La pernice bianca, una dama sulle nevi

di Andrea Mustoni e Filippo Zibordi

Molto oltre il limite della vegetazione arborea, dove iniziano i ghiacciai, tra ghiaioni e rocce, eccezionalmente ambientata al duro clima dell’alta montagna, vive la specie forse più interessante e sicuramente meno studiata e conosciuta dei tetraonidi: la pernice bianca.

Questa specie deve il suo nome scientifico alla somiglianza delle sue zampe a quelle della lepre, dal greco lagos = lepre e pous = piede. In effetti, le dita delle sue zampe in inverno sono fittamente ricoperte da un fitto piumaggio che aumenta la superficie portante, esattamente come una racchetta da neve. Questa caratteristica facilita notevolmente la progressione nella neve, che spesso ricopre le quote più alte dove vivono le pernici. Sempre come adattamento al clima rigido, il piumaggio dell’abito invernale, tipicamente bianco, è particolarmente fitto e le penne sono gonfie d’aria per mantenere a lungo il calore del corpo.
Ma la specie mostra anche una costante muta del piumaggio da cui deriva con tutta probabilità la seconda parte del nome scientifico sopra citato. È così che l’aspetto della pernice bianca cambia durante il corso dell’anno, adeguandosi, oltre che alle modificazioni stagionali del clima, anche al colore dell’ambiente circostante, alla continua ricerca del mimetismo. Si passa quindi dal bianco candido dell’inverno a colorazioni brune o bruno grigiastre tipiche del periodo estivo, quando solo parte delle ali rimangono chiare, in netto contrasto con il resto del corpo.
Il becco è nero brillante e, nel maschio, è collegato all’occhio da una sottile striscia nera. Nella porzione superiore del capo spiccano due caruncole (rigonfiamenti) rosse, particolarmente evidenti nel periodo degli amori.
Il peso constato su esemplari di tutti i paesi dell’Arco Alpino oscilla tra i 350 e i 600 grammi e sembra essere maggiore durante il periodo invernale rispetto a quello della stagione più mite, forse in risposta alla necessità di protezione dal freddo. La lunghezza del corpo è intorno a 30-40 cm e l’apertura alare massima di 60 cm.
Contrariamente a quanto potrebbe far pensare un’errata interpretazione del suo nome scientifico, la pernice bianca non è assolutamente muta: al contrario canta volentieri, specialmente nel periodo degli amori e prima del cambiamento del tempo. Il richiamo del maschio è profondo e rauco; suona come un “grroo-groh” ripetuto, più o meno frequentemente, a ritmo diverso e assomiglia al rumore di un bastone che passa su una fila di lattine.
La pernice è anche un’ottima volatrice: quando un gruppo di esemplari si alza in un volo appena udibile e sorvola il terreno con movimenti perfettamente coordinati, leggeri ed eleganti, quasi non si crederebbe di vedere delle ali, ma piuttosto delle farfalle. Questa impressione ottica è dovuta in parte ai movimenti delle ali bianche e in parte al fatto che il volo segue esattamente la conformazione del terreno. Quando si tratta di distanze lunghe, il volo è invece diritto e il battito delle ali regolare, simile a quello dei colombi.
L’habitat preferito dalla specie si trova nell’orizzonte alto alpino, tra i 2000 e i 3500 m s.l.m.. Tipici ambienti di vita della pernice bianca sono i ghiaioni con vegetazione scarsissima, gli avvallamenti ombrosi e i canaloni nei quali la neve rimane a lungo oppure i pendii sassosi e rocciosi, che offrono buona visuale ma anche copertura (protezione).
Da un punto di vista alimentare, la specie è ben adattata al consumo di piante resistenti al freddo dell’inverno, probabilmente originarie del nord, relitti dell’era glaciale proprio come lo è la stessa pernice bianca.

 

La pernice bianca, in Europa e in Trentino

In Europa la pernice bianca è presente in Islanda, Scozia, Fennoscandia e, come resto glaciale, su Alpi e Pirenei, con una consistenza complessiva valutata tra le 400.000 e le 740.000 coppie nidificanti.
Sulle Alpi la presenza della specie è stata interessata negli ultimi decenni da una forte contrazione numerica e di areale. Sull’Arco Alpino italiano nel 1986 erano stimate come presenti 7.000-10.000 coppie concentrate soprattutto nel settore centro-orientale. Nel 2003 la stima è scesa a circa 5.000-8.000 coppie nidificanti (Piano Faunistico Provinciale – Provincia Autonoma di Trento, 2003), distribuite dalle Alpi Marittime alla Alpi Giulie. Considerando il trend della popolazione, in via cautelativa è possibile ipotizzare che il numero sia ad oggi diminuito ulteriormente.
Un altro dato importante è che in Italia, a differenza della Svizzera e più in generale della parte più centrale delle Alpi, sono spesso presenti popolazioni piccole, apparentemente isolate tra loro e caratterizzate da una dinamica di popolazione negativa.
In Trentino la pernice bianca è monitorata grazie a censimenti primaverili pre-riproduttivi ed estivi post-riproduttivi effettuati su 18 aree campione.
Considerando i dati ottenuti dai censimenti primaverili condotti tra 1998 e il 2007 il valore di densità pre-riproduttiva appare in netto e costante decremento. Oltre a questo la specie non sembra più essere presente in zone storicamente conosciute per la sua frequentazione.

L’insieme dei dati a disposizione deve quindi far riflettere attentamente sul difficile futuro del tetraonide in provincia.
Più nel dettaglio, sulla base di un Modello di Valutazione Ambientale realizzato nel 2008 dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento (“Distribuzione reale e potenziale di ungulati e galliformi in provincia di Trento”), si evidenzia uno scostamento tra distribuzione reale e potenziale, che sembra suggerire come la pernice frequenti esclusivamente le zone poste alle quote più elevate alla ricerca di condizioni ecologiche più “fredde”, forse perché più consone alle sue caratteristiche di relitto glaciale.
Sulla base della contrazione di areale evidenziata dal paragone con la distribuzione di cui si ha memoria storica, risulta in particolare evidente la necessità di valutare in modo critico tutti i fattori che possono influire sullo stato di conservazione della specie, ivi compreso il prelievo venatorio.
Da un punto di vista legale la specie è considerata cacciabile in base alla L 157/92 (art 18) e alla LP 24/91 (Art. 29) e soggetta a prelievo venatorio contingentato dal 1989; è inoltre inserita nell’Allegato III della Convenzione di Berna e nell’Allegato I della Direttiva CEE 79/409 (Direttiva Uccelli). La pernice bianca è peraltro considerata una specie ornitica vulnerabile secondo la Lista Rossa degli Uccelli italiani e “a rischio” in quella degli Uccelli trentini.

Nel 2003, con delibera della Giunta provinciale, sulla base della Valutazione di Incidenza disposta dal Servizio Faunistico e del parere espresso dal Servizio Parchi e Conservazione della Natura, è stata sospesa la caccia alla pernice bianca nei SIC compresi all’interno di aree protette. Con la prima revisione del piano faunistico provinciale approvata nel dicembre del 2010, la caccia alla specie è stata sospesa in attesa che l’esito dei monitoraggi porti a confermare per i prossimi anni un’auspicabile ripresa numerica e di estensione degli areali.