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2) Sintesi critica
Dallo studio emerge una città stratificata dal punto di vista urbanistico e ambientale, in equilibrio precario tra la qualità di una periferia alpina, ricca in termini naturali, economici e sociali, e i problemi irrisolti dell'urbanizzazione moderna, insomma una città che ancora non ha saputo trovare uno slancio innovativo, appunto: stiamo con le Alpi in una dimensione europea o stiamo con il vecchio modello del Nord-Est (oggi in corso di riedizione ecologista)?
Il traffico già congestionato aumenta costantemente mentre i parcheggi diventano un problema, il 50% degli spostamenti sono privati e motorizzati, polveri sottili e ozono sono in crescita e difficili da tenere entro i limiti, la rumorosità delle strade supera nel 50% dei casi studiati i livelli previsti, i rifiuti sono una questione conflittuale da gestire (anche se qui la produzione è in calo costante da qualche anno con la raccolta differenziata che invece cresce), la popolazione invecchia e aumenta, aumenta anche il rapporto tra cittadini attivi e inattivi, aumentando gli stranieri immigrati (circa il 3% della popolazione) si profilano conflittualità sociali latenti, l'occupazione di territorio per edilizia e zone produttive aumenta mentre si perdono costantemente i terreni agricoli.
La qualità della rete idrografica minore è scadente, con inquinamenti e bassa qualità biologica e una forte artificializzazione.
La città ha la fortuna però di essere collocata in un ambiente ricco di acque, foreste, zone umide e biodiversità, è una città ricca di ambienti diversi, di zone “ecotonali” (cioè di passaggio, confine tra un ambiente e un altro), attraversata da un grande fiume tutto sommato non troppo inquinato, che conserva ampie fasce di vegetazione e fauna ripariale.
Emerge una città che presenta anche qualche rassicurante elemento di eccezionale bellezza e caratterizzazione (per esempio: il Monte Bondone con la torbiera delle Viote e prati, sentieri, boschi, oppure l'altopiano del Monte Calisio, con il biotopo di Monte Barco, ricco di paludi, laghetti e torba), una città dove per esempio gli utenti degli autobus aumentano superando di poco la media del nord-est, dove la percentuale di aumento delle auto tende a stabilizzarsi.
La descrizione ci riporta alla complessità del territorio, profondamente inciso e reso fragile dal modellamento delle glaciazioni e del vulcanismo, con rocce differenziate nelle varie zone della città e con la conseguente differente ma sempre notevole esposizione alla cedevolezza di frane, smottamenti e di improvvisi allagamenti con piogge copiose.
Questa città delle montagne e della natura ha una economia solida e di qualità (disoccupazione quasi fisiologica al 3,3%), basata su terziario e ricerca, servizi, turismo “leggero” (in misura decisamente inferiore alla media provinciale e italiana, con strutture e posti letto che non tendono ad aumentare), su una industria “leggera” e fortunatamente poco pericolosa o inquinante, ancora una certa quantità di produzione agricola e allevamento di animali (seppure entrambi in costante diminuzione) con una decisa crescita del settore biologico; la quota di parchi e giardini è pari a circa l'11% del territorio, il 55 % dello stesso è coperto di boschi.
Una nota particolare negativa è rispetto all’energia: la città consuma interamente energia prodotta all'esterno ed in città quindi non esistono impianti ad alta efficienza oppure con fonti energetiche alternative, il consumo di energie da fonti rinnovabili arriva appena al 2% del consumo totale.
In sintesi, facendo un confronto con la media dello stato ecologico delle città capoluogo italiane, Trento risulta 15-esima su 104 città.
I punti critici rispetto a questa particolare media: emissioni di biossido di azoto (superano i limiti più di frequente), consumi idrici (superiori alla media), certificazioni ISO 14001 (poche), isole pedonali (inesistenti a Trento), consumi elettrici domestici (1136 Kwh/ab/a, maggiori della media), consumi di carburante (maggiori della media).
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3) Analisi sintetica delle sezioni del Rapporto
Inquadramento demografico ed economico
La popolazione residente è aumentata del 16% negli ultimi 30 anni, il saldo naturale è positivo e l'immigrazione prosegue, oggi gli immigrati stranieri sono circa il 3% della popolazione, il saldo tra giovani sotto i 15 anni e adulti sopra i 65 anni è negativo, su 100 cittadini attivi se ne contano 48 inattivi. Aumentano le famiglie costituite da una persona (oggi il 33% del totale) e in particolare da donne sopra i 65 anni sole.
L’economia gira bene, circa un terzo delle possibilità di lavoro della provincia si colloca in città negli ultimi dieci anni, la disoccupazione è fisiologica (3,3%). L'economia è basata su terziario, servizi (pubblici e privati), industria e turismo “leggeri”, poca attività agricola e di allevamento (in diminuzione) e qualche attività estrattiva (anche se il comune sarebbe una delle principali riserve di porfido della provincia).

Aria
Negli ultimi tre anni si sono verificati diversi episodi di inquinamento acuto da polveri sottili (Pm10), in giorni consecutivi, particolarmente in inverno; le emissioni di biossido di azoto (NO2) sono in diminuzione costante, le emissioni di ozono sono stabilmente critiche con livelli elevati di concentrazione e numerosi casi di superamento dei livelli di protezione della salute umana o delle piante. Sotto controllo e non preoccupanti le emissioni di CO, di benzene e di SO2.
La rete di controllo è valutata sufficiente ed efficiente, con un livello di attendibilità delle rilevazioni del 90 %.
Acque e ciclo idrico
La qualità ambientale del fiume Adige e del torrente Fersina nel complesso evidenziano una buona situazione (con accenni di miglioramento negli ultimi anni per entrambi in alcuni tratti) mentre non è conosciuta la qualità dei corsi d'acqua sotterranei, da studiare in seguito. I prelievi idrici totali sono sostanzialmente costanti, la depurazione risulta ottimale, essendo superiore al 90% l'abbattimento da parte dei sei depuratori cittadini di COD e BOD e solidi sospesi, i casi di campioni non conformi sono quasi irrilevanti. Per l'idrografia minore, si evidenzia che il Rio Vela e la Roggia Sardagna presentano una buona qualità, la Fossa di Mattarello presenta episodi di inquinamento da ione ammonio (NH4) e il Rio Salè, il Rio Cernidor e il Rio Valnegra presentano situazioni di inquinamento o scarsa qualità ecologica anche per elevata artificialità. La situazione poi di alcune rogge è pesantemente caricata a causa degli effetti dell’inquinamento delle aree Ex-Carbochimica ed Ex-Sloi.
I consumi di acqua sono stabili (circa 113/130 m3/ab/anno), il 64% circa per usi civili, per l'industria 5-7%, agricoltura 0,2-0,5%, commerciale molto variabile dal 3% al 13%. Le perdite dalla rete (effettive e apparenti causa errori di conteggio, pulizia strade, spurgo rete e simili) oscillano tra il 21% e il 29%, contro una media del nord-Italia del 27%. L'allacciamento alla rete fognaria e il convogliamento al trattamento sono pari al 98% della popolazione.

Suolo e sottosuolo
Il fenomeno che interessa la maggiore porzione di territorio sono gli smottamenti e le colate di detriti legati prevalentemente alla rete idrografica minore in caso di fenomeni piovosi intensi; mentre le frane sono gli eventi più frequenti; l'indice di franosità totale è pari al 0,6% del territorio, quello di franosità effettiva (rispetto al territorio urbanizzato) aumenta invece al 2%, se consideriamo però anche i potenziali bersagli saliamo al 13% del territorio urbanizzato.
Le aree interessate da esondazioni, ristagni, allagamenti sono pari al 10% del territorio comunale, la maggior parte degli eventi interessano l'area dell'alveo del Fiume Adige e dell'idrografia minore e comunque la zona del fondovalle, sono 12 i corsi d'acqua minori interessati da questi fenomeni. Inoltre sono censiti 33 punti critici, potenzialmente soggetti a fenomeni di rigurgito e/o tracimazione. L'indice di esondazione effettiva sale al 18% del territorio urbanizzato.
I fenomeni sono connessi sia a esondazioni dei corsi d'acqua sia all'innalzamento della falda sotterranea.
Sono attive 17 cave, di cui 10 di porfido, una di marmo, 5 di inerti e 1 di altro materiale per industria, sono distribuiti in distretti abbastanza definiti per tipologia estrattiva. Notare che dopo i Comuni di Albiano e Fornace quello di Trento ha la maggiore riserva di porfido della Provincia (8% delle riserve totali). La superficie suscettibile di attività estrattiva secondo il Piano cave è pari allo 0,5 % del territorio.
Trento presenta un rischio sismico molto basso, classe sismica 4.
Si evidenzia la situazione negativa delle due zone Ex-Carbochimica (5 Ha, inquinata da idrocarburi policiclici aromatici, solventi aromatici e fenoli) ed Ex-Sloi (5,5 Ha, inquinata da piombo totale e organico, mercurio) e quella delle rogge di conseguenza coinvolte dall'inquinamento prodotto dalle attività produttive che interessavano le due aree: sono la Fossa Primaria di Campo Trentino, l’Adigetto, la Fossa Armanelli, la Fossa SLOI, interessati da inquinamento di IPA, piombo totale e organico, mercurio. L’operazione di messa in sicurezza è stata avviata con alcune azioni preliminari, tuttavia la vera parte di bonifica deve ancora avere l'autorizzazione, questo testimonia della forte difficoltà dell'operazione e del danno enorme fatto dalle due attività produttive. L'inquinamento prodotto si è propagato anche in falda in zona esterna alle due aree ex-industriali, per un totale di 3.600 metri di corsi d'acqua e di 64.700 m2 inquinati. Il costo totale della bonifica, comprese le rogge, è stimato intorno ai 200 miliardi di lire.
Il rapporto descrive poi come il territorio sia attualmente il risultato prevalentemente del modellamento a opera dei cicli erosivi fluvioglaciali, mentre sul fondovalle l'Adige ha colmato l'originario vasto alveo glaciale, i versanti vallivi sono ancora oggetto di erosione con movimenti franosi, evidenti ogni autunno appena arriva la pioggia. Si registra un sensibile aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico negli ultimi due decenni, in parte attribuibile al miglioramento dei censimenti ma soprattutto dovuto all’aumento della pressione antropica.
Ambiente naturale, ecosistemi, biodiversità.
Il territorio presenta una notevole estensione di aree naturali e seminaturali e una marcata eterogeneità ambientale.
Si passa dalla zona di fondovalle con lembi ben conservati di bosco ripario ai primi rilievi vallivi, con boschi cadufogli (soprattutto carpino e orniello) fino ai boschi in quota (faggio e conifere).
Gli studi esistenti sulla fauna vertebrata non permettono di analizzare una tendenza ma la situazione attuale si giudica buona, tutti i gruppi sistematici esaminati hanno evidenziato una notevole ricchezza specifica da mettere in relazione con l'elevata eterogeneità ambientale del territorio. Le specie di uccelli sono 128, di cui 81 nidificanti certi, di rilievo l’inanellamento nel biotopo alle foci dell'Avisio di esemplari di specie rare come il Re di Quaglie e il Pagliarolo.
Anche le specie di anfibi e rettili sono numerose, sono presenti 9 delle 12 specie di anfibi autoctono della provincia.
La flora presenta una buona ricchezza di specie (977 specie) anche se si manifesta una perdita di specie rispetto al passato (-202), a causa della perdita di ambiente causata dalla progressiva cementificazione del territorio.
Complessivamente il reticolo idrografico minore presenta una qualità scarsa, anche a causa dei pesanti interventi di artificializzazione subiti, con rettificazioni, scomparsa di anse e curve e quindi di microhabitat, degradazione della vegetazione riparia, riduzione della biodiversità. Il Rio Lavisotto-Adigetto e la Fossa Catena di Mattarello versano nelle peggiori condizioni, mentre la Roggia Bondone, data la felice collocazione, risulta in ottimo stato.

Struttura urbana
Con la densità della popolazione in aumento negli anni, la superficie urbanizzata del comune è pari al 17%, quella naturale o seminaturale al 59,1%, la superficie a parchi e giardini aumenta dal 1996 al 2001, oggi è pari all'11% del territorio. È in atto una redistribuzione dei residenti dal centro verso i sobborghi. La superficie agricola diminuisce (-37,5% della superficie agricola usata). Mentre le città capoluogo del Nord-Est tendono a decrescere, Trento accresce costantemente la sua popolazione.
Mobilità
Gli spostamenti motorizzati privati costituiscono il 50% di quelli complessivi, il 30% degli spostamenti interni si svolge in bicicletta o a piedi, il 30% si svolge con i mezzi pubblici.
La città esercita un ruolo di attrazione di spostamenti (motorizzati in prevalenza) sistematici (per studio o lavoro) dalla provincia. Cresce il numero delle vetture (+5% dal 1994 al 2000), ad oggi la media è di 58 auto/100 abitanti, inferiore alla media del Nord-Est (60 auto/100 ab). Sono solo 9 i percorsi ciclabili per 9 km in totale. La media degli spostamenti con mezzi pubblici è di poco superiore a quella delle città del Nord-Est ma inferiore a quella della grandi città.
Agricoltura
Le aziende diminuiscono come la superficie coltivata e destinata a seminativo (anche della vite), diminuisce del 55% la superficie a prati e pascoli permanenti, non compensata da aumento del bosco (-7,8%-1970-2000). Aumenta del 66% (1999-2001) la superficie destinata a coltivazioni biologiche (soprattutto vigneti e frutteti), tuttavia il biologico è ancora pari solo al 6% della superficie totale coltivata. In calo anche allevamenti, soprattutto di bovini, con diminuzione del relativo carico di inquinamento (-62% in dieci anni). Si evidenzia una struttura di aziende piccole (<50Ha), le poche aziende grandi però controllano circa il 60% della sup.agricola tot. Boschi, coltivi permanenti e seminativi sono nell’ordine le principali forme di superfici agro-forestali. L’89% dei fruttiferi sono, ovviamente, meli.

Industria
Il settore non è particolarmente sviluppato (18% delle unità comunali, 15% delle unità produttive della provincia); nonostante de dismissioni di alcune grandi aziende (es. Michelin), le dimensioni medie del comparto superano quelle della provincia, in media 6,6 addetti per azienda, media inferiore a quella del Nord-Est (7,7). Il 58% delle imprese sono edili (in crescita), il restante quasi solo manifatturiero, non particolarmente specializzato, escluso il settore carta, editoria e chimico. Sono presenti solo tre stabilimenti a rischio rilevante. Aumentano gli incidenti sul lavoro denunciati (+22% 1998-2001), ma diminuisce la loro gravità (casi mortali da 0,18% a 0,05%), l’aumento è soprattutto nel settore pubblico mentre calano gli incidenti nell’edilizia e in agricoltura. Pochissime le certificazioni ambientali di aziende (0,07% del totale), solo 6 in tutto il Comune, comunque leggermente sopra la media provinciale e nazionale.
Turismo
I flussi non sono particolarmente intensi, rimangono nettamente inferiori a quelli provinciali, tra i più alti in Italia; costituiscono appena l’1,6% del totale provinciale. (446.000 presenze nel 2001). Negli ultimi 15 anni sono aumentate le presenze del 49,5%, gli arrivi del 36,5%. Il flusso si distribuisce abbastanza equamente nei 12 mesi dell’anno.
La capacità ricettiva è in calo, appena superiore alla media nazionale, c’è un calo delle strutture alberghiere (1996-2001 da 51 a 41, con un calo di circa 300 posti letto). Le strutture extra-alberghiere sono calate ma hanno aumentato il numero di posti letto. Il Monte Bondone contribuisce con il 20% delle presenze di turisti. Da notare che sono soltanto 3 gli agriturismi, contro i 122 della provincia.

Energia
Si importa interamente energia dall’esterno, con una quota di energie da fonti rinnovabili stimata intorno al 2%. Si consumano prodotti petroliferi e combustibili solidi (da rete commerciale o raffinerie 40% del totale), gas naturale (SNAM 44% del totale) e elettricità da fonte ENEL e altre (145 del totale), una piccola frazione di legna.
I consumi energetici complessivi per abitante sono stabili (circa 2 tep nel 2001), il settore dei trasporti consuma più di tutti, seguito dal settore residenziale (sia per riscaldamento sia per raffreddamento in estate). Da notare un drastico calo dei consumi ENEL tra il 2000 e il 2001, dovuto sia alla chiusura della Michelin sia al passaggio ad altri fornitori di una parte di aziende industriali. Molto positivo il passaggio per il riscaldamento dal gasolio a gas naturale, con emissioni fortemente ridotte. Sono in calo anche i consumi di combustibili solidi (da 56ktep del 1985 a 7,8 del 2001). Il calo di emissioni di gas serra è del 10% dal 1990 al 2001, superiore alla quota “affidata” alla provincia di Trento (-6,5% quota da Protocolo di Kyoto). Tuttavia questo calo deriva dalla chiusura di un importante stabilimento, dunque non si tratta di un fatto strutturale inoltre restano da verificare i reali consumi delle aziende passate ad altro fornitore non ENEL di energia. In ogni caso stimando il calo reale dei consumi dal 1985 al 2001 si arriva ad una diminuzione delle emissioni di gas serra del 3% circa, se si considera però solo l’intervallo 1990 2001 abbiamo un calo solo dello 0,5%. Si noti che sono sempre in crescita le emissioni e i consumi di energia, si registra un contemporaneo aumento dell’attenzione alla migliore trasformazione che può portare ad un successivo calo delle emissioni (efficienza). È notevole l’apporto del settore civile (residenziale + terziario), che in termini di emissioni cresce (+16% sul 1985) anche più del settore trasporti, indicando una netta propensione al consumo di energia da parte dei cittadini.
Rumore
Non è possibile ricostruire un quadro completo per mancanza di dati certi.
Esistono dati solo inerenti la principale fonte di disturbo: il traffico.
Sono stati sondati circa 120 km di tratti stradali, sulla base dei livelli di rumore considerati accettabili per legge (65db diurni, 55 db di notte), risulta che circa il 50% dei tratti studiati superano il livello consentito sia di giorno che di notte. Si stima che solo l’8% dei tratti siano già stati o ripristinati oppure siano sotto intervento con esito previsto. I rimedi possono essere solo diminuzione del traffico veicolare, della velocità dei mezzi, collocazione di barriere antirumore nei tratti interessati da passaggio di grandi vie (come autostrada o tangenziale o vie molto trafficate).
In relazione alle altre fonti, in base alle indagini svolte dalle pubbliche autorità, con esito positivo, su richiesta di singoli cittadini per supposto disturbo, emerge che la seconda fonte di rumore (comprovata) sono i luoghi di intrattenimento e in particolare gli impianti di diffusione o amplificazione della musica o le strumentazioni meccaniche. Le richieste di intervento sono poche, solo 103 negli ultimi 8 anni.

Rifiuti
Tra il 1991 e il 1998 la quantità di rifiuti prodotti dal comune di Trento aumentava del 50%, dopo il picco registrato nel 1998, la produzione totale, in controtendenza sia al dato provinciale che a quello nazionale, è diminuita del 7% in tre anni, arrivando alle 59.746 tonnellate del 2001, tuttavia la produzione pro capite di 514 kg/anno (dato 2003) è ancora superiore alla media nazionale.
La raccolta differenziata è aumentata considerevolmente tra il 1997 e il 2000, passando dalle 4.600 t alle 10.400 t Ancora nel 2002 la quantità totale di rifiuti conferiti in discarica nel 2002 era pari al 76% del totale, tuttavia negli ultimi tre anni la raccolta differenziata è aumentata del 17%. Nel 2003 la raccolta differenziata era al 29%, ancora sotto il livello minimo previsto dal decreto Ronchi e inferiore alle prestazioni della provincia di Bolzano, i primi quattro mesi del 2004 mostrano invece una raccolta differenziata al 37%. Da rilevare come il lancio della raccolta della frazione umida in taluni sobborghi della città abbia ottenuto ottimi risultati, grazie al sistema del “porta a porta”.
Emerge un ritardo sia rispetto alla confinante provincia di Bolzano, sia rispetto alle due regioni leader in Italia per la raccolta differenziata: Lombardia e Veneto.
Elettromagnetismo
Le misurazioni effettuate rilevano che nella città sui 15 punti di produzione di CEM (campi elettromagnetici), soltanto un’abitazione esposta agli stessi presenta valori superiori ai limiti di legge (6V/m).
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