A piedi a scuola in città più sicure
Il problematico rapporto fra i bambini e lo spazio pubblico urbano contemporaneo. Una città nella quale si vedono i bambini per strada è una città sicura, viva e più serena anche per tutti gli altri abitanti.di Silvia Alba, Fabrizio Andreis e Silvia Ferrin
"Nikolaj è un bambino moldavo di 6 anni, vive in una piccola città italiana e si prepara a frequentare il primo anno della locale scuola elementare. Qualche giorno prima dell'inizio delle lezioni la madre incontra la futura maestra di Nikolaj per avvertirla che il bambino tornerà sempre a casa da solo perché sia lei che il papà sono impegnati con il lavoro ma anche perché si fidano di loro figlio. Finite le lezioni del primo giorno di scuola Nicolaj saluta i compagni e si incammina da solo verso casa, non abita lontano e la giornata è bella. Nemmeno il tempo di uscire dal cortile scolastico che una mamma lo nota e lo riporta indietro dalla maestra. "l'ho incontrato che voleva incamminarsi da solo verso casa e ho pensato di riportarlo indietro" dice alla maestra che a sua volta tenta di spiegarle invano la situazione. La mamma non capisce o meglio non riesce a concepire come un bambino così piccolo, di soli 6 anni, possa raggiungere da solo il fondo del viale. È vero che c'è un bel marciapiede e che l'incrocio in fondo è sicuro, però, lei ne è convinta, il bambino è troppo piccolo... Nicolaj incomincia a spazientirsi, vuole andare a casa dalla sua mamma, poi aveva in mente di fermarsi un attimo davanti alla vetrina del negozio di animali, che è sulla strada.Nicolaj riparte. Subito fuori dalla scuola incontra la maestra Giuliana, che insegna nella sua stessa scuola, nelle classi più anziane, che gli chiede un sacco di cose, intimorendolo: Cosa fa in giro da solo a quest'ora?, Dov'è la sua mamma o il suo papà?, Chi è la sua maestra?, Che classe frequenta? Dove abita?.... Ovviamente lo riporta indietro dalla sua maestra che per fortuna era ancora a scuola perché doveva sbrigare alcune pratiche. Risolto anche questo contrattempo Nicolaj finalmente riparte verso casa.
In fondo al viale, però, viene fermato da un Vigile urbano, addetto al controllo dell'incrocio, che dopo averlo interrogato lo riporta a scuola. Nicolaj esausto incomincia a piangere: vuole andare a casa dalla sua mamma!

Questa breve storia di ordinaria non-autonomia racconta una situazione diffusa in Italia, dalla grande città fino al piccolo paesino. Mette in luce, secondo noi, alcuni elementi utili a inquadrare il rapporto fra i bambini e lo spazio pubblico urbano contemporaneo: il percorso casa-scuola, il rapporto fra il bambino e la strada, i tempi della città, il rapporto fra la scuola e la comunità, la percezione del pericolo da parte dell'adulto in generale e del genitore in particolare, quella/e dei bambini, ...
Esiste una vasta letteratura che dalla psicologia all'antropologia, dalla pedagogia all'architettura, dall'urbanistica alla sociologia, si occupa del rapporto tra spazio costruito e abitanti, tra percezione e vissuto quotidiano, e il nostro obiettivo non è affrontare queste tematiche da un punto di vista teorico, quanto piuttosto di fare alcune riflessioni sul nostro lavoro con i bambini di questo territorio nell'ambito del progetto "A Piedi Sicuri" da casa a scuola.
L'attività proposta dal progetto è un processo inclusivo che, applicando modalità codificate nei progetti di Agenda 21 locale, vuole favorire già nel breve termine l'autonomia del bambino nel percorso casa - scuola. Si rivolge principalmente ai bambini delle scuole primarie, e quindi coinvolge anche le famiglie, gli insegnanti, l'associazionismo, le attività economiche, le amministrazioni comunali e quella provinciale.

Ma per far cosa? Innanzitutto per permettere ai bambini di raggiungere la scuola da soli, senza l'accompagnamento di un adulto e soprattutto senza utilizzare l'automobile, e, nel lungo periodo, per stimolare le Amministrazioni pubbliche locali a dar forma alle trasformazioni dello spazio urbano tenendo conto delle esigenze di autonomia e sicurezza
dei bambini per migliorare la vivibilità di tutti. Siamo profondamente convinti che una città nella quale si vedono i bambini per strada è una città sicura, viva, democratica e più serena anche per gli altri abitanti.
Le azioni messe in atto, semplici se prese singolarmente, creano dinamiche complesse se considerate nelle relazioni reciproche e in una prospettiva temporale di medio e lungo periodo. In una prima fase, occorre monitorare la situazione di partenza capendo la percezione dei genitori, quella dei bambini e dei diversi attori che a vario titolo si occupano di bambini e della gestione della città (dirigenti scolastici, insegnanti, associazionismo locale, politici, servizi tecnici, addetti alla sicurezza stradale,...) rispetto alla sicurezza e qualità dei percorsi che conducono a scuola.
Nella fase successiva queste informazioni diventano lo sfondo sul quale si predispone uno schema operativo per permettere ai bambini di muoversi in modo sostenibile e possibilmente autonomo: individuazione dei percorsi "sicuri", degli spazi di sosta per i genitori "automobilisti", microinterventi infrastrutturali, ecc. Poi, si sperimenta per un certo periodo questo insieme di azioni e si confrontano i risultati con la situazione iniziale.
Accanto a queste azioni sono state organizzate alcune iniziative di sensibilizzazione a sostegno: dalle feste di quartiere ai cortei di bambini, dai piedibus alle feste ecologiche, dalle esposizioni pubbliche all'organizzazione di consigli comunali allargati anche ai bambini. Sono ormai una trentina le scuole che in Trentino hanno partecipato al progetto, in molte è diventato una prassi quotidiana che si applica dal primo all'ultimo giorno di scuola con risultati che sono generalmente positivi, a dimostrare come sia possibile invertire tendenze e abitudini consolidate, in primo luogo quella dell'utilizzo del mezzo privato per accompagnare il proprio figlio a scuola.
Nel PDF scaricabile sono riportati alcuni risultati dei questionari rivolti alle famiglie e alcune riflessioni sui disegni dei bambini. A conclusione una breve lettura del rapporto dei bambini con lo spazio pubblico della strada intesa come luogo dei diritti negati.
Altre informazioni sul sito del gruppo Palomar

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