Vecchi mestieri di Cembra

di Marianna Calovi

Il “Sentiero dei vecchi mestieri” non è solo una passeggiata tra i boschi attraverso gli affascinanti versanti della Valle di Cembra che scendono ripidi fino alle acque del torrente Avisio; è un vero e proprio viaggio nel tempo alla scoperta di antichi passaggi e tracce lasciate da quella civiltà contadina che da secoli abita e salvaguarda questo territorio. Armatevi di comode scarpe da trekking e di una macchina fotografica e lasciatevi suggestionare da tutti quei segni che lungo il cammino raccontano storie di cura e di tutela del paesaggio, di migrazioni e di abbandoni. Ma anche di ritorni.

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Il sentiero comincia dall’abitato di Grauno (976 m.) e scende lungo la Valle del Rio dei Molini, un affluente dell’Avisio che divide i due centri di Grumes e Grauno. È grazie ad una serie di interventi di ripristino del percorso da parte del Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale della Provincia Autonoma di Trento che oggi è possibile ripercorrere questo antico tratto di collegamento, importante punto di passaggio sin dal Medioevo poiché metteva in comunicazione la Valle dell’Adige con la Valle di Cembra. Attraverso il ponte sull’Avisio era poi possibile raggiungere l’altra sponda e proseguire verso l’Altopiano di Pinè e la Valsugana.

Tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento la sistemazione della rete stradale sui due versanti della Valle modificò radicalmente l’asse viario e commerciale, ripercuotendosi anche sul popolamento e sul comparto economico di questa zona che nei secoli aveva conosciuto uno sviluppo protoindustriale. Oggi sono ancora visibili i resti di segherie, mulini, fornaci per la cottura della calce e fucine per la lavorazione di metalli e tessuti, a testimoniare l’esistenza di quegli “antichi mestieri” che un tempo permettevano di rifornire i centri limitrofi di beni di prima necessità, attrezzi, legnami e stoffe. Degli oltre venti opifici esistenti, di cui alcuni attivi fino agli anni ’50 del Novecento, ne sono stati restaurati tre: il Molino Cristofori, la Fucina Cristofori e la Segheria Veneziana, l’ultima a cadere in disuso negli anni ‘60.

Foto di Patrick Odorizzi

Proseguendo lungo il sentiero il paesaggio si apre, il bosco si dirada, si incontrano i primi masi abitati e il rumore dell’acqua del torrente Avisio si fa sempre più forte. Siamo arrivati al “Pont de la Rio” (600 m.), ripristinato e inaugurato nel 2009 dopo essere stato distrutto dall’alluvione del 1966. Al di là del ponte si raggiunge la località Molini (600 m.), nel comune di Sover, dove gli appassionati di storia possono rievocare la battaglia combattuta nel 1796 proprio in questa piana tra la popolazione locale e i francesi di Napoleone.

Procediamo, perché la seconda parte del percorso è molto suggestiva dal punto di vista naturalistico: per un lungo tratto si risale l’Avisio passeggiando prima nel letto del fiume (attenzione, nel caso di piena ci possono essere esondazioni!) e poi percorrendo delle passerelle a picco sul torrente da cui si godono panorami mozzafiato. Oltre agli splendidi colori del bosco (di abeti banco e rosso, pioppi, faggi e pini silvestri) si possono scorgere le tracce di terrazzamenti e di antichi masi e osterie ormai abbandonati, come il maso Castelir che fu dimora per molti viandanti e commercianti del passato. Dobbiamo immaginare che fino a non troppo tempo fa questa zona era profondamente diversa da quella che vediamo ora. Il bosco veniva controllato e contenuto dall’uomo che su questo territorio costruiva masi e muretti a secco per poter coltivare la terra. Dobbiamo immaginare un paesaggio terrazzato che dalle sponde dell’Avisio si arrampicava sui versanti dove si coltivava la segala, il grano, l’orzo, alberi da frutto e ortaggi, e dove si curavano i prati e i pascoli. Oggi, ad eccezione di qualche recupero dove si è intervenuti soprattutto con impianti di piccoli frutti e orti, il bosco sembra essersi riappropriato del territorio, abbandonato dall’uomo.

Proseguendo con il nostro percorso si arriva al maso Pianaci (680 m.) e si sale attraverso una mulattiera fino al paese di Piscine (876 m.), dove il “sentiero dei vecchi mestieri” lungo circa 5 km termina (tempo di percorrenza: 3.30/4 ore). A questo punto vi siete più che meritati una pausa gustosa; il mio consiglio è di fermarsi alla Pensione Maria di Piscine, capace di offrire un ambiente confortevole e una cucina attenta ai prodotti tipici del territorio. Ma state attenti a non mangiare troppo che a Grauno bisogna tornare a piedi! Lo si può fare percorrendo una strada sterrata alternativa, il percorso vita che porta fino a Sover. Da qui si scende fino al ponte sull’Avisio, attraverso uno splendido sentiero circondato da muri a secco, e si ripercorre la via che porta fino a Grauno.

Per chi vuol saperne di più sulla storia di questo percorso consiglio la lettura “Il Sentiero dei vecchi mestieri. Da Grauno a Piscine di Sover”, a cura di Roberta Gottardi, Comunità della Valle di Cembra, 2012.


Foto: Patrick Odorizzi e Stefano Campo

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