| |
Il legame tra agricoltura trentina e turismo è molto forte e l’agriturismo si presenta come efficace sintesi tra i due settori, come valida integrazione ai redditi provenienti dall’attività agricola.
L’economia della montagna è stata per secoli prevalentemente, o quasi esclusivamente, agricola; solo in tempi molto recenti ha conosciuto in molte zone un prepotente sviluppo turistico che l’ha profondamente mutata. L’agricoltura di montagna è, per ragioni oggettive, poco competitiva se messa a confronto con l’attività svolta in pianura. Ma diventa patrimonio per l’intera collettività nella salvaguardia dei paesaggi agricoli tradizionali, nella prevenzione del dissesto idro-geologico. La montagna non può, non deve essere abbandonata nè tanto meno vedersi limitata a spazio di fruizione ludica e rigenerativa.
Lo studio del fenomeno agrituristico in Provincia di Trento ha cercato di verificare se questo tipo di turismo possa essere, almeno in via complementare, un modo per integrare l’attività agricola con il fenomeno turistico.
Un’integrazione che non è competitiva con quella tradizionale ma che, sia geograficamente che economicamente, occupa spazi autonomi. Diverse sono infatti le aree di sviluppo, diversa la clientela. Il fenomeno agrituristico interessa soprattutto aree marginali rispetto alle zone tradizionalmente vocate al turismo. Sono aree raramente caratterizzate da paesaggi di grande richiamo ma in cui i caratteri della “montanità” rimangono più forti ed evidenti.
|
|
| |
È innegabile che la scelta turistica è irreversibile ed è divenuta necessaria per la sopravvivenza stessa delle popolazioni di montagna. È anche vero però che non è pensabile uno sviluppo turistico che prosegua con i ritmi e le scelte attuali. È necessario ripensare il modello evolutivo e trovare forme di turismo che siano più equilibrate e compatibili con il sistema ambientale, in molte zone già pesantemente compromesso.
La seconda parte del lavoro è stata svolta in forma sperimentale, mediante l’invio di un questionario a tutte le aziende agrituristiche attive in Provincia. L’indagine si prefiggeva l’obiettivo di:
- cercare di costruire un quadro generale della situazione attuale del settore;
- delineare le motivazione che stanno all’origine della scelta di dedicarsi all’attività ricettiva;
- cogliere la percezione che i gestori hanno del proprio ruolo come agricoltori e operatori turistici;
- verificare se l’introduzione dell’attività ricettiva abbia in qualche modo modificato, e in quale senso, l’attività agricola;
- cercare di far emergere, attraverso la percezione dell’imprenditore, la tipologia del turista che sceglie questo tipo di offerta e come il cliente si rapporti con la realtà agricola;
- ricercare, per ognuno dei campi d’indagine, se esistano differenza significative fra aziende di diverso indirizzo produttivo (allevamento coltivazione entrambi) e fra le due forme più diffuse di offerta turistica (solo ristorazione alloggio).
L’elaborazione e l’interpretazione dei dati raccolti delineano un quadro composito e variegato dell’agriturismo in Trentino, con significative differenze fra indirizzi produttivi e tipi di offerta turistica.
È possibile evidenziare alcuni dati che emergono con maggiore risalto:
gli imprenditori agricoli che hanno scelto di dedicarsi all’attività ricettiva sono relativamente giovani, compresi nella fascia d’età tra i 30 ed i 50 anni;
le aziende agrituristiche sono in maggioranza collocate tra gli 800 ed i 1500m di altitudine, in zone marginali o lontane rispetto a quelle a più marcata vocazione turistica;

- si evidenzia la tendenza alla “specializzazione” delle aziende agricole in relazione al tipo di offerta turistica. Gli agritur dediti prevalentemente alla ristorazione sono più spesso connessi ad aziende zootecniche, mentre l’offerta di alloggio sembra conciliarsi meglio con la coltivazione;
- se tra le aziende agricole trentine quelle dedite alla coltivazione rappresentano l’80% del totale, lo stesso non si può dire per il settore agrituristico dove le aziende agricole ad indirizzo produttivo misto appaiono percentualmente più interessate dall’attività agrituristica. Sono queste aziende a minor caratterizzazione, probabilmente anche quelle a minor reddito autonomo. Si conferma così il ruolo integrativo dell’agriturismo;
- gli imprenditori mantengono comunque molto alta la propria identità di agricoltori per cui non solo economicamente ma anche socialmente l’agriturismo si configura come attività connessa e complementare
;
sia dal punto di vista economico che nella percezione degli agricoltori l’agriturismo diventa uno strumento per integrare i redditi provenienti dall’agricoltura, per renderla “non incompatibile” con il turismo e per esprimere anche una sorta di “rivincita” sociale e culturale;

- emerge con forza la consapevolezza di essere testimoni e portatori di valori tradizionali e culturali, di essere detentori di un mondo che, gradualmente, viene riscoperto soprattutto da chi vive in città. Ulteriore elemento di orgoglio per chi, per lungo tempo, si era sentito marginalizzato;
- la tipologia della clientela si delinea in maniera abbastanza univoca: sono anzitutto clienti che vivono in città, spesso di buona cultura e di media condizione sociale, famiglie con figli ancora piccoli. Come denominatore comune emerge la ricerca di una vacanza a contatto con la natura, alla riscoperta di valori e tradizioni e spesso anche il desiderio di un ritorno alle radici;

- dell’offerta agrituristica vengono soprattutto apprezzate la genuinità e la semplicità sia del cibo che dell’ambiente;
- si ribadisce il legame positivo che si è instaurato tra attività agricola e turismo: non solo la possibile convivenza ma anche il reciproco interesse;
affiora anche qualche aspetto non positivo: l’attività turistica sommata a quella agricola comporta conseguenze non marginali sulla conduzione della famiglia. L’aumento del lavoro, la complessità nella gestione di nuove problematiche sottraggono tempo, impongono ritmi di vita più accelerati. Mutano così anche i ruoli all’interno del nucleo familiare. Sotto questo aspetto sembra quindi che l’agriturismo possa essere collegato ad una mutazione sociologica all’interno della famiglia contadina. Resta comunque difficile valutare se questi cambiamenti siano imputabili solo all’introduzione dell’attività ricettiva o se invece siano piuttosto espressione di mutazioni più profonde e diffuse nella società che, necessariamente, hanno interessato anche il mondo agricolo.
Dal lavoro svolto emergono alcuni spunti di riflessione che possono costituire a loro volta terreno per ulteriori approfondimenti.
L’agriturismo in Trentino costituisce una realtà piuttosto limitata, che interessa meno del 2% del totale delle aziende agricole. Pur tenendo conto della frammentazione della proprietà e delle dimensioni ridotte delle imprese appare evidente che vi sono possibili ampi margini di sviluppo. L’agriturismo rappresenta infatti un importante fattore di integrazione per l’impresa agricola e si configura come una modalità percorribile e sostenibile di utilizzo delle risorse e del territorio.
|
|