccio del primo tipo, come nel
classico caso dei PRG secretati. Ma anche il caso Alumetal, a ben guardare,
appartiene allo stesso filone, e l'epilogo della vicenda dovrebbe indurre
a qualche seria riflessione sull'efficacia del sistema.
Un concorso velleitario
Si potrebbe pensare che il concorso d'idee sia un'ottima soluzione per
stimolare la partecipazione, rendere pubblico e trasparente il processo
decisionale. Ed è senz'altro vero se si rispettano alcune condizioni.
La prima è che siano identificati tutti i soggetti coinvolti
o potenzialmente interessati. La seconda è che sia definito insieme
ad essi qual è il problema cui il concorso d'idee deve trovare
soluzione.
Senza queste indispensabili premesse, un concorso d'idee è solo
un modo per delegare ad altri una decisione che non si sa o non si vuole
prendere: un puro azzardo, una fuga in avanti destinata, il più
delle volte, a disperdersi nel nulla. Il caso Alumetal lo dimostra.
Il Bando di concorso forniva solo vaghe indicazioni ai partecipanti
(per altro disattese dalla giuria), nella convinzione che sarebbe stato
sufficiente scegliere la migliore tra le proposte pervenute. Ma come
si fa a individuare la migliore proposta se non si hanno già
in mente dei criteri di valutazione? E nella mente di chi? Di una giuria
"tecnica" super partes?
Un problema come la riconversione di un insediamento industriale da
400 mila metri cubi non può essere affrontato senza avere prima interpellato
e quindi riunito attorno ad un tavolo i sindaci dei comuni coinvolti,
le associazioni delle categorie economiche interessate, gli investitori
potenzialmente disponibili, le competenze tecniche, le associazioni
culturali, le rappresentanze sociali. Oltre, naturalmente, alla proprietà
e alla PAT.
Solo quando questi soggetti avranno trovato un accordo su un'ipotesi
precisa o su una linea di azione, si può procedere. Ci vuole qualche
mese, ma non è tempo sprecato, poiché è il solo
mezzo per evitare quanto si è verificato il giorno dopo la proclamazione
del risultato del concorso.
Il verdetto della giuria ha fatto emergere immediatamente, in modo lampante,
il disaccordo generale. Si è così appreso che i comuni del Baldo
volevano qualcosa che fosse di sostegno al turismo, quello di Rovereto
è convinto che la vocazione della Vallagarina sia l'alta tecnologia,
i sindacati contestano l'ubicazione ecc.
La stampa locale ha sintetizzato così la situazione che si è
creata: "Fino ad oggi, la valutazione della speciale commissione che
ha premiato come idea migliore la trasformazione dell'ex Alumetal in
un centro di rottamazione ha raccolto solo critiche e perplessità."
Si è detto che almeno il concorso è comunque servito a
mettere in moto le idee, a creare un dibattito. Certo, ha creato le
reazioni, prevedibili, di ogni portatore d'interessi. Ma non ne è
seguito alcun reale coinvolgimento. Al contrario, ci si è nuovamente
illusi di poter "tagliare la testa al toro" con un supplemento di concorso:
una seconda fase, non prevista, alla quale sono stati invitati tutti
i concorrenti, purché allegassero una fideiussione proporzionata
al costo delle opere previste (qualche decina di miliardi). Come dire
: si faccia avanti l'architetto o l'ingegnere dietro al quale si nasconde
un vero finanziatore, occulto o palese.
Come dire: qualunque progetto va bene, purché ci sia qualcuno
che lo paga. Tanto valeva mettere l'ex Alumetal all'asta.
Il risultato, straordinario ma non sorprendente, è che la seconda
fase del concorso è andata deserta. Per la prima volta da quando
esistono i concorsi di progettazione, nessuno si è presentato,
come succede talvolta, appunto, alle aste basate su stime irrealistiche.
Bilancio finale: si sono persi oltre due anni, le risorse investite
nel concorso ed il lavoro di una trentina di progettisti.
Un complesso industriale da recuperare
Mentre il problema del recupero dell'ex Alumetal è sempre al
punto di partenza si sta profilando una battaglia di campanile, tra
Trento e Rovereto, per l'aggiudicazione di un non ben precisato polo
tecnologico.
Questa contesa per il possesso della palma della modernità e
dell'innovazione sembra condotta a prescindere da qualsiasi valutazione
delle caratteristiche degli immobili e dei luoghi, delle opportunità
e delle convenienze. Sembra inoltre irrilevante che si tratti di un
carrozzone pubblico o di un'impresa privata, che divori risorse o produca
redditi, purché sia tecnologicamente avanzato.
E' stata avanzata la candidatura di Mori, motivata da una sorta di "riequilibrio"
tra le dotazioni delle due città. In relazione a questa ipotesi,
non si può non rilevare la sproporzione tra la modesta domanda di spazi
prodotta dalle piccole imprese ad alta tecnologia e l'enorme offerta
di superfici che l'ex Alumetal mette a disposizione. Non si capisce
inoltre in che modo attività così specializzate possano drenare
i flussi passanti sulla vicina autostrada.
Ma soprattutto, sembrerebbe giunto il momento di cambiar metodo, abbandonando
le contrapposizioni, le prove di forza, le rivendicazioni, gli assalti
alla diligenza che hanno fin qui deciso, più nel male che nel
bene, le politiche insediative in Trentino. Visto l'esito prodotto dai
sistemi tradizionali, perché non sperimentare a Mori un approccio
diverso, un percorso di tipo partecipativo?
|