Documenti > Tesi di laurea

 
 
  Il Trentino sistema locale territoriale
Ipotesi sullo sviluppo sostenibile della Provincia di Trento
ABSTRACT
di Walter Filagrana
     
         
 
     
         
         
 


Con il presente lavoro si è cercato di applicare alla provincia di Trento le nozioni teoriche e gli strumenti di analisi elaborati all’interno del gruppo di ricerca inter-universitario Slot. I sistemi locali territoriali (in acronimo: Slot) sono un «aggregato, o rete locale, di soggetti i quali, interagendo all’interno di un contesto territoriale geograficamente definito, svolgono il ruolo di interfaccia fra le potenzialità specifiche del milieu locale e le reti sovralocali» (Governa, 1997).

     
         
         
 

L’analisi Slot ha inserito nel dibattito sullo sviluppo locale, concetto già presente nella letteratura della scienza economica e sociale, il valore della territorialità. L’importanza della «trasformazione materiale di cose» (Dematteis, 2001) è una componente caratteristica dei sistemi locali territoriali. Oltre a ciò, il sistema locale territoriale va letto come un sistema auto-organizzante (Dematteis, 2001; Vallega, 1997), cioè in grado di elaborare autonomamente gli input provenienti tanto dall’esterno del sistema quanto dal suo interno.

Un sistema locale territoriale auto-organizzato produce, inoltre, quello che viene definito valore aggiunto territoriale (VAT): il VAT è, in una duplice accezione, il valore del progetto aggiunto al territorio (ovvero la sostenibilità territoriale di Magnaghi, 2000) oppure il valore aggiunto del territorio (Dematteis, 2001). Questo lavoro ha cercato di mettere le basi ad uno studio, secondo il modello Slot, del valore aggiunto del territorio trentino.

Va detto che l’analisi Slot è prima di tutto una lettura del territorio, degli attori che insistono su di esso e dell’interazione tra attori e territorio. Tra le varie letture possibili, essa consente di accostarsi all’analisi territoriale nella maniera più completa possibile; soprattutto essa spiega (questo è il compito di una lettura plausibile) le nuove forme di territorialità in uno scenario ormai costretti a considerare globale.

Innanzitutto nella divisione dei capitoli si è seguito il modello analitico proposto da Dematteis (Dematteis, 2001): milieu locale, rete locale dei soggetti, rapporto della rete locale col milieu locale e con l’ecosistema e il rapporto interattivo della rete locale con reti sovralocali. A differenza del modello di Dematteis si è preferito parlare di “reti locali” anziché “rete locale”, volendo con ciò sottolineare la complessità della realtà analizzata.

Dematteis sostiene che conviene parlare di valore aggiunto territoriale soltanto in presenza di giochi a somma positiva, «cioè di processi di sviluppo locale auto-organizzato che nel corso del loro svolgimento diano origine a risorse di vario tipo, non presenti all’inizio del processo» (Dematteis, 2001).
A prima vista il territorio Trentino non possiede giochi a somma positiva (infatti la risposta alla domanda se il Trentino si possa considerare un sistema locale territoriale la risposta, alla luce della presente ricerca, è no) ma ottiene performances decisamente buone in alcuni settori.

Primo tra tutti la cooperazione, che vanta in regione una tradizione antica e consolidata e che resiste bene alle spinte dall’esterno. L’esempio degli istituti di credito è significativo: gli unici istituti con ancora una forte caratterizzazione territoriale sono le banche del Credito Cooperativo, mentre altri istituti locali hanno dovuto “arrendersi” all’acquisizione da parte di gruppi nazionali. La cooperazione trentina, se tutelata e incentivata fin nei suoi originari presupposti ideologici, può rappresentare un punto di forza del “quasi” sistema trentino, e diventare una risorsa strategica – in parte lo è già – nella pianificazione territoriale.

Anche l’identità locale, patrimonio specifico delle vallate-cluster, gioca un ruolo importante nello costruzione di uno scenario strategico per il Trentino. Il perno sul quale dovrà ruotare lo sviluppo locale delle molte micro-comunità trentine è necessariamente il grado di apertura all’esterno, sia esso entro i confini regionali, nazionali o comunitari. La salvaguardia dell’identità locale contro ogni cambiamento, cioè un localismo deteriorato in “campanilismo”, è una posizione inaccettabile: come avverte Bonora (Bonora, 2001) «il ritrovato gusto per la tradizione localistica ha forte dose di ambiguità e nasconde minacce. In Europa scava le barriere dello scontro multietnico. Le vecchie identità occidentali, indebolite dalla pressione omologante, dalla standardizzazione dei desideri e dell’immaginario, si trovano a confronto con i nuovi profili semantici che l’immigrazione porta dentro casa». Al contrario una valorizzazione in senso positivo del patrimonio delle identità locali (a partire dalle minoranze linguistiche presenti sul territorio) può diventare una scelta strategica, a condizione che le «eccentriche» vallate periferiche non subiscano passivamente l’invasione di nuovi “desideri” e di un “immaginario” estraneo.

Se identità e cooperativismo sono i due punti di eccellenza sui quali l’ancora immaturo sistema trentino deve puntare per affrancarsi dallo stato di minorità, altre due questioni rischiano di rallentare il processo: l’eccessiva dipendenza dallo statuto di autonomia e dal turismo.

“Autonomi dall’autonomia”, questo dovrebbe essere il motto di attori pubblici e privati, chiamati a compiere scelte decisive nel contesto regionale. In particolare bisogna essere autonomi, senza peraltro rinunciarvi laddove realmente necessario, ai fondi prima nazionali ed ora comunitari. Non si possono nascondere le innovazioni e le migliorie, in particolare nel campo della formazione professionale, che i fondi sociali europei possono portare al Trentino. Ma fare affidamento esclusivamente su di essi può nuocere all’espressione di una territorialità matura, venendo infatti meno a mancare uno dei principi Slot fondamentali: l’auto-organizzazione del sistema.

Il turismo è senz’altro uno dei protagonisti del miglioramento del Pil trentino negli ultimi quarant’anni. Ma il turismo non è una gallina dalle uova d’oro, e gli sbagli (speculazioni edilizie, invasività delle strutture ricettive sull’ambiente, abbandono di altri settori economici) portano a pessime conseguenze. La direzione da intraprendere è quella di un turismo sostenibile, attento alle esigenze del delicato ecosistema trentino e delle identità locali. Per fare ciò, naturalmente, la base di partenza è un progetto condiviso da tutti i soggetti – pubblici o privati, singoli o collettivi, associazioni di categoria e ambientaliste – interessati.

     
         
  >> Capitolo primo - L’ambiente trentino      
         
  >> Capitolo secondo - La rete locale dei soggetti      
         
  >> Capitolo terzo - Interazione della rete locale col milieu locale e con l’ecosistema      
         
  >> Capitolo quarto - Reti locali e reti sovralocali