Cemento in quota per Tremalzo?

Ancora cemento in quota per Tremalzo?

di Stefano Ischia

Dicono di voler riaprire le piste da sci per i bambini, per le famiglie, per i ragazzi e intanto progettano di costruire 65 mila metri cubi di alberghi e seconde case. Questo è il nocciolo del problema. Tremalzo, splendida località montana della val di Ledro, area naturalistica di valenza internazionale, stazione sciistica di modeste proporzioni chiusa dal 1999, è nelle mire dell’imprenditore Alcide Leali, ex patron di Air Dolomiti, che vuole rimettere in piedi gli impianti di risalita e realizzare contemporaneamente nuove strutture turistiche.

 Le peculiarità di Tremalzo

Un'occhiata alla località montana da quattro punti di vista diversi:

  • L'area di Tremalzo è "uso civico" per secolare tradizione: gli allevatori e i cittadini utilizzano il territorio per fare legna e per il pascolo del bestiame.
  • L'ambiente.  La conca di Tremalzo, a 1600 metri d'altezza, sul confine con il Parco Alto Garda Bresciano, è uno dei siti di importanza comunitaria (Sic) più pregiati del trentino: i suoi 21 endemismi (specie floreali uniche al mondo o rarissime) sono quotati in ambito accademico e scientifico a livello internazionale da decenni. Da qualche anno la malga di Tiarno di Sotto è stata trasformata in museo naturalistico.
  • La valenza sociale. Per quasi un ventennio, dal 1980 al 1999 (la prima idea risale al 1968),  a Tremalzo si scia grazie a cinque impianti di risalita. La stazione montana è utilizzata da ragazzi, famiglie, scolaresche che vogliono imparare a sciare, divertirsi sulla neve, praticare attività sportiva, anche agonistica. Nel 1999 gli impianti finiscono la loro vita tecnica e vengono chiusi. La società sportiva Tremalzo, che riunisce tutti i piccoli sciatori ledrensi, chiede la ristrutturazione di sciovie e seggiovie e la riapertura delle piste.
  • Progetti di speculazione edilizia annessi alle piste di discesa. Già negli anni '80 nella conca di Tremalzo venivano fabbricate alcune villette e casette. Nel 2000 la società Irvat, titolare degli impianti (conta numerosi soci ledrensi; la maggioranza, il 62,16%, è di Giovanni e Dionisio Tiboni), ipotizza un rilancio della stazione sciistica. Ma l'operazione non si regge economicamente e non trova molti sostenitori. Irvat, che peraltro non naviga in buone acque, non demorde. Avvia le richieste per ottenere le autorizzazioni per un nuovo progetto di ristrutturazione e ampliamento delle piste. Al fianco di Irvat la "Engineering San Basilio" s.r.l. di Trento di Luciano e Lorenzo Perini. La prima proposta (cinque impianti) è bocciata dalla Valutazione d'impatto ambientale. Al secondo tentativo passa un progetto ridotto (tre piste, quelle esistenti, visto che nel frattempo due erano state smantellate). Le amministrazioni comunali sembrano sostanzialmente favorevoli ma rimangono intatti i dubbi sulla sostenibilità economica dell'operazione.

 

Atterra l'ex patron di Air Dolomiti

Nel 2004 si materializza il deus ex machina, Domenico Alcide Leali, ex patron di Air Dolomiti (nel giugno 2003 ha venduto le sue quote a Lufthansa) che promette di metterci i soldi in prima persona a patto che a dirigere le operazioni sia lui.

I Comuni si lasciano solleticare volentieri dall'idea: con il consenso delle amministrazioni municipali ledrensi (Concei, scettica sulla bontà dell'operazione, dopo alcuni mesi si tirerà fuori), Leali assume il controllo del 55% di Irvat, passivi compresi, il resto rimane ai Comuni e a pochi altri soci. La parte pubblica, attraverso la Provincia (centrosinistra senza Rifondazione comunista), sovvenzionerà l'intervento di ripristino degli impianti con diversi milioni di euro. Il pubblico regalerà contributi a una società privata, all'Irvat.

A questo punto sorge un dubbio. Ma se il primo progetto di rilancio di Irvat, quello avviato nel 2000 dalla coppia Tiboni-Perini, non si reggeva in piedi dal punto di vista economico -  poche piste, impianti costosi, pochi i potenziali sciatori visto che Tremalzo non è Campiglio - come farà Leali a rendere redditizia l'intera operazione di rilancio? La risposta è semplice: posto che il lucro non si fa sugli impianti, l'imprenditore di Odolo punta sul mattone, su una grande e sontuosa struttura turistica. Un albergo imponente, da 36 mila metri cubi, e un complesso vacanziero ad alta qualità per famiglie facoltose. Complessivamente Leali ipotizza 65 mila i metri cubi di cemento nuovi di zecca. L'imprenditore bresciano cerca di presentarsi bene, dice di voler diminuire da 2500 a 800 il numero di sciatori/giorno ma poi piazza in quota una colata di cemento fresco. Fatto per buona parte di residence e seconde case proprio quando la Provincia con la legge Gilmozzi cerca di stoppare l'inflazione di appartamenti turistici. I Comuni si sono lasciati allettare dalla carota ma il carro a rimorchio non trasporta carote.

Il villaggio vacanze, secondo le idee dell'imprenditore di Odolo, rimarrà aperto tutto l’anno e intercetterà turisti a ogni stagione. D’inverno, facendo leva sulla neve con un impianto di risalita, tre piste di discesa, due per gli slittini, due anelli di fondo, a disposizione di tutti. D’estate e nelle mezze stagioni, puntando sulle passeggiate, sul centro naturalistico della malga di Tiarno di Sotto, su un allevamento di bestiame, su un agritur, sulle escursioni montane e a cavallo e su tutto quanto può offrire un hotel di lusso. Un po’ come già succede in Südtirol o in Austria. L’operazione è da 60 milioni di euro circa. Lui, Leali, ce ne metterà 50, milione più milione meno. L’Irvat 8 (il 45% è dei Comuni della val di Ledro escluso Concei), in gran parte pubblici, per gli impianti. Il rientro dei costi è calcolato in 15 anni. Leali, che non è l’ultimo arrivato, sa che la zona ha un’importanza botanica e naturalistica di spicco. Farà leva anche su questo per realizzare i suoi obiettivi.


Ponti d'oro a Leali

Leali stringe un patto di ferro con Vito Oliari, sindaco di Tiarno di Sopra, che si trascina dietro gli altri quattro primi cittadini (Molina di Ledro, Pieve di Ledro, Bezzecca e Tiarno di Sotto). Nell'agosto 2005 Tiarno di Sopra, infatti, stende tappeti rossi ai capitali e alle idee di Leali. Si crea una corsia preferenziale che accelera i tempi delle procedure burocratiche.

L’11 maggio 2005 con determinazione n. 28, il comune di Tiarno di Sopra affida all’ingegnere Mirko Gazzini l’incarico di stendere la variante al Piano regolatore del Comune di Tiarno di Sopra in riferimento alla zona circoscritta della conca di Tremalzo allo scopo di “valorizzare tutta la zona di Tremalzo per definire le linee di sviluppo in rapporto anche con le iniziative pubbliche (Irvat) (sic!) e private al fine di realizzare infrastrutture e dotazioni di ricettività alberghiera e residenziale tale da rilanciare la stazione sciistica attualmente in stato di profondo degrado e abbandono”.  Gazzini, per la cronaca, vanta incarichi all'ufficio pianificazione del Comune di Arco, allo studio Ata di Morandini ed è collaboratore della  «Civil engineering» dello studio Marco Angelini. Angelini, a sua volta, è affermato professionista di Arco, responsabile della Margherita per gli enti locali, vicino all'assessore ai lavori pubblici Silvano Grisenti e cura, per conto di Leali, il coordinamento generale dello sviluppo di Tremalzo.

Il I luglio 2005, con lettera protocollata in data 19 luglio 2005, Leali, a fronte di contatti avuti con l’amministrazione comunale, chiede di poter acquisire quattro ettari di fondi municipali a Tremalzo (le  particelle fondiarie, p.f., 1996/15, 1996/17, 1996/18, 1996/8 , 1997/49 e la particella edificiale, p.ed., 164/8; metri quadrati complessivi 41.295) per potervi realizzare il suo Piano di sviluppo concertato con l’ente pubblico. Sono terreni gravati da uso civico.

Il I agosto 2005, uno in fila all'altro due colpi da maestro: il consiglio comunale di Tiarno di Sopra delibera di vendere i quattro ettari direttamente a Leali e adotta la variante "Tremalzo" del Piano regolatore.

Quanto al primo aspetto, sulla base della perizia di stima firmata da Gazzini, Tiarno di Sopra valuta equa l'alienazione dei terreni per 138.900 euro, tenuto conto del valore delle opere di urbanizzazione e le infrastrutture che Leali si impegna a realizzare per conto del Comune, pari a 1.995.000. Perciò il valore delle aree è di 2.133.900 euro. Agli amministratori municipali sembra pacifico che debba essere la cittadinanza ad accollarsi le spese di urbanizzazione per un'operazione che pure prevede incassi prevalentemente privati. Come sembra pacifico che si debbano vendere i terreni a trattativa privata senza metterli all'asta. Il consiglio comunale di Tiarno di Sopra, dunque, con delibera n. 23 del I agosto 2005, propone uno scambio: chiede alla Provincia di poter sgravare da vincolo di uso civico le proprietà da vendere, a fronte dell’apposizione del medesimo vincolo su altri cinque ettari (di bosco), le p.f. 1325 e 1625 in località Taialonga per complessivi mq. 57.140 già di proprietà comunale. Questo per rispettare la legge che prevede che l’estinzione del vincolo sia legata a un effettivo beneficio per la generalità degli abitanti e che vi sia compensazione mediante apposizione del vincolo su altri beni idonei di pari valore o superficie. Un certo numero di allevatori e contadini non è contento e presenta ricorso alla delibera comunale. «È sconcertante - rileva il consigliere provinciale Roberto Pinter - che il Comune di Tiarno di Sopra venda a Leali, a trattativa privata, quattro ettari (con la malga di Tiarno di Sopra) gravati da uso civico. Il Comune si giustifica dicendo che ci sono gravi e eccezionali circostanze. Ma la motivazione non regge. E poi non c’è stata trasparenza. Il Comune aliena un bene pubblico di uso civico secolare e non fa capire alla comunità quello che sta facendo».

Il secondo aspetto. Nella stessa seduta il Consiglio comunale, con la delibera n. 24, adotta la variante al Piano regolatore, firmata da Gazzini, comprensiva dello studio di impatto ambientale e di incidenza essendo aree inserite nel Sito di Interesse Comunitario “Monti di Tremalzo e Tombea IT 3120127”. 


Le proteste

Questo colpo di mano suscita immediate proteste. Contadini, cittadini e consiglieri provinciali inondano di ricorsi, osservazioni e interrogazioni il comune di Tiarno di Sopra - retto da un monocolore, lista unica di area Margherita - e il consiglio provinciale.

I consiglieri provinciali di maggioranza Roberto Bombarda, Verdi, e Roberto Pinter, Ds, e il consigliere autonomista d'opposizione Carlo Andreotti stendono dettagliate e severe interpellanze al presidente del consiglio provinciale.

Si contesta:

  1. Il piano di sviluppo proposto da Leali. Il progetto prevede un'eccessiva cementificazione del territorio e scelte contrarie alla sua salvaguardia. L’area di Tremalzo e Tombea ospita uno dei Siti di importanza comunitaria più rilevanti dell’intero Trentino: un vero e proprio “parco naturale”, ricchissimo di flora endemica - addirittura con le maggiori concentrazioni dell’arco alpino - che attende di essere tutelato e valorizzato attraverso un piano di gestione che faccia propri gli indirizzi e le indicazioni delle direttive europee.
  2. Lo sgravio dell’uso civico. In cosa consiste il “beneficio per la generalità degli abitanti” visto che non si andranno a realizzare, sull’area sgravata, servizi e opere pubbliche bensì un hotel residence privato con marginali spazi di uso pubblico?
  3. L’alienazione. Si vende un bene (delibera n. 23) e subito dopo (delibera n. 24) se ne cambia la destinazione senza avere la certezza che la Provincia approverà la variante al Piano regolatore.
  4. Le opere di urbanizzazione e delle infrastrutture da destinare a uso pubblico. Dovrebbero essere a carico di chi realizzerà l’albergo/residence e non della collettività
  5. La scelta dell'area. Rispetto alle zone disponibili, il Comune ha scelto proprio l’area adibita a pascolo a ridosso di una malga storica, prevedendo, ironia della sorte, di trasformare la stessa in museo.
  6. L'anomalia. Il collaboratore della Civil Engineering Mirko Gazzini ha certificato il prezzo di vendita, a trattativa privata, dell'area d'uso civico quando la stessa "Civil Engineering" sta seguendo lo sviluppo urbanistico per conto di Leali. 

Il sospetto, poi, è che Leali spari alto. Chieda, cioè, 65 mila metri cubi di cemento per ottenerne 30 mila. E una volta che si avvia un modello di questo tipo - altre esperienze trentine lo testimoniano - è impossibile fermare ulteriori sviluppi. Sarà sempre facile all’imprenditore dimostrare che c’è la necessità di realizzare nuove opere, nuove piste, nuovi alberghi.

Inoltre il polo sciistico ipotizzato da Leali appare autoreferenziale, un nucleo turistico sufficiente a se stesso, incapace di essere volano per l'economia della valle di Ledro.


Trento stoppa Leali

In ogni modo, le voci ambientaliste e critiche non sembrano, in generale, pregiudizialmente contrarie a una ristrutturazione degli impianti esistenti. Rolando Mora, consigliere dell'Unione dei Comuni della Val di Ledro, Roberto Bombarda (in un'intervista a l'Adige) e anche Alessandro de Guelmi, assessore del Comune di Concei, in diverse occasioni si sono espressi per un mantenimento delle piste, purché senza speculazione edilizia. Insomma: un sì al valore sociale della stazione sciistica e un no a un'ulteriore esagerata cementificazione.

In giunta provinciale chi più spinge per dare corda a Leali è Silvano Grisenti (assessore ai lavori pubblici, Margherita) che sul territorio, in val di Ledro, ha numerosi agganci. Grisenti potrebbe trascinarsi a ruota gli altri assessori della Margherita, tranne, presumibilmente, l'assessore all'urbanistica Mauro Gilmozzi, autore della legge che limita la proliferazione indiscriminata di seconde case.

Il 10 febbraio 2006, però, una doccia fredda scuote Leali e i suoi progetti di sviluppo. Sia la vendita dei terreni di uso civico, sia la variante al piano regolatore di Tiarno di Sopra (all'esame della Commissione urbanistica provinciale) subiscono uno stop da parte della giunta provinciale. Il governatore del Trentino Lorenzo Dellai (Margherita), rispondendo alle interrogazioni di Pinter, Bombarda e Andreotti, ferma l'iter urbanistico (Valutazione d'impatto ambientale e di incidenza da rifare) e la vendita dei quattro ettari di pascolo all'impreditore bresciano. Non è una bocciatura in toto dell'operazione ma sicuramente la manovra (variante + vendita) tentata il I agosto 2005 a Tiarno di Sopra si arena e tutta l'attenzione ora verte sulla compatibilità tra il progetto di sviluppo e le peculiarità del sito naturalistico.