Parco Nazionale dello Stelvio: una governance incerta

A distanza di 10 mesi il passaggio dalla gestione unitaria a una suddivisione delle competenze amministrative tra gli enti locali del Parco Nazionale dello Stelvio non è ancora operativo. C'è da chiedersi quali siano stati gli effetti concreti di quella decisione e, soprattutto, se il Parco dello Stelvio sopravviverà a se stesso e in che modo.

Pasquale Mormile

 

Il 22 dicembre 2010 il Consiglio dei Ministri ratificava la norma di attuazione che disciplina la nuova governance del Parco Nazionale dello Stelvio, e cioè il passaggio da una gestione unitaria a una suddivisione delle competenze amministrative tra gli enti locali che condividono i confini territoriali del Parco: le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia. La decisione seguiva quella presa dalla Commissione dei Dodici il 30 novembre 2010, quando approvava una norma di attuazione che poneva termine al Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio, istituito il 26 novembre 1993. Il più soddisfatto, Luis Durnwalder, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, sottolineava nell'occasione gli aspetti economici dell'accordo: «Abbiamo anche confermato che i finanziamenti necessari per l'attività del Parco verranno assicurati con il ricorso al fondo di 100 milioni di euro messi a disposizione dalla Provincia nel quadro dell'Accordo di Milano in materia di competenze delegate». Tali risorse, nelle intenzioni di Durnwalder, dovrebbero  essere utili a un riassetto che garantisca il funzionamento del Parco anche attraverso il coordinamento e l'intesa tra i diversi soggetti coinvolti.

Nella giornata che ha preceduto l'accordo di Roma, un appello per il mantenimento dell'assetto unitario del Parco Nazionale dello Stelvio, firmato da diverse e autorevoli organizzazioni di protezione ambientale – Club Alpino Italiano, FAI, Legambiente, Italia Nostra per citarne alcune – è stato posto all'attenzione della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell'Ambiente, del Ministero per gli Affari regionali e dei presidenti delle amministrazioni coinvolte. In questo appello si criticava la modalità top-down del processo di riforma della governance del Parco Nazionale dello Stelvio, pur «consapevoli del fatto che la vita amministrativa del Parco è stata assai difficoltosa e complicata negli ultimi decenni, e che occorra pensare ed attuare importanti riforme nell'ente per renderne l'attività più efficace ed incisiva.». Tuttavia, il rischio di una trattativa “chiusa”, decisa ad un tavolo dove siedono soltanto il Presidente del Consiglio, i ministeri competenti – Ambiente e Affari regionali – e i presidenti dei governi locali, è che non vengano tutelati gli interessi reali delle comunità coinvolte nella vita del parco rendendo più conflittuale e complessa, e quindi costosa, la sua gestione. Appello evidentemente non considerato visto che il giorno seguente è stato ratificata la norma di attuazione che disciplina il nuovo assetto amministrativo del Parco nazionale dello Stelvio che appunto suddivide tra Bolzano, Trento e Lombardia le riguardanti competenze gestionali.

Storia conclusa? Neanche per sogno. Considerata la scarsa attenzione che i decisori politici hanno rivolto all'appello per la salvaguardia dell'unitarietà del Parco Nazionale dello Stelvio sottoscritto dalle organizzazioni ambientaliste, queste ultime hanno pensato bene di scriverne un altro indirizzato questa volta però a Giorgio Napolitano che non solo si è rifiutato di controfirmare l'atto governativo che sanciva la compartimentazione amministrativa del parco, ma ha preteso la redazione di un gentlemen agreement, ovvero un documento firmato dai tre presidenti che confermi l'impegno di tutti affinchè si preservi l'unitarietà del parco come confermato dallo stesso Michl Laimer, assessore altoatesino con competenze in materie di ambiente, natura e paesaggio. Ma questo impegno formale non è stato ancora sottoscritto da nessuno, e chissà se mai lo sarà.

A questo punto, considerato che la già citata nuova norma di attuazione dello statuto d'autonomia è ferma sul tavolo del Capo dello Stato e che nel frattempo il governo ha, da una parte, comunque attuato i tagli di bilancio decisi e, dall'altra, non ha ancora provveduto al rinnovo delle nomine della “vecchia” governance del Parco, ovvero gli organi di gestione del Consorzio e i tre settori in cui si articola il Parco stesso, si può sancire un'effettiva e sostanziale fase di stallo.

Per discutere di questa situazione di paralisi, sabato 8 ottobre 2011 le sezioni di Trento e di Bolzano di Italia Nostra hanno deciso di organizzare una tavola rotonda a Cogolo di Pejo, Val di Sole, per dar vita a un confronto che coinvolgesse gli amministratori pubblici, i dirigenti del settore, i funzionari e gli operatori del Parco, le forze politiche, le associazioni, altri portatori di interessi collettivi e ovviamente la cittadinanza (tra i quali Alberto Pacher, Assessore all’Ambiente della Provincia Autonoma di Trento, Mario Malossini e Roberto Pinter, membri della Commissione dei Dodici, Luigi Casanova, vicepresidente di CIPRA Italia, Ciro Berdini, vicepresidente della sezione della Valle Camonica di Italia Nostra, Rossana Bettinelli, di Italia Nostra).
Significative le assenze. Non era infatti presente alcuna rappresentanza istituzionale del Consorzio del Parco Nazionale dello Stelvio, né il sindaco di Peio ed ex-presidente del comitato di gestione del settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio, Angelo Dalpez, né il presidente della Comunità della Val di Sole, Alessio Migazzi.

Passato un anno, c'è da chiedersi quali siano stati gli effetti concreti di quella decisione e soprattutto se il Parco Nazionale dello Stelvio sopravviverà oppure se si sta temporeggiando affinchè si accetti questa sua nuova gestione “federalista”, magari per poter, in un ipotetico futuro, chiedere l'abrogazione dello Statuto del Parco Nazionale dello Stelvio e quindi dar vita a tre distinti parchi naturali, confinanti ma indipendenti e autonomi. Non si spiega altrimenti la mancata volontà di sottoscrivere l'impegno richiesto da Napolitano sulla salvaguardia dell'unitarietà del Parco. Alternative? Forse riprendere in mano il progetto di realizzare un grande Parco europeo delle Alpi Centrali che unisse quattro parchi naturali tra loro confinanti, ovvero l'Adamello-Brenta, l'Adamello, lo Stelvio, e quello dell'Engadina, in Svizzera, sostenuto anche da Alex Langer che nell'aprile del 1995 organizzò una cerimonia di consegna all'allora Presidente del Parlamento Europeo a Strasburgo, Klaus Hentsch, delle firme raccolte per sostenere questo progetto da parte di un gruppo di cittadini e di associazioni. Forse è una proposta troppo impegnativa che richiede grandi sforzi di organizzazione e di mediazione. Tuttavia, il momento attuale dove, da una parte, non esiste una governance del Parco dello Stelvio pienamente legittimata e, dall'altra, si rischia di subire passivamente ulteriori tagli al bilancio della gestione del Parco non è sostenibile a lungo e una decisione, possibilmente meglio socializzata con i vari attori sul territorio del Parco in modo da evitare ulteriori fasi di blocco, deve essere presa. 

 

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