Osservazioni di Legambiente al Piano Rifiuti 2006 della Provincia (doc 131KB)
Tutte le osservazioni al Piano Rifiuti 2006, con risposte P.A.T. (pdf 68KB)
Ordine del giorno sull’inceneritore, congresso CGIL febbraio 2006 (doc 56KB)
CGIL A CONGRESSO: I delegati bocciano l’inceneritore (L'Adige 4.2.2006 pdf)
Beppe Grillo a Trento (L'Adige 10.2.2006 pdf 296KB)
Il primo ordine del giorno del Comune di Trento (doc 48KB)
L’assenso del Comune alla localizzazione a Ischia Podetti (doc 48KB)
Favoino e Giuliano in Consiglio comunale (doc 188KB)
Documento del gruppo di lavoro sulla bioessicazione (doc 36KB)
Accordo per lo smaltimento delle ecoballe a Mantova (doc 168KB)
Accordo per lo smaltimento delle ecoballe a Como (doc 168KB)
Le osservazioni del Comune al progetto di inceneritore (doc 40KB)
Delibera PAT l’inceneritore a Ischia Podetti (doc 72KB)
Presentazione del progetto preliminare al Consiglio comunale (doc 184KB)
Il progetto delle raccolte differenziate a Trento (pdf 888KB)
Nimby e il digiuno a rotazione (pdf 76KB)
Referendum propaganda per il NO (pdf 908KB)
Lettera di Nimby ai parroci (pdf 32KB)
Italia Nostra scrive ai sindaci (pdf 60KB)
Il primo incontro pubblico di Nimby (pdf 56KB)
Nimby piattaforma per una nuova gestione dei rifiuti (pdf 28KB)
Delibera PAT costituzione gruppo di lavoro sulla bioessicazione (doc 56KB)
Il TAR respinge il ricorso di Nimby (doc 68KB)
La denuncia di Nimby alla Commissione europea (pdf 180KB)
Il Comune chiede di modificare il Piano provinciale dei rifiuti (pdf 116KB)
Delibera PAT realizzazione 4° lotto a Ischia Podetti (doc 44KB)
Delega della PAT ai Comuni per la realizzazione dell’inceneritore (doc 36KB)
Odg Calzà sulla riduzione dei rifiuti (doc 48KB)
La guida europea alla gestione dei rifiuti (pdf 624KB)
L’inceneritore di Parigi (pdf 808KB)
Convegno PAT sugli ecoacquisti (pdf 84KB)
Delibera PAT sospensione 3° lotto a Ischia Podetti (doc 60KB)

Un inceneritore da 100 mila tonnellate e la raccolta differenziata al 65%. È questa l’ultima proposta di Dellai per risolvere la questione rifiuti in Trentino. Ma come siamo arrivati a questa decisione? E soprattutto, sarà proprio questa la soluzione definitiva alla questione rifiuti in Trentino?
Tutto è cominciato nell’ottobre del 1999 quando la stampa locale rivelò la disponibilità del Comune di Trento ad ospitare un inceneritore. Qualche mese prima infatti la prima giunta Dellai aveva sancito la fine delle discariche in Trentino. All’epoca per gli uffici provinciali l’inceneritore avrebbe dovuto bruciare almeno 300.000 tonnellate di rifiuti l’anno. Intanto la raccolta differenziata languiva intorno al 16-17%.
È iniziata così la lunga querelle che ancora oggi tiene banco sulle prime pagine dei giornali e che anima il dibattito nei palazzi della politica, in un interminabile confronto tra chi considera l’inceneritore pericoloso e comunque inutile e chi, invece, lo ritiene indispensabile (altrimenti saremo costretti a mangiarci i rifiuti, come disse un giorno l’assessore Grisenti con un’espressione colorita).
Per arrivare alla soluzione oggi sul tavolo ci sono volute decine di sedute del Consiglio comunale, i convegni organizzati dalla Provincia e dagli ambientalisti, la presentazione di “tonnellate” di documenti, studi, ordini del giorno, delibere, le visite agli impianti di Brescia, Karlsruhe, Bergamo, Lodi, Parigi, la nascita di comitati spontanei e di gruppi di lavoro, i digiuni di semplici cittadini e di rappresentanti del clero. E mentre il dibattito si faceva via via più rovente, le dimensioni dell’inceneritore si riducevano. In un lento ma progressivo dimagrimento siamo arrivati a 270 mila tonnellate, poi a 210 mila, a 170-140 mila fino a raggiungere la taglia attuale di 100 mila tonnellate.
Non è certo facile dar conto in maniera esaustiva di una discussione che dura da tanti anni. In queste pagine proviamo a fare un po’ di chiarezza proponendo una breve cronistoria del confronto, corredato da documenti ufficiali utili a chiunque volesse approfondire il tema.
L’esito del dibattito è ancora aperto. Ma oggi su alcuni punti nodali la condivisione è quasi unanime.
Per prima cosa, si è compreso che il problema rifiuti si risolve riducendone la produzione. Per raggiungere lo scopo l’innovazione tecnologica ci verrà certo in soccorso. Ma sono fondamentali i comportamenti individuali, soprattutto nei consumi. È tempo che anche la Giunta provinciale aumenti gli investimenti nella “prevenzione”, visto che ad oggi poco si è fatto in questo senso. E forse, in questo senso, dal III aggiornamento del piano provinciale dei rifiuti ci si poteva aspettare qualcosa di più. Gli stanziamenti sono ancora troppo pochi.
In secondo luogo, la raccolta differenziata è diventata un patrimonio comune di tutte le realtà locali del Trentino. Possiamo quindi essere più ambiziosi. Anche per questo la Giunta provinciale ha deciso di alzare l’obiettivo al 65 per cento di differenziata. E dopo le osservazioni di comuni e associazioni, il III aggiornamento potrebbe limare verso l’alto questa previsione.
Sono ancora del tutto aperte le questioni economiche e finanziarie. Si è detto tanto sui costi delle raccolte differenziate. Ma la verità è che ancora oggi non esistono documenti ufficiali che stabiliscano quanto costerà ai cittadini bruciare le proprie immondizie nell’inceneritore. Colmare questa lacuna con uno studio specifico è indispensabile, anche considerando le ingenti spese che la Provincia dovrà sobbarcarsi per la bonifica di Ischia Podetti, per la realizzazione dell’impianto e per la sua messa a regime.
Sui costi ambientali, indubbiamente non trascurabili, il dibattito è ancora aperto e lo sarà fino all’ultimo. E ciò è solo un bene. Perché, qualsiasi sia la decisione finale, l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni non può abbassarsi. È in gioco la salute pubblica e la qualità dell’ambiente.
Febbraio 2006
Il congresso provinciale della Cgil del Trentino discute un ordine del giorno sull’inceneritore di Ischia Podetti. Nel testo si ribadisce la contrarietà della Cgil alla realizzazione dell’impianto e si chiede una politica che punti alla riduzione dei rifiuti. L’ordine del giorno viene votato a maggioranza dall’assemblea congressuale. È la prima volta che il sindacato si esprime ufficialmente contro l’inceneritore.
Intanto Nimby porta Beppe Grillo a Trento. “Non bruciamoci il futuro” è il titolo della serata in cui, l’ospite d’eccezione non perde occasione di bacchettare i politici locali. Il palazzetto dello sport di Gardolo è completamente esaurito. Accanto a Beppe Grillo partecipano relatori scientifici che illustrano i rischi ambientali dell’inceneritore e le possibili alternative nella gestione dei rifiuti.
dicembre 2005: Concluso lo studio condotto da Provincia, A.P.P.A. e Idecom, sulle comunità che maggiormente si sono impegnate nella raccolta differenziata e premiati i comuni "ricicloni" del Trentino.
Organico; carta e cartone; vetro, plastica e lattine; miglior percentuale di differenziata; minori quantità avviate allo smaltimento: queste le cinque categorie analizzate, tenendo conto anche della dimensione dei comuni: fino a 1000 abitanti, fra 1000 e 5000, fra 5000 e 15000, sopra i 15000 abitanti.
Nella raccolta differenziata spiccano, per ognuna di queste fasce, Preore (73%), San Michele all'Adige (76,5%), Borgo Valsugana (60,3%) e Trento (38,3%).
novembre 2005: l’assemblea dei comuni trentini, riuniti a San Michele all’Adige, concorda di potenziare il sistema delle raccolte differenziate. Si punta a raggiungere il 65% di differenziata in provincia. L’impianto di incenerimento viene ridimensionato fino a raggiungere la quota di 100.000 tonnellate annue. L’assemblea si chiude però senza deliberare alcun documento ufficiale.
ottobre 2005: il dibattito sull’inceneritore torna ad animare il Consiglio comunale di Trento. Subito dopo le elezioni, che hanno riconfermato il sindaco Alberto Pacher, con una serie di ordini del giorno le minoranze chiedono il blocco dell’inceneritore. La maggioranza presenta una propria mozione che ribadisce la scelta dell’impianto di termovalorizzazione ma chiede alla Provincia la convocazione di un’assemblea dei Comuni per rivedere il piano provinciale di smaltimento e migliorare gli obiettivi delle raccolte differenziate. Al termine di tre giornate di discussione e sebbene senza l’appoggio di Verdi e Socialisti, il Sindaco Pacher incassa il sì di 28 consiglieri al documento della sua maggioranza.
L’Unione europea avvia una procedura di infrazione verso l’Italia per non aver ricevuto, tra l’altro, proprio la documentazione inerente la denuncia di Nimby contro l’inceneritore di Trento. Il Presidente Dellai accusa il Governo di non aver trasmesso gli atti a Bruxelles.
settembre 2005: Italia Nostra invia una lettera aperta a tutti i sindaci del Trentino chiedendo di opporsi alla realizzazione dell’inceneritore anche in virtù delle nuove competenze in materia di smaltimento che il Consiglio provinciale ha delegato proprio agli enti locali. Intanto la Provincia, con una delibera presentata dall’assessore Grisenti, amplia la capacità residua di Ischia Podetti.
agosto 2005: Nimby prova a coinvolgere i parroci trentini nella battaglia contro l’inceneritore. Dopo l’invio di una lettera, alcuni religiosi, tra cui padre Alex Zanotelli, aderiscono alla catena del digiuno. La notizia ha un’eco nazionale.
marzo 2005: Nimby Trentino divulga un documento che riassume i principi e le azioni coerenti con una corretta gestione della filiera dei rifiuti ribadendo l’inutilità dell’inceneritore.
febbraio 2005: Nimby Trentino e Coldiretti provinciale organizzano un convegno che ha per tema la difesa dei suoli dagli inquinanti prodotti anche dagli inceneritori. È la prima volta che l’organizzazione degli agricoltori scende in campo contro l’impianto di incenerimento. I relatori del convegno sono Gianni Tamino, docente di Diritto Ambientale a Padova e Fabrizio Fabbri, già direttore scientifico di Greenpaece Italia.
gennaio 2005: Nimby non si arrende e ricorre alla giustizia europea. Con una formale denuncia alla Commissione europea, accusa la Provincia di Trento di non aver rispettato la legislazione europea nella valutazione degli impatti ambientali del futuro inceneritore sui siti di importanza comunitaria a monte e a valle di Ischia Podetti. La denuncia può essere inoltrata da qualunque cittadino europeo e deve affrontare un giudizio di legittimità prima di proseguire il suo iter.
Il Sindaco Pacher e il vicesindaco Andreatta visitano un impianto di termodistruzione di Parigi, in fase di realizzazione proprio in centro città lungo Senna.
dicembre 2004: con legge 10, il Consiglio provinciale modifica l’art. 72 del testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell'ambiente dagli inquinamenti affidando ai Comuni, in forma associata, le fasi del trattamento e smaltimento dei rifiuti, comprese realizzazione e gestione del futuro impianto di incenerimento. La modifica di legge, a detta della Giunta provinciale, si è resa necessaria per permettere l’affidamento diretto a Trentino Servizi della progettazione e gestione dell’inceneritore, senza passare attraverso le procedure europee d’appalto. Fino alla stipula di una formale convenzione tra i comuni, le competenze riguardo realizzazione e gestione dell’impianto, restano in capo al Comune di Trento.
Intanto il TAR di Trento respinge il ricorso di Nimby contro la decisione della Giunta Provinciale di realizzare l’inceneritore ad Ischia Podetti.
settembre 2004: Nimby organizza il convegno “Non bruciamoci il futuro!” al quale partecipano tecnici nella gestione dei rifiuti che espongono i risultati della raccolta differenziata in alcuni comuni del Veneto. Tra gli altri interviene anche il Sindaco di Montebelluna.
marzo 2004: a Roncafort nasce Nimby trentino (www.ecceterra.org), un comitato spontaneo di cittadini che si batte contro la realizzazione dell’impianto. Nimby lancia l’idea di una catena del digiuno. Quotidianamente gli attivisti si alternano nel rispettare una giornata di digiuno in segno di protesta.
novembre 2003: il referendum voluto dalle opposizioni in Consiglio Comunale ed appoggiato dalle associazioni ambientaliste riunite in un manifesto comune non raggiunge il quorum. I votanti sono stati solo il 23,7% degli aventi diritto. Tra questi l’81,3% si è pronunciato contro la realizzazione dell’impianto a Ischia Podetti.
settembre 2003: acquisite una serie di osservazioni da soggetti pubblici, da associazioni e singoli cittadini, il progetto preliminare dell’inceneritore viene approvato dall’Ufficio di Via con alcune prescrizioni.
agosto 2003: le prima 5 mila tonnellate di ecoballe lasciano la discarica di Ischia Podetti alla volta di Mariana Mantovana, in provincia di Mantova.
luglio 2003: il Consiglio comunale di Trento approva un ordine del giorno in cui sono riportate le osservazioni del Comune al progetto di inceneritore. Secondo il documento, l’impianto non potrà bruciare più di 150 mila ton/anno, dovrà prevedere a monte un sistema di pretrattamento. Inoltre il Comune e Provincia istituiranno un comitato tecnico paritario per sovrintendere alla elaborazione del nuovo progetto che, comunque, dovrà essere sottoposto al vaglio del Consiglio comunale prima dell’avvio delle procedure di appalto.
giugno 2003: il gruppo di lavoro tecnico voluto da Comune e Provincia approva all´unanimità un documento in cui indica la necessità di valorizzare la bioessiccazione nel futuro sistema di smaltimento. Intanto l’assessorato provinciale all’Ambiente organizza un convegno sulla riduzione dei rifiuti e lancia l’iniziativa Ecoacquisti.
maggio giugno 2003: con due distinte delibere, la Provincia si accorda con le province di Mantova e Como per conferire ad alcune discariche e inceneritori della Lombardia i rifiuti imballati a Ischia Podetti.
marzo 2003: La commissione dei garanti del Comune di Trento dichiara legittimo il quesito referendario proposto dal comitato capeggiato dal consigliere Buffa. In pochi giorni vengono raccolte le firme indispensabili all’organizzazione della consultazione popolare.
febbraio 2003: in Consiglio Provinciale si tiene un acceso dibattito sulla questione rifiuti. Il Presidente Dellai ribadisce l’indisponibilità della provincia a trasformare i rifiuti in CDR (combustibile da rifiuti trattabile nei forni dei cementifici) perché, a suo dire, molti studi proverebbero la tossicità della bioessicazione. L’assemblea ribadisce la necessità di proseguire nel progetto di realizzazione dell’impianto di termodistruzione, ma le minoranze si vedono approvato un ordine del giorno che chiede alla giunta provinciale di realizzare al più presto un impianto di compostaggio.
A fine mese, del tutto a sorpresa, Dellai, in accordo con il Sindaco di Trento, annuncia l’istituzione di un gruppo tecnico di studio, aperto alla partecipazione anche di esperti delle associazioni ambientaliste, per una valutazione complessiva dei sistemi di pretrattamento dei rifiuti, inclusa la bioessicazione.
gennaio 2003: il Comune di Trento chiede di poter attendere i dati sui rischi per la salute per dare il proprio parere sul progetto. Intanto l´Istituto Negri di Milano confuta la tesi dell’Università di Trento secondo cui il processo di bioessiccazione produrrebbe diossina. Il Comune di Trento acquisisce il parere dell’Istituto Negri. Contestualmente Tullio Buffa, capogruppo di An in consiglio comunale, deposita la richiesta di un referendum sulla localizzazione dell’inceneritore a Ischia Podetti. Il Consiglio comunale si riunisce per la presentazione dello studio di impatto ambientale redatto dalla Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento.
dicembre 2002: la SIT deposita all’Ufficio di VIA il progetto di inceneritore e lo studio di impatto ambientale redatto da un gruppo di docenti di ingegneria dell’Università di Trento che di fatto approva le caratteristiche dell’impianto (forno a griglia, camino di circa 100 m d’altezza), sia la localizzazazione ad Ischia Podetti. Lo studio però boccia il sistema integrato e la bioessiccazione perché emetterebbe diossina. Lo studio di impatto ambientale è ancora privo dello studio degli effetti sulla salute in fase di predisposizione dal Politecnico di Milano. Nonostante ciò si apre la procedura di valutazione dell’impatto ambientale.
ottobre 2002: viene reso pubblico un documento della Provincia che scandisce i tempi per la realizzazione dell’inceneritore. Il consigliere Merler, che si dichiara all’oscuro di tutto, restituisce polemicamente la sua delega sui rifiuti al sindaco Pacher. Sui giornali locali divampa la polemica sulla bioessicazione.
agosto 2002: a conclusione della procedura di VIA, il Piano provinciale dei rifiuti viene adottato formalmente dalla Giunta provinciale che, anche sulla base delle osservazioni del Comune di Trento, modifica le previsioni delle raccolte differenziate che ora devono raggiungere la soglia del 50% su base provinciale entro il 2007.
luglio 2002: dopo una lunga sperimentazione della raccolta porta a porta nel quartiere della Bolghera, il Consiglio comunale di Trento approva un compiuto sistema delle raccolte differenziate. Fondovalle e collina avranno due modalità di raccolta leggermente diverse ma entrambe improntate alla separazione della frazione organica e della carta. Nei mesi successivi le percentuali di raccolta differenziata passano dal 13% di inizio 2002 al 35% della fine del 2003.
giugno 2002: durante una speciale seduta del Consiglio comunale si confrontano il prof. Michele Giuliano, sostenitore della tecnologia dell’inceneritore a griglia, e il prof. Enzo Vittorio Favonio, sostenitore dei sistemi di bioessicazione. Il Consiglio provinciale organizza una conferenza informativa sui sistemi di smaltimento dei rifiuti presso la sede dell’ITC. Si confrontano docenti universitari ed esperti del settore.
aprile 2002: la Giunta provinciale approva il 2° aggiornamento del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti che prevede una raccolta differenziata al 40 per cento entro il 2007 e un inceneritore capace di bruciare 280 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Si apre la procedura di VIA sul Piano. Rimane ancora aperta l’ipotesi di realizzare un sistema integrato (bioessicazione e incenerimento) per lo smaltimento finale dei rifiuti.
febbraio 2002: il neonato Forum per una corretta gestione dei rifiuti che riunisce le associazioni ambientaliste della città di Trento, organizza un convegno all’auditorium dell’oratorio del Duomo. Il Comitato prende spunto dalla Guida per la gestione dei rifiuti in aree di montagna dell’Unione Europea per riaffermare la propria contrarietà all’impianto. Guest star dell’incontro è Walter Ganapini, membro onorario del Comitato scientifico dell’Agenzia europea per l’ambiente e ora Presidente di Greenpeace.
gennaio 2002: con una delibera della Giunta Provinciale viene modificata la localizzazione del futuro impianto di incenerimento. Dalla zona nord dell’ex cava, ora utilizzata per lo stoccaggio delle ecoballe, la localizzazione dell’inceneritore viene spostata sull’ex 3° lotto che deve essere completamente bonificato dopo le infiltrazioni dell’autunno 2000.
novembre 2001: il Consiglio comunale di Trento approva il piano per la gestione integrata dei rifiuti del consigliere Merler. Si ipotizzano nuove tecnologie per il compostaggio e si pongono le basi per il potenziamento delle raccolte differenziate. Il documento viene integrato da un ordine del giorno del consigliere Calzà che sollecita la Giunta comunale ad adottare alcune iniziative per la riduzione dei rifiuti prodotti. Grazie a questa delibera il Comune avvia una serie di sperimentazioni per il contenimento dei rifiuti. Nei mesi successivi viene avviato, tra l’altro, un protocollo d’intesa con la grande distribuzione e un servizio di noleggio stoviglie per le feste capestri. Nel 2004 si inaugura, d’intesa con le associazioni ambientaliste, la festa del riuso.
settembre 2001: ASM Brescia, la società che gestisce l’inceneritore più grande d’Italia, acquisisce il 20% di Trentino Servizi diventando partner dello sviluppo tecnologico della holding trentina che a partire dal 1° gennaio 2003 riunirà definitivamente ASM Rovereto e SIT. Si apre una lunga polemica sui patti parasociali che legano le società. Per gli ambientalisti le clausole sembrano imporre la realizzazione di un eventuale inceneritore sul modello di quello di Brescia. Il Sindaco smentisce a più riprese.
luglio 2001: in conseguenza delle infiltrazioni, la Provincia sospende il progetto di realizzazione del 3° lotto. Senza questo intervento, Ischia Podetti non può ospitare altri rifiuti. D’ora in avanti dovranno essere imballati e stoccati in attesa di essere smaltiti. La Provincia delega a SIT la progettazione di un nuovo 3° lotto a ridosso della montagna con lo sbancamento del conoide di materiale detritico.
aprile 2001: la Provincia delega formalmente alla SIT la progettazione dell’impianto di incenerimento, mentre il consigliere delegato Merler, per conto del Comune di Trento, chiede alla Provincia di valutare l´ipotesi di introdurre degli impianti di bioessicazione simili a quelli già progettati a Bergamo e a Lodi.
marzo 2001: la SIT verifica l’esistenza di alcune infiltrazioni nella discarica di Ischia Podetti provocate dall’innalzamento della falda acquifera negli strati non impermeabilizzati dei lotti più vecchi. Dopo le prime indagini, le autorità provinciali dichiarano la discarica sito inquinato ai termini dell’art. 9 del Decreto Ministeriale 25 ottobre 1999, n. 471. Nonostante questo la SIT dichiara che non si è verificata alcuna dispersione di percolato nell’Adige. La SIT aveva già attivato una linea di imballaggio dei rifiuti in attesa della realizzazione di un 3° lotto di discarica in altezza, nella zona centrale del sito tra i vecchi 1° e 2° lotto.
novembre 2000: le eccezionali precipitazioni autunnali provocano una pericolosa piena dell’Adige e diverse pericolose frane. L’innalzamento della falda causa una serie di allagamenti in città.
maggio 2000: con una delibera del Consiglio Comunale di Trento, il Comune concede l’utilizzo dell’area di Ischia Podetti per la realizzazione dell’impianto di con la precisa prescrizione che il nuovo sistema non produca emissioni inquinanti.
aprile 2000: il Sindaco Pacher affida al consigliere comunale della Margherita Luigi Merler una delega speciale per la gestione dei rifiuti nel Comune di Trento.
marzo 2000: una delegazione del Consiglio comunale di Trento visita l’innovativo gassificatore di Karlsruhe (il cui funzionamento però viene sospeso nei mesi successivi per problemi tecnici) e l´inceneritore tradizionale di Brescia.
ottobre 1999: indiscrezioni di stampa rivelano che, a fronte del rifiuto di Rovereto, il Comune di Trento, nel gruppo di lavoro provinciale sullo smaltimento dei rifiuti, ha confermato la propria disponibilità ad ospitare un impianto di incenerimento dei rifiuti. Nella seduta del 15 ottobre il Consiglio comunale di Trento approva un ordine del giorno con cui dà mandato alla Giunta di procedere alla verifica dei sistemi tecnologici per lo smaltimento dei rifiuti, oltre ad approntare un piano di potenziamento delle raccolte differenziate