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Salviamo i laghi di Santa Massenza e di Toblino

 
   
  Analisi dei principali elementi ambientali (2)  
     
  Il fiume Sarca  
  Nel periodo di studio i prelievi idroelettrici alle Sarche, a Pietramurata e Fies determinavano il prosciugamento totale o quasi totale del l'alveo corrispondenza delle opere di presa, con notevole riduzione contestuale delle portate nell'intero tratto più a valle. I problemi di questo tratto di fiume sono, complessivamente: l'abbassamento del livello idrometrico della falda, la concentrazione di inquinanti provenienti da carichi civili, la riduzione della capacità di autodepurazione, il forte scadimento della qualità delle acque con notevole riduzione della capacità ittiogenica del fiume.  
     
  Laghi di S. Massenza e Toblino  
 

I laghi, caratterizzati originariamente dal tipico assetto ecologico dei laghi collinari, con forte stratificazione termica estiva anche in virtù dell'esiguità del bacino imbrifero afferente e, quindi, delle modeste portate degli immissari e particolarmente significativi dal punto di vista floristico e faunistico, con l'afflusso di grandi portate d'acqua di origine glaciale per la necessità di alimentazione della centrale elettrica di S. Massenza, hanno subito alterazioni ambientali, quali gli effetti sul microclima (ad esempio, la riduzione della temperatura media annua), modifiche profonde dell'assetto ecologico (con semplificazione e riduzione del plancton e sconvolgimento delle reti trofiche naturali e la scomparsa di numerose specie ittiche), modifiche dell'assetto dei fondali (per la sedimentazione di limi glaciali provenienti dal Lago di Molveno).

 
     
 
 
 
     
  Il Torrente Rimone I  
 

Il Torrente Rimone risente anch'esso del transito delle portate a S. Massenza e della periodicità dell'attività della centrale elettrica. Essendo stato allargato, nella sezione, artificializzato, denota in particolare la forte riduzione della capacità di autodepurazione organica, il forte incremento della portata media, con elevate oscillazioni giornaliere.

 
     
  Il Canale Rimone o Rimone Vecchio  
  Il Canale Rimone, naturale emissario del Lago di Cavedine e tutt'ora caratterizzato, nel suo tratto centrale e terminale (verso il fiume Sarca) da notevoli condizioni di naturalità, risente delle modifiche complessive del regime idraulico dell'area in particolare l'interruzione della continuità biologica e del collegamento del Lago di Cavedine, l'abbassamento del livello idrometrico della falda, la riduzione della portata media, la riduzione della portata minima e del naturale collegamento con il Fiume Sarca.
Più in generale, la lettura dell'ecomosaico (sia pure semplificata e di carattere ancora sperimentale) ha evidenziato, meglio di altre consuete analisi, come i diversi aspetti territoriali siano connessi e, al tempo stesso, quali siano le pressioni e le minacce dello sviluppo residenziale, produttivo e infrastrutturale rispetto all'ambiente naturale.
La lettura della "funzionalità fluviale" attraverso l'indagine diretta, poi, ha permesso di misurare le condizioni dei corsi d'acqua, tenendo conto del loro importante ruolo di "corridoi ecologici" che connettono diversi settori del territorio.
L'analisi della strumentazione urbanistico-territoriale vigente (dal PUP al PUC) ha dimostrato come a proposte generali apprezzabili e avanzate corrispondano spesso carenze di integrazione e connessione tra i diversi aspetti territoriali, che risaltano se l'approccio non è per ambiti e settori, ma attraverso un'idea di "rete ecologica".
Problematiche riconducibili ad ambiti ed elementi dell'area di studio. Alcuni (e più significativi) aspetti delle problematiche più generali prima richiamate possono essere meglio specificati:
- tra i dissesti dei suoli acquista particolare rilevanza l'area del cementificio di Ponte Oliveti;
- il degrado dei centri storici riguarda tutti i comuni dell'area di studio;
- la forma più accentuata di pressione antropica, in corrispondenza dei margini delle matrici extraurbane e delle aree più sensibili ambientalmente e naturalisticamente, riguardano la zona di Stravino (per l'aderenza alla Roggia di Calavino e la pressione sull'area boschiva da parte di impianti produttivi) ed in corrispondenza del Fiume Sarca, nel tratto in cui esso si immette nella piana;
- il degrado paesaggistico causato dalle localizzazione degli impianti di depurazione, particolarmente in vicinanza delle rive dei laghi di S. Massenza e di Terlago e lungo le rive del Canale Rimone, a Pietramurata, come anche gli insediamenti produttivi a S. Massenza e Ponte Oliveti;
- gli ambiti di destrutturazione del paesaggio agrario storico sono particolarmente identificabili nelle zone di Pergolese e a sud del Lago di Cavedine;
- per la zona delle Marocche è da evidenziare il deperimento del manto forestale (causato dalle piantagioni artificiali degli anni '30), mentre la strada delle Marocche costituisce un forte elemento di rottura della continuità del biotopo, insidiato ai suoi margini da un impianto di tiro al piattello, quasi emblematico della scarsa tutela generalizzata della emergenza naturalistica e paesaggistica del biotopo;
- è preoccupante anche il degrado di elementi ed ambiti storico-monumentali (come Castel Madruzzo), testimoniali e storico-archeologici.
 
     
  Strategie d'intervento generali e diffuse  
 

Le linee-guida per la riqualificazione ambientale e il restauro territoriale dell'area di studio si esprimono in un quadro di strategie "generali" (per l'intera area di studio) e "localizzabili" (per ambiti ed elementi) alla scala 1:20.000, anche con finalità di sostegno, orientamento ed indirizzo per l'adeguamento del vigente quadro degli strumenti della pianificazione di aree vaste (provinciale, comprensoriale e locale).
Le strategie per l'area di studio sono rivolte ai cinque campi già ricordati. Per la difesa del suolo occorre promuovere la risistemazione e manutenzione ordinaria dei pendii (in particolare dei terrazzamenti), consolidare i suoli franosi e riqualificare le cave dismesse.
Per l'ambiente, è necessario il ripristino (morfologico e dei caratteri fisico-chimico-biologici) dei laghi e la rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, con il ripristino della vegetazione riparia, per potenziare le naturali connessioni tra ecosistemi.
Il blocco della forestazione nella zona delle Marocche, per l'estraneità delle specie arboree piantumate, il loro stato di degrado e le gravi alterazioni dei caratteri non viventi e viventi del biotopo.
La lotta all'inquinamento diffuso (quello "non point") impone il ripristino dell'ambiente naturale (specie nei biotopi) e l'avvio di forme di mitigazione dell'impatto e delle pratiche agricole. Diventa essenziale, a tale proposito, il monitoraggio e il controllo, anche attraverso la formazione permanente degli operatori del settore, dei pesticidi e l'incentivazione delle colture biologiche.
La mitigazione degli impianti della centrale di S. Massenza con la deviazione delle acque rilasciate dagli impianti su una nuova condotta (di bypass dei laghi di S. Massenza e Toblino).
Il potenziamento del ruolo di connettore di corridoi fluviali con la manutenzione accurata della vegetazione riparia ed il ripristino della stessa nei tracciati in cui è stata eliminata.
Il potenziamento delle reti di connessione dei corridoi fluviali al sistema delle siepi e alle alberature ed alla riqualificazione delle aree agricole.
La predisposizione di buffers (zone tampone, zone filtro) e protezione degli stessi corridoi fluviali dagli impianti produttivi, residenziali e delle infrastrutture.
Il potenziamento delle formazioni boschive esistenti e la loro protezione ai margini con fasce di transizione e buffers.
Per il sistema insediativo acquista centralità la ricoloccazione delle attività produttive costruite in zona impropria. Importante, dal punto di vista "della forma" del paesaggio visibile è la mitigazione, in particolare dell'impatto visivo, degli impianti di depurazione.
Per le aree agricole: occorre promuovere un più efficace controllo dell'edificazione diffusa ed una più accurata tutela degli ambiti del paesaggio agrario storico. Avviare colture biologiche e rinaturalizzazione, riequipaggiando le aree agricole con filari alberati e siepi.

 
     
 
 
     
  Il progetto "S. Massenza"  
  Il progetto d'ambito propone soluzioni alternative allo scarico nel Lago di S. Massenza (e dunque di Toblino) delle acque prelevate dal lago di Molveno per la centrale idroelettrica. In sintesi, si ipotizza di evitare che le acque fredde e limacciose provenienti dal sistema idroelettrico Sarca - Molveno finiscano nei due laghi, deviandole, invece, in una condotta subacquea e trasferendole, quindi, direttamente nel Rimone I.
Questa soluzione permetterebbe di ripristinare, almeno in parte, la situazione climatico-ambientale precedente alla costruzione della centrale sia nel Lago di S. Massenza, sia nel Lago di Toblino. Il progetto prevede la realizzazione di due tubature in acciaio inox lunghe quasi 3 km del diametro di 3 metri ciascuna, da collocare a circa a un metro e mezzo dal pelo dell'acqua. In tal modo, le acque provenienti dalle turbine della centrale, responsabili dell'attuale forte alterazione ecologica e paesaggistica dei due laghi, verrebbero riversate direttamente all'imbocco del Rimone I dove potrebbero essere stabilizzate attraverso una "vasca di calma". La fattibilità ingegneristica della soluzione è stata verificata, in via assolutamente indicativa, con l'ing. P. Scotton, docente presso l'Università di Ingegneria di Trento, che ha visionato i calcoli per verificare le pendenze ed i diametri delle tubazioni in acqua, necessari al trasporto a pelo libero di una portata d'acqua pari a 50 m3/s. Nel progetto di ambito, inoltre, sono stati studiati gli aspetti naturalistici per un ripristino morfologico del lago, con lo spostamento, in sede ambientalmente compatibile, delle centrali di trasformazione e degli interruttori dell'impianto di S. Massenza, nonché l'interramento degli elettrodotti. Particolare attenzione è stata posta al ripristino delle fasce di transizione delle sponde del lago, mentre si è cercato di approntare un progetto di rinaturalizzazione anche per la parte finale della Roggia di Fraveggio.