L’architetto sostenibile
Nell’immaginario collettivo Antoni Gaudì costruiva case “bizzarre”, o al massimo
“colorate”. In realtà è stato il precursore della bioarchitettura:
tutte le sue opere sono pervase da accorgimenti tecnici e soluzioni da
cui ancora oggi si dovrebbe prendere esempio.
Quando si parla di architettura sostenibile la si dipinge come il massimo della modernità, come la nuova frontiera delle costruzioni che risponde all’esigenza, che è propria di questo periodo, di salvare la natura dopo averle inflitto i danni peggiori. In realtà, siamo in ritardo di almeno 120 anni, perché qualcuno ci aveva già pensato in tempi in cui l’ecologismo non era ancora nato, e se gli avessimo dato ascolto invece di farci distrarre dai colori accesi e dalle forme sinuose (che comunque, come vedremo, hanno la loro importanza anche in chiave di sostenibilità) forse vivremmo già in case ecocompatibili. Il genio incompreso, o meglio compreso ma non imitato, è Antonì Gaudì. Nelle sue opere sono disseminati esempi di architettura sostenibile di cui solo oggi siamo in grado di apprezzare la genialità. E la molla che spingeva l’architetto catalano non era l’imminente catastrofe ambientale ormai teorizzata da più parti, bensì il considerare le sue opere come un’estensione della natura stessa, che quindi non poteva essere in contrasto con essa. Una molla forte al punto da fargli cambiare la forma della scala nella cripta della Colonia Guell pur di salvare un albero (“io posso fare una scala in tre settimane, ma ci vorranno 20 anni per far crescere un pino”). Anche le stesse forme geometriche particolari che caratterizzano la sua opera derivavano più dall’osservazione del fatto che in natura non esistono figure elementari come il cubo o il prisma mentre ci sono abbondanti esempi di forme non euclidee come parabole o iperboli.
Se si guarda alle principali caratteristiche che deve avere oggi un progetto sostenibile, è possibile ritrovarle tutte nelle opere dell’architetto catalano. Pur senza disporre dei moderni ritrovati della tecnologia, Gaudì è riuscito a trovare delle soluzioni architettoniche nel campo del risparmio energetico e nel riutilizzo delle risorse, che ancora oggi sono più che valide nello sviluppo del concetto di architettura eco-sostenibile. Il tutto sempre tenendo presente anche la funzione artistica degli edifici, senza mai separare il concetto di “funzionale” da quello di “bello”, e anzi facendo in modo che questi fossero necessari l’uno all’altro, dando quindi al lato estetico la stessa dignità e necessità degli altri elementi del modo di costruire.
Si
possono quindi vedere uno per uno i vari aspetti della progettazione e
della costruzione degli edifici, e trovare nell’architetto spagnolo
soluzioni e suggerimenti più che validi ancora oggi. La maggiore
difficoltà è scindere i diversi piani: spesso uno stesso dettaglio
contribuisce sia sul piano estetico che su quello funzionale, o assolve
a diverse funzioni. Ad esempio nella casa Battlò le ceramiche che
rivestono il cavedio centrale hanno un colore via via più chiaro man
mano che si scende verso il basso. Oltre ad essere “bello”, questo
rivestimento assicura una migliore trasmissione della luce. Proprio
dalla luce partiremo per questo piccolo viaggio a caccia degli
insegnamenti dell’architetto catalano. Dopo di essa sarà la volta dei
materiali, quindi dell’efficienza energetica (è stato Gaudì il primo a
parlare di “casa passiva”) e infine del comfort.
Gaudì e la luce
Uno degli errori che si commette nel progettare un edificio è considerarlo separatamente dal contesto ambientale che lo circonda. Questo vale sia per gli aspetti più puramente estetici, e quindi dà vita a strutture che stridono con ciò che le circonda, o con ciò che c’era “prima del loro arrivo”, ma anche per caratteristiche più funzionali. L’uso della luce è un esempio lampante, a partire dall’orientamento stesso dell’edificio. Tenere conto dell’esposizione al sole, e progettare di conseguenza edifici che sfruttino al massimo il calore e l’illuminazione esterni evita di dover supplire con la luce artificiale, con la tecnologia che quindi serve da correttivo alla cattiva progettazione invece che da supporto. A proposito di entrambi gli aspetti, quello estetico e quello funzionale, Gaudì scriveva:
“La virtù sta nel mezzo. Mediterraneo vuol dire in mezzo alla terra. Sulle sue rive la luce mediana è a 45 gradi, che è quella che meglio definisce le cose e ne rivela la forma; è il luogo dove sono fiorite le grandi culture artistiche, a causa di questo equilibrio di luce, né troppa né troppo poca, poiché entrambe accecano e i ciechi non vedono…”
La
luce nelle opere gaudiane rappresenta la “padrona di casa”,educata e
mai invadente. Questo effetto viene ottenuto sfruttando caratteristiche
macroscopiche, come appunto l’orientamento degli edifici, ma anche
piccoli accorgimenti nascosti o soluzioni innovative per alcuni
dettagli della costruzione. Ad esempio nella villa “El capricho” a
Comillas, nel nord della Spagna (1883-1885), le mura esterne vengono
interrotte da alte e ampie finestrature che catturano la maggior
luminosità possibile, ma l’architetto prevede anche di dotarle di doppi
vetri e scuri interni, adatti alle condizioni climatiche del luogo,
ventoso e piovoso (è da notare che i doppi vetri sono il primo
accorgimento che si raccomanda oggi quando si parla di risparmio
energetico, perché le finestre sono la maggiore fonte di dispersione
del calore). Inoltre, nel posizionare la casa nell’area, Gaudì ha
l’accortezza di non accostarla al terreno in pendenza, ma di lasciare
sul lato sud uno spazio sufficiente a illuminare le camere nel fronte.
Ma dove il genio di Gaudì riguardo all’illuminazione raggiunge le sue vette è negli edifici sacri, in cui riesce a conciliare le esigenze di efficienza, arte e funzionalità.
“La
luce dei templi deve essere solo quella indispensabile e non di più,
poiché in una chiesa si ha bisogno di raccoglimento, e le fonti di luce
troppo potenti distraggono e trasmettono agitazione… La luce dev’essere
giusta, né troppa né poca, si deve avere luce sufficiente per seguire
con il messale e partecipare attivamente al sacrificio”
Gli esempi in questo senso sono molti: nel Collegio Teresiano (1888-1890) attraverso la struttura portante della sezione centrale Gaudì riesce a garantire una luminosità diffusa dall’alto verso il basso che attraverso una serie di patii e aperture raggiunge anche i luoghi più “remoti”, come la galleria centrale del piano terra. Nella celebre Sagrada Familia invece, l’effetto finale della luce è studiato per rafforzare il concetto di “bosco di pietra” che l’architetto voleva dare all’edificio. Per questo la chiesa è piena di superfici che diffondono la luce, sotto forma di paraboloidi che costituiscono le volte delle navate. Grazie a queste, unite alla forma e alla disposizione delle finestre, nella cattedrale si forma una serie di sfumature luminose che danno al fedele la reale impressione di trovarsi all’interno di un bosco. Questo effetto è rafforzato dall’ubicazione di lampade e ceri, che quindi aiutano, e non sostituiscono la luce artificiale.
Tornando dal sacro al profano, questi esempi ci dicono che anche in casi più semplici della costruzione di una cattedrale, una corretta progettazione deve tener conto delle caratteristiche della luce esterna e “sfruttarla”. Accorgimenti come la disposizione degli edifici (e delle stanze all’interno di questi), il posizionamento delle finestre e dei “punti luce” artificiali possono contribuire a rendere gli spazi più vivibili, e anche ad abbassare il costo della bolletta.
Gaudì e i materiali
Se si guarda alla tristezza delle nostre periferie e al grigiore delle nostre palazzine risulta difficile pensare che la scelta dei materiali sia una priorità di chi costruisce. In effetti la nostra edilizia, specie quella più popolare, sconta decenni di sviluppo praticamente selvaggio, tesa a soddisfare esigenze di rapidità ed economicità che poco lasciavano all’efficienza energetica e anche a criteri più estetici, ma allo stesso modo molto importanti. In questo senso, parlare di Gaudì potrebbe sembrare fuori luogo, dato il carattere prevalentemente artistico con cui comunemente si guardano le sue opere. In realtà, uno sguardo più profondo sulle scelte fatte dall’architetto catalano riguardo ai materiali utilizzati nelle sue opere offre un’idea completamente diversa, che, come già visto per la luce, appare quasi profetica se rapportata ai criteri moderni con cui da qualche anno si cerca di conciliare le costruzioni con l’ambiente che le circonda.
I
dettami dell’architettura sostenibile nel campo dei materiali possono
essere riassunti in pochi punti essenziali. Uno dei primi criteri è che
vanno usati materiali disponibili in grande quantità, di tipo grezzo,
possibilmente recuperando tecniche costruttive locali e materiali
disponibili in loco. In questo Gaudì è stato un maestro assoluto. Egli,
per esempio, non ha mai usato le volte di mattoni “alla catalana” al di
fuori della Catalogna e ha sempre impiegato materiali autoctoni come
per l’esterno delle Cantine Guell a Garraf, costruito in muratura di
pietre grezze di colore grigio tipiche di quel tratto di costa. E alle
sue scelte Gaudì riesce sempre a coniugare anche l’aspetto estetico.
Così descrive i materiali impiegati nella cripta di Santa Colomna de
Cervellò:
“Una
combinazione di laterizi ricotti e un conglomerato di scorie e di
piriti conferisce alle parti inferiori il tono esatto del terreno
sabbioso; verso l’alto il grigio diventa più argenteo e simile al
colore del tronco dei pini che circondano l’edificio; più in alto ci
sarebbero stati i verdi, che si armonizzano con le chiome degli alberi,
con le cime che chiudono l’orizzonte e infine il cielo”.
Queste frasi potrebbero aprire qualsiasi libro sull’architettura sostenibile. Ma Gaudì non si limita solamente a utilizzare materiali e tecniche costruttive locali. Egli ricerca sempre nuove potenzialità espressive delle stesse, realizzando innovazioni spaziali e strutture ardite, nel rispetto della conoscenza secolare dei materiali. In tutte le sue opere si possono cogliere questi elementi, soprattutto nella bellezza dell’arco parabolico usato nelle strutture.
Né
bisogna pensare che Gaudì non abbia avuto attenzione anche per gli
aspetti “economici” delle sue opere. Ne è un esempio il Collegio
Teresiano. In questo caso era stato concesso all’architetto catalano un
budget limitato, ma lui seppe sfruttarlo riuscendo a dare valenza
artistica e strutturale a materiali “poveri” come la pietra grezza
color ocra e il mattone di tono non uniforme. La rigorosità e la
sobrietà del progetto furono determinanti per erigere rapidamente
l’edificio e contenere i costi di costruzione secondo le richieste del
committente senza rinunciare però alla qualità e alla bellezza estetica
degli spazi, tra i più interessanti di quelli concepiti
dall’architetto. È da notare inoltre come la gran parte dei materiali
usati da Gaudì, in questo e negli altri edifici, sia facilmente
recuperabile e riciclabile. Un esempio è visibile nella chiesa della
Colonia Güell, dove le aperture all’esterno sono dotate di particolari
grate di protezione ottenute con aghi di scarto provenienti dalla
fabbrica tessile della colonia, sagomati e disposti secondo un disegno
a maglia triangolare.
Infine, accanto agli elementi descritti finora, l’architetto catalano non dimentica mai di tener conto degli aspetti energetici, quindi più “utilitaristici” se paragonati alla bellezza estetica delle sue costruzioni. Un esempio ne sono le mura della tenuta Güell per le quali si ispira all’antica tradizione mediterranea delle costruzioni in terra cruda. Questa viene impiegata da Gaudì per la sua buona inerzia termica con lo scopo di evitare il surriscaldamento degli ambienti interni durante il periodo estivo e accumulare calore durante quello invernale. Inoltre, per proteggere la terra dagli agenti atmosferici, l’architetto catalano progetta un sistema di pannelli prefabbricati in cemento, che servono ad aumentare ulteriormente la capacità termica della terra cruda, utilizzata come riempimento. In termini tecnici si parla di “sfasamento e smorzamento dell'onda di calore”. Un concetto “moderno”, che Gaudì aveva già però messo in pratica, senza trascurare la valenza estetica dell’intervento, disegnando i pannelli in cemento con rilievi semicircolari, disposti sfalsati per creare un piacevole gioco di luci e ombre.
Gaudì e l'efficienza energetica
Sentiamo
spesso parlare di sostenibilità ambientale o edilizia sostenibile,
senza però che venga chiarito il significato di questi termini e quali
siano i criteri da seguire quando si vuole realizzare un intervento
sostenibile.
La definizione “classica” di sostenibilità è:
“soddisfare i propri bisogni preservando le risorse per le generazioni
future”. Ad oggi sembra difficile perseguire questi obiettivi senza
dover rinunciare a qualcosa, ma già in passato Gaudì aveva dimostrato
come questo fosse possibile, realizzando costruzioni belle,
confortevoli e tecnologicamente avanzate per quell’epoca, il tutto nel
rispetto dell’ambiente e con un uso oculato delle risorse.
Attualmente il settore edilizio ha il primato negativo di maggior consumo di energia. Per l’Europa si parla del 40% (dal 1971 ad oggi l’aumento di richiesta di energia è stato del 70%). A questo va aggiunto l’inquinamento atmosferico che per il 50% è da attribuire al settore dell’edilizia, il quale comporta anche l’uso del 50% delle risorse naturali.
Al fine di contenere gli sprechi di energia, oltre all’impiego delle moderne tecnologie e materiali che garantiscono un buon isolamento, vanno adottati alcuni accorgimenti di cui Gaudì fu maestro.
Fondamentale
è l’analisi del sito dove si va a costruire, considerando tutti gli
aspetti climatici, dal soleggiamento, alla ventosità, alla piovosità,
per sfruttare al meglio le condizioni ambientali del luogo. L’edificio
deve essere inserito razionalmente nel territorio con un corretto
orientamento per ottenere il massimo rendimento dall’irraggiamento
solare. I locali all’interno dell’abitazione vanno distribuiti in modo
tale da sfruttare al meglio le condizioni climatiche più adatte alla
loro funzione.
Le superfici finestrate devono essere dimensionate in base all’esposizione e all’orientamento delle facciate sulle quali si aprono, per avere dei buoni apporti solari e una buona illuminazione naturale, soprattutto durante la stagioni fredde.
Importante
è evitare il surriscaldamento degli ambienti interni in estate e quindi
le finestre vanno schermate con accorgimenti più o meno raffinati come
le finestre del Convento Teresiano. Qui Gaudì crea un vano nella
muratura esterna che accoglie le caratteristiche persiane a lamelle
mobili di legno. Con questo ingegnoso sistema riesce a controllare
l’irraggiamento solare sia chiudendo o aprendo le persiane, sia
attraverso le lamelle mobili in legno, che permettono di illuminare
indirettamente evitando però il surriscaldamento degli ambienti
interni. Inoltre lasciando le finestre aperte può circolare l’aria
favorendo la ventilazione naturale.
In questi ultimi anni i consumi energetici sono incrementati anche a causa del massiccio impiego di impianti di raffrescamento. L’utilizzo dei condizionatori è dovuto in parte all’aumento delle temperature ed in parte alle maggiori esigenze di comfort abitativo, ma soprattutto alla scadente qualità costruttiva degli edifici.
Così come Gaudì creò dei sistemi ingegnosi per schermare le parti vetrate seppe anche sfruttare l’inerzia termica dell’involucro dell’edificio, garantendo un buon sfasamento e smorzamento dell’onda termica, come per le mura perimetrali della tenuta Guell.
Va
quindi prestata particolare attenzione alle prestazioni energetiche
dell’edificio sia d’inverno che d’estate per ridurre notevolmente gli
sprechi di energia e i costi delle bollette.
Il corretto orientamento dell’edificio e dei locali interni, il soleggiamento, l’illuminazione naturale, il raffrescamento estivo, sono elementi imprescindibili per una buona progettazione di un edificio a basso consumo e strettamente necessari per quelle che oggi vengono chiamate case “passive”.
Le moderne tecnologie ed il progresso hanno portato notevoli vantaggi ma hanno anche distolto l’attenzione dalla natura, alla quale invece Gaudì guardava come patrimonio attivo e stimolatore.
“La creazione continua incessantemente per strumento degli uomini, l’uomo non crea: scopre e riparte da questa scoperta. Coloro che cercano le leggi della natura per comporre nuove opere, collaborano con il Creatore; i copisti non collaborano. Per questo l’originalità consiste nel tornare alle origini”
La sua attenzione non si rivolgeva solo ai caratteri climatici del luogo ma anche alle risorse naturali, sapendole sfruttare in maniera intelligente. Rispettava l’architettura locale e utilizzava materiali presenti in loco, come ad esempio per il Palazzo Episcopale di Astorga, evitando così onerosi trasporti, che oggi sono fonte di inquinamento, causa le emissioni di anidride carbonica.
Risorse preziose come l’acqua venivano recuperate con sistemi più o meno complessi. Nel Parco Güell attraverso i sedili ondulati e le calotte sferiche prefabbricate della grande piazza, viene raccolta l’acqua piovana che per mezzo di una cavità entro le colonne del sottostante mercato, alimenta una cisterna sotterranea di 12.000 mc, per il fabbisogno dei residenti. La salamandra, animale leggendario carico di simbolismo, che si vede sulla grande scalinata, è il troppo pieno della cisterna che si trova appunto sotto il colonnato.
Gaudì dimostra la sua particolare attenzione verso la natura e le esigenze dell’uomo, sfruttando in modo accorto le risorse naturali per costruire edifici in cui è garantita un alta qualità di vita sia dal punto di vista fisico che psichico. Più velocemente di quanto si pensasse oggi siamo giunti al punto di dover ripensare il nostro stile di vita al fine di non sprecare quanto è prezioso per il nostro stesso sostentamento. Guardare al passato può essere utile per riprogettare il futuro.
Gaudì e il comfort abitativo
L’Organizzazione Mondiale
della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico,
sociale e mentale, non semplicemente assenza di malattia. Ciò dimostra come la
qualità della vita, da diversi punti di vista, sia importante al fine di mantenere
la propria salute. Se consideriamo che ormai l’uomo trascorre il 90% della sua
giornata in ambienti chiusi appare chiaro come sia fondamentale garantire la
salubrità di questi luoghi. La ricerca internazionale è concorde
nell’attribuire al microclima interno ed alla presenza di inquinanti la
responsabilità di malattie patologiche e non, chiamate Malattia Provocata dagli
Edifici e Sindrome da Edificio Malato.
Quando
andiamo a visitare un vecchio edificio, oltre alla qualità architettonica e al
perfetto inserimento nel contesto naturale o urbano, sentiamo che si tratta di
uno spazio vivibile, ma questo di norma non accade per le moderne costruzioni,
fatta eccezione per quegli edifici costruiti secondo i criteri di bioedilizia,
che prestano particolare attenzione ai materiali utilizzati sia nella
costruzione che nell’ arredo, alla luce naturale ed alla ventilazione dei
locali, ai colori e alla funzionalità degli spazi.
Indubbiamente Gaudì è riconosciuto come architetto dal gusto estroso e forse un po’ bizzarro, ma chi ha avuto occasione di entrare nelle sue costruzioni è rimasto colpito dallo stato di benessere che si percepisce. Ma perché si sta così bene in una casa di Gaudì? Perché la sua attenzione per la natura e di rimando per l’uomo, “L’architettura crea l’organismo e perciò deve avere una legge in accordo con quelle della natura”, ha indirizzato la sua progettazione quasi maniacale, con la sua costante presenza in cantiere, con la cura di ogni fattore, di ogni elemento, di ogni dettaglio anche se nascosto alla vista.
Lo studio del colore, le forme sinuose e naturali ricreano ambienti piacevoli che ricordano la vita all’aria aperta alla quale l’uomo è sempre stato vocato.
Queste forme sono accarezzate dalla luce naturale che entra dalle finestre, dai cavedi, dai lucernari, dimensionati e posizionati in modo tale da sfruttare al meglio le condizioni del luogo dove costruiva. Le ampie vetrate progettate da Gaudì utilizzano la luce e l’energia del sole, ma diventano anche mezzo per legare l’ambiente interno con quello esterno, attraverso viste strepitose sul paesaggio circostante e accorgimenti utili a mettere in relazione i due ambienti come per esempio la vetrata tripartita di casa Batllò che è completamente apribile, creando un suggestivo rapporto di continuità tra il soggiorno e la città.
L’architetto catalano è attento non solo alla luce ma anche alla ventilazione naturale per garantire un ottimale ricambio d’aria degli ambienti chiusi con appositi sistemi di pozzi di ventilazione interni, come si possono vedere in casa Milà o in casa Batllò, e aperture regolabili posizionate nei lucernari, nelle porte interne e nelle finestre. Aprendo e chiudendo queste alette è possibile creare dei ricircoli d’aria all’interno dei locali. Sistema che al giorno d’oggi è più tecnologico, con la ventilazione controllata forzata, che può essere abbinata anche a sistemi di recupero del calore.
Non meno importante è l’uso del colore e Gaudì scrive in un’agenda: “L’ornamentazione è stata, è e sarà colorata; la Natura non ci presenta nessun oggetto in maniera monocromatica, del tutto uniforme per ciò che riguarda il colore, né nella vegetazione, né nella geologia, né nella topografia, né nel regno animale. Sempre, il contrasto del colore è più o meno vivo e da ciò deriva il fatto che, obbligatoriamente, dobbiamo colorare in parte o per intero un elemento architettonico, colorazione che forse scomparirà affinché la mano del tempo si incarichi di dargliene una più propria e opportuna per una cosa ormai vecchia”.
Infatti tutte le sue costruzioni sono caratterizzate da colori accesi e vivi, perfettamente armonizzati tra loro per riproporre anche negli ambienti chiusi la gaiezza della natura. È ormai assodato da tempo che il colore incide fortemente sullo stato psichico delle persone ed in questi ultimi anni sono stati realizzati diversi interventi in scuole ed ospedali che hanno ottenuto un riscontro positivo sia sulla salute delle persone che sulla loro redditività.
Gaudì con la sua sensibilità e la sua attenta progettazione ha dimostrato come la cura nella scelta dei materiali e dei colori, le forme geometriche, l’attenzione al dettaglio, anche non visto, l’ingegnosità nell’ideare soluzioni tecnologiche sempre nuove, siano fondamentali per costruire edifici dall’elevato comfort abitativo, che oggi si potrebbero annoverare tra gli esempi di edifici costruiti in bioedilizia.
Si ringrazia per la collaborazione redazionale il giornalista Pier David Malloni

