Sulla via dell’orso. Dialogo tra uomo e natura

di Solomon Tokaj

Riproponiamo l’articolo pubblicato venerdì 11 novembre 2016 sul Corriere del Trentino, in cui Solomon Tokaj parla del libro “Sulla via dell’orso” di Anna Sustersic e Filippo Zibordi (edito nel 2016 da Idea Montagna e patrocinato da Ambiente Trentino). Ogni venerdì, nella sua rubrica “Pagine ebbre”, Solomon Tokaj abbina la recensione di un libro alla storia di un vino, una birra o un distillato di produzione trentina o sudtirolese. Al libro di cui siamo tanto orgogliosi è toccato il Dedit di Filanda de Boron, piccolissima azienda agricola attiva dal 2008 a Tione di Trento, ai piedi dell’Adamello. “Un Solaris che fa bene all’uomo senza far male all’orso e a tutto quello che sta intorno a entrambi”, parola di Solomon Tokaj!

Saper ascoltare

Il primo ricordo di un cinema risale al 1988: non avevo ancora sei anni, la sala mi sembrava un’enorme astronave e sullo schermo la storia straziante de L’orso mi ha tolto il sonno per qualche giorno, oltre a prosciugarmi di lacrime. Si trattava del famosissimo film del regista francese Jean-Jacques Annaud, tratto dal romanzo The Grizzly King, scritto nel 1916 da James Oliver Curwood. La stella del film era Bart, un orso kodiak di quasi sette quintali che, in piedi sulle zampe, sfiorava i tre metri. Un bestione dal cuore tenero, che diventava amico di un orsetto rimasto orfano. La morte di mamma orsa, in apertura del film, credo sia ancora responsabile di buona parte dei miei turbamenti.

Anche l’ultima volta che sono andato al cinema in scena c’era un orso: pochi giorni fa, La pelle dell’orso mi ha messo di nuovo alla prova con la morte del plantigrade, nel bel film di Marco Segato con il sempre bravissimo Marco Paolini, tratto dall’omonimo libro di Matteo Righetti edito da Guanda nel 2013. Qui l’orso è “El Diaol”, animale-simbolo prima ancora che creatura vivente, presenza negativa che si umanizza solo con la morte.

Orsi e ricorsi storici, una vita costellata dalla presenza di questo animale, da quello di pezza rubato alla sorella maggiore e diventato mio per sempre, fino a quelli in carne, pelliccia e ossa che da anni sono tornati a gironzolare per i monti e le valli del Trentino. A loro è dedicato Sulla via dell’orso. Un racconto trentino di uomini e natura, un libro tra i più belli pubblicati quest’anno in ambito locale (edito da Idea Montagna con il patrocinio di Ambiente Trentino), scritto con passione e grande mestiere da Anna Sustersic, giornalista freelance triestina di nascita e trentina d’adozione, e Filippo Zibordi, esperto di conservazione della fauna, che avendo lavorato direttamente al progetto Life Ursus conosce molto bene la materia.

L’orso, ci raccontano gli autori, tenta di parlarci, quasi fosse un ambasciatore del mondo naturale: a noi imparare ad ascoltarlo, in un incontro con “l’altro” che l’uomo del XXI secolo non sembra più capace nemmeno di immaginare.

Un vino di montagna

Per una storia di montagna ci vuole un vino di montagna, uno di quelli che abbia respirato fin da piccino l’aria fresca che scende dai ghiacciai, che si sia abbeverato nelle acque gelate dei torrenti e che magari abbia persino visto l’orso scorrazzare tra i filari. Risponde sicuramente a tutti questi requisiti il Dedit di Filanda de Boron, piccolissima azienda agricola attiva dal 2008 a Tione di Trento, ai piedi dell’Adamello. Un progetto che nasce dalla passione di Nicola Del Monte, quinta generazione di una famiglia proprietaria di un edificio settecentesco, nato come filatoio per la seta, trasformato poi in stalla e diventato poi sede di questa originalissima cantina. Nicola coltiva e vinifica il Solaris, una varietà resistente a bacca bianca ormai diffusa nella nostra regione, adatta a essere coltivata in climi freddi come quelli alpini. Non è un caso che sia anche presidente della sezione trentina della PIWI, l’associazione internazionale che ha come obiettivo la promozione di una viticoltura sempre più libera dall’impiego di fungicidi, attraverso l’utilizzo di viti resistenti. Un passo avanti verso un’agricoltura sostenibile, che possa nutrire gli umani senza nuocere agli orsi, ma soprattutto senza compromettere definitivamente il mondo dove gli uni e gli altri sono chiamati a vivere.


L’articolo è stato pubblicato sul Corriere del Trentino venerdì 11 novembre 2016, nella rubrica “Pagine ebbre” di Solomon Tokaj