Cosa fare dell’acqua bene pubblico

di Alessio Manica

 In questi giorni si è riacceso il dibattito attorno ad un tema che considero da sempre centrale nel mio impegno da consigliere: l’uso ed il governo del bene acqua. Le ragioni che già renderebbero l’acqua elemento di vertice nelle priorità e nelle responsabilità di un amministratore pubblico, rese ancor più urgenti in questi anni dove la necessità di confrontarsi con le difficoltà del pianeta è diventata emergenza, assumono in Trentino una valenza rafforzata in ragione del suo forte sfruttamento a fini energetici, che aumentano la necessità di un forte governo pubblico.
Nelle prossime settimane la Provincia Autonoma di Trento sarà chiamata a scegliere se tornare proprietaria per intero, attraverso Dolomiti Energia, di Hydro Dolomiti la società che gestisce le grandi concessioni idroelettriche e che è proprietaria dei beni necessari alla  produzione. Se l’acqua è la ricchezza di questo territorio, questa società ne è certamente la cassaforte per gli importanti utili finanziari che origina producendo appunto energia elettrica.  La Provincia è chiamata ad una scelta perchè può esercitare il diritto di prelazione rispetto ad un’offerta privata avanzata i questi mesi da una cordata di finanziarie per l’acquisto del 40% della proprietà della società oggi in mano di un fondo straniero.
Penso sia un’occasione da non lasciarci sfuggire, per diverse ragioni a partire da quella più prosaica di tenere i profitti derivanti dallo sfruttamento dell’acqua il più possibile in mano pubblica e quindi con un implicita ricaduta più diffusa. Ma non solo. I decenni che ci aspettano saranno complessi e conflittuali attorno al bene pubblico acqua e quindi, accanto al necessario ruolo di governo affidato agli strumenti di pianificazione, risulta strategica anche la leva del pieno controllo di chi il bene lo sfrutta per produrre in questo caso energia e da essa utili.
Dovremo tenere assieme usi potabili, agricoli, salute dei corsi d’acqua e appunto sfruttamento energetico; compito che potrebbe essere non semplice e che certamente non può essere vincolato dalla “necessità” di produrre utili.
Un riacquisto che certamente vale centinaia di milioni di euro. In una scala di priorità che chi governa deve obbligatoriamente darsi, ritengo però che le risorse necessarie si possono e debbano essere trovate, nel bilancio della Provincia ma non solo.
La seconda proposta infatti che da anni sottopongo all’attenzione del Consiglio Provinciale e che confido possa riprendere forza dal dibattito che si sta sviluppando, è quella di sperimentare una forma di riappropriazione collettiva del bene acqua, immaginando di proporre una parte della proprietà ai trentini in maniera diffusa. In questo modo sarebbe possibile anche mettere in moto parte del grande risparmio giacente nelle banche sostenendo l’investimento dell’ente provinciale.
Gli strumenti si possono trovare se si condivide l’obiettivo di governare diversamente le società che operano sul bene acqua: cogliamo questo passaggio per avviare un percorso che potrebbe essere unico in Italia e che darebbe una declinazione nuova e vera alla parola Autonomia.
Partendo per l’appunto dal bene pubblico per eccellenza: l’acqua.
(Alessio Manica è consigliere provinciale del Partito Democratico)