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  Bolzano, città tra le montagne
di Fulvio Forrer
Tratto da una relazione dello stesso autore al workshop “Urbanistica a Bolzano”, Bolzano, 5 marzo 2004
     
         
 

Bolzano BZ-TN-VR

     
         
         
 

Bolzano è un aggregato urbano dai caratteri differenti rispetto a quelli delle altre città italiane o tedesche, profondamente condizionata dalla sua orografia, condizionata da fattori climatici, dagli spazi limitati e orientati. Una città condizionata dai limiti fisici. Ma Bolzano è anche il frutto di un progetto politico, etnico e culturale che l’ha profondamente segnata negli ultimi cento anni di storia. In altre parole, Bolzano è una città con confini culturali potenti quanto quelli fisici. Pensare al futuro di Bolzano significa quindi assumere tali connotati come fondanti, inserendoli in un nuovo progetto che assuma i limiti come fattore ispiratore del futuro: la nuova risorsa.

     
         
         
 

Guardare Bolzano nel cielo alpino. Un osservatore esterno come me non può che avere un approccio distante, quasi sommario e generale, quindi il cielo aiuta a esprimere questa visione.
Mi avvalgo di due immagini da satellite, quella che rappresenta la visione notturna dell’Europa con le luminosità presenti nelle diverse aree, in cui spicca una certa definizione dello spazio alpino (buio) circondato da masse luminose che testimoniano la concentrazione di attività umane e la loro diffusione sul territorio, e una seconda immagine che individua la risposta termica della superficie terrestre considerata. Lo sguardo viene concentrato confrontando tra loro realtà che hanno condizioni similari: l’orografia, il contesto culturale, il ruolo di capoluogo, la dimensione demografica da città.

Spazio buio

 

Le luci della notte - l’immagine a infrarossi

  • Innsbruck (circa 115 mila ab.) il più grande nucleo di luce nella regione alpino-tirolese a prefigurare le grandi concentrazioni insediative dell’Europa centrale. Distesa a lente da ovest verso est, sembra slabbrare la sua definizione a oriente in un immagine complessiva di compattezza.
    Innsbruck
  • Bolzano-Bozen (95 mila ab.) nucleo compatto di piccole dimensioni posto al centro di un medio buio dalla forma originale. Macchia, in un confluire di valli, addossata alla montagna per non invadere la campagna.
    Bolzano
  • Trento (105.000 ab.) macchia informe di grandi dimensioni ad annunciare aspirazioni di grandezza. Disseminazione continua a riempimento di una valle su di una grande superficie, modello tra il dispersivo e l’estensivo.
    Trento
  • Belluno (35 mila ab.), irriconoscibile, in un cordone ombelicale continuo e indefinito. Nucleo compatto a origine di un sistema lineare sviluppato in una conca che da essa trae origine.
    Belluno

Le quattro immagini testimoniano una Bolzano, tra le città alpine della “nostra” area vasta, attenta al risparmio di una delle più importanti risorse per l’urbanistica: la disponibilità di suolo. A fronte dei limiti di cui sopra, il modello di sfruttamento del territorio risulta quindi assai virtuoso: un esempio che è di per se una risorsa, una risorsa rara.

     
         
 

I fiumi e il sistema del verde. Calando l’osservazione a quote meno, alte il reticolo dei fiumi che solcano la città, ma soprattutto la loro dimensione e gli spazi di pertinenza, emergono con forza a caratterizzare l’organizzazione urbana. Poche città hanno una dotazione così diffusa del verde e una collocazione dello stesso così nevralgica. E se poi consideriamo la modesta dimensione urbana complessiva e il contesto naturale che circonda la città il giudizio che il viaggiatore coglie di Bolzano è di una realtà fortunata. Questo stupendo patrimonio va lasciato alle future generazioni con l’impegno di valorizzarlo, come si è fatto fino ad ora, ma soprattutto di estenderlo nella caratterizzazione della “città che cresce nei piccoli spazi, che cresce su se stessa”.

     
         
 

La Bolzano che si è rifatta su se stessa. “Planando in un galoppo alato ove gorgoglia il tempo” (BMS) spicca un tessuto urbano con pochi vuoti, caratterizzato da margini di insediamento ben definiti, isolati, o parti di città, con morfologia differente: il brano urbano compatto, gli isolati ottocenteschi, i lotti a torre, quelli a corte, ecc. in una struttura urbana a maglie di differente dimensione. Ma soprattutto l’occhio si ferma su quelle parti che stupiscono l’osservatore per qualità e coerenza: «ma come può essere che in una città di modeste dimensione ci sono così tante cose interessanti: il centro storico, il viale della stazione, piazza della Vittoria, le case popolari di via Torino, i quartieri ex semirurali, le torri di viale Europa, le aree insediate verso il verde urbano». Lavorare su se stessi, come si è fatto a Bolzano, è a questo punto una virtù, espandersi lascia in disuso le parti obsolete colonizzando brani di territorio utili per altri scopo. Rinnovarsi e riutilizzare, evitando però la ripetitività della omologazione, è anche risparmiare suolo a favore di una nuova qualità, quella che non c’è ancora nella città esistente. Non si può dimenticare però che lavorare su se stessi ha voluto dire anche abbattere ponte Druso per eliminarne i segni simbolici della sua origine, fintanto a perdersi nella interminabile discussione sugli emblemi della città fascista.

     
         
 

“Si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è più tale. La nostra memoria è la nostra stessa coerenza, il nostro sentimento, persino il nostro l’agire. Senza di essa non siamo più nulla. Non ci resta che aspettare l’amnesia finale, quella che può cancellare una vita intera come fu per mia madre” (Luis Buñuel)

     
         
 

La Bolzano che non funziona. Quasi tutte le città italiane sono degradate da condizioni della mobilità inefficienti, anche Bolzano soffre di troppe auto, di traffico che deteriora le condizioni di vita e, calandosi nelle vie e negli spazi cittadini, ci si scontra con la trasfigurazione urbana. L’assenza, la carenza, la rarefazione di infrastrutture urbane e di offerta di mobilità impongono soluzioni che hanno risposte a vari livelli di collaborazione, ciò può elevare il ruolo di Bolzano a “capoluogo” della regione delle relazioni spaziali. I collegamenti internazionali ipotecano le scelte locali, le potenzialità, ad esempio di una “S” bahn regionale, sono una risposta a delle aspettative in cui le differenti scale problematiche sfuggono dai confini amministrativi così come la viabilità principale o un modello di tranquillizzazione concertato con le realtà vicine. È fondamentale distinguere il livello delle dotazioni spaziali (infrastrutture) da quello della loro regolamentazione (calming). Il progetto della Bolzano del futuro deve partire dall’affrontare questo tema in quanto fattore condizionante la qualità urbana nel suo insieme, ma soprattutto in quanto fattore di impegno per il miglioramento del pianeta e carta vincente nella logica delle “buone pratiche”.

     
         
  Riforma normativa e speranze di miglioramento. La futura legge quadro nazionale potrà forse aggiornare il gap esistente tra gli elementi fondanti l’ordinamento urbanistico, ancorato ai principi ispiratori degli anni ’40, e la realtà del terzo millennio.
Il nuovo pacchetto normativo non appare in ogni caso capace di apportare significative innovazioni nelle finalità della buona gestione del territorio (utilizzo parsimonioso del bene suolo), negli obiettivi specifici (sostenibilità ed equità), negli strumenti attuativi (il piano operativo non è il piano di attuazione) nei rapporti con i vari strumenti di programmazione del territorio (tra programmazione economica o mobilità e usi del territorio) e tra i livelli istituzionali (un nuovo centralismo regionale).
Il modo e il contesto in cui nasce questa legge quadro, sicuramente auspicata, non porterà certamente all’esperienza locale motivi di innovazione se non quelli già in parte possibili con l’Ordinamento provinciale esistente, accompagnato da una autentica e serena voglia di innovare e sperimentare. Nulla vieta di sperimentare la pianificazione strategica ed è già possibile introdurre nell’ordinamento provinciale una differente strumentazione. Si spera che la nuova legge riesca a colmare alcuni dei vuoti esistenti per rilanciare un dibattito che in realtà vede minate nella sostanza le stesse motivazioni della programmazione urbanistica (vedi il condono, il terzo).
La disciplina d’uso del territorio è in Südtirolo assai più evoluta di quella nazionale, in quanto conta su di una precisa conoscenza dei tanti aspetti che compongono l’analisi territoriale, fino a poter contare su di un sistema pubblico decisamente più capace e affidabile che altrove. Ovviamente il problema non è quello di essere i primi della classe, ma di rendersi conto che il quadro nazionale ci vede fuori scala, a livello nazionale la programmazione c’è solo per gli aspetti più meramente edilizi con pesanti carenze sul fronte della gestione delle risorse territoriali. Quindi non mi aspetto ricadute per noi significative all’evoluzione del quadro normativo nazionale, e nella migliore delle ipotesi voglio auspicare un po’ di chiarimenti e di certezze in più in una materia che ormai è preda delle controversie giudiziarie.
Ciò pone su di noi la responsabilità per una iniziativa lungimirante e costruttiva a partire dal Piano Regolatore (strumento di democrazia e progetto per la comunità intera) fino ad interessare la Riforma dell’Ordinamento provinciale mantenendo a noi l’etica ed il protagonismo personale della militanza culturale e professionale.