Uomini e orsi: mantenere le debite distanze!

di Filippo Zibordi

Nei giorni scorsi, un orso ha aggredito un uomo che faceva jogging nei pressi dell’abitato di Cadine, frazione della città di Trento. L’episodio ha provocato molta legittima inquietudine nella popolazione. Vediamo di capire come è possibile evitare che simili episodi si ripetano.

Si tratta del primo episodio del genere verificatosi in Trentino, anzi in Italia, da secoli: gli ultimi casi di cui si ha memoria, risalenti a circa 150 anni fa (per maggiori informazioni si suggerisce: “L’orso bruno sulle Alpi” di A. Mustoni, 2003; “Sulla pelle dell’orso” di A. Finocchi e D. Mussi, 2002 e il sito sull’orso curato dalla Provincia, si riferiscono ad attacchi nei quali l’orso era stato precedentemente ferito o tenuto in condizioni di cattività.

Nonostante i numerosi incontri, anche ravvicinati, avvenuti negli ultimi anni – complice anche l’aumento degli esemplari sul territorio – è questo dunque il primo caso in cui si registri un attacco violento e perdurante di un orso nei confronti di una persona. In alcuni altri episodi (meno di una decina, sulla base delle informazioni a disposizione, tra l’avvio del progetto e oggi) ci sono stati contatti (“zampate”) o, più frequentemente, “falsi attacchi”: atteggiamenti di minaccia che l’orso mette in atto, caricando il suo oppositore, nel momento in cui si sente in pericolo, e che si concludono con l’allontanamento spontaneo dell’orso. Alcuni di essi sono documentati nei “Rapporti Orso” redatti dalla Provincia di Trento.

A Cadine, al contrario, il podista ha subito un vero e proprio attacco: l’orso ha sferrato zampate e morsi, provocandogli ferite alla testa, all’addome e alle braccia. A tal proposito, sono state avanzate – soprattutto sui social network – numerose ipotesi, legate al fatto che l’orso fosse ferito, malato, oppure che si trattasse di una femmina che ha temuto per la sorte dei suoi cuccioli (le indagini genetiche hanno stabilito che l’orso responsabile dell’attacco è KJ2, una femmina di 12 anni) o ancora che l’orso abbia interpretato alcuni atteggiamenti del podista, o la presenza del suo cane, come segnali di aggressività.

Che queste ipotesi corrispondano o meno alla realtà, è importante partire dalla consapevolezza che l’orso è “un animale dall’indole pacifica, che però è capace di gesti di grande violenza. Nonostante questo e nonostante la sua forza incredibile, solo in casi estremi e rarissimi arriva ad uccidere”. Gli attacchi all’uomo, pur rimanendo episodi rari, sono tra gli accadimenti possibili ovunque gli orsi siano presenti ma “la maggior parte delle volte, a conferma dell’indole non aggressiva della specie, non si traducono in un contatto fisico ma in una ostentazione a distanza della forza per intimorire l’uomo, visto come un avversario [i falsi attacchi di cui sopra, nda]. In casi molto più rari si arriva al contatto fisico, interpretabile come il rinforzo vigoroso di un atto dimostrativo e non come il tentativo di uccidere. Sempre l’aggressività dell’orso è legata alla sua paura nei nostri confronti. Anche per questo, a livello mondiale, non è mai stata documentata una aggressione nei confronti dei bambini, che non vengono visti dall’orso come pericolosi. Gli orsi non sono buoni. Gli orsi non sono cattivi. Gli orsi sono orsi. Descriverli in modo diverso è sbagliato” (Mustoni, non pubbl.).

Lungi dal voler esprimere, in questa sede, un parere sulla tollerabilità dell’evento e sulle altre questioni legate alla conservazione della popolazione di orsi in Trentino che l’episodio ha inevitabilmente posto, appare opportuno ribadire alcuni consigli utili per chi vive o frequenta i territori in cui gli orsi sono presenti.

  • – Gli orsi percepiscono quasi sempre la nostra presenza prima che noi la loro, e tendono ad evitare gli incontri con l’uomo: una camminata “rumorosa” nel bosco è in genere un buon modo per allontanare la possibilità di un avvistamento ravvicinato.
  • – È importante mantenere le distanze reciproche: mai dare cibo agli orsi ed evitare di lasciare rifiuti nel bosco. Nel caso in cui ci si imbatta nelle sue tracce, o si avvisti un esemplare da lontano, non è opportuno avvicinarsi: meglio allontanarsi ritornando sui propri passi.
  • – Cani e orsi non vanno d’accordo. Per questo motivo, i cani vanno tenuti al guinzaglio o comunque sotto controllo quando si entra nel bosco: ciò serve peraltro ad evitare disturbo a tutta la fauna.
  • – Nel caso di un incontro ravvicinato, meglio non correre né muoversi con concitazione o gridare. Se possibile, mantenere la calma e indietreggiare, lentamente, senza precludere all’orso la via di fuga. Mai lanciare sassi o oggetti verso l’orso: il rischio di una reazione aggressiva aumenta. La presenza di un cane, in questi casi, può infastidire l’orso e innalzarne l’istinto di autodifesa, ma molto dipende dalla reazione del cane e da altri fattori difficili da generalizzare.
  • – Nel caso in cui un orso manifesti segni di aggressività, rimanere fermi, o distendersi a terra lentamente, coprendosi la testa: l’obiettivo deve essere quello di mostrare all’animale che non rappresentiamo un pericolo per lui.

 

Per ulteriori informazioni si rimanda ai consigli del Parco Adamello Brenta, a quelli della Provincia Autonoma di Trento e al recente opuscolo del progetto DINALP. Per una disamina approfondita relativa a 355 incontri uomini-orsi si suggerisce la lettura della prima sezione del volume “Dal rapporto con l’uomo alle strategie di svernamento: le ultime ricerche del Parco Naturale Adamello Brenta per l’orso”, in cui sono riportati anche interessanti descrizioni di dettaglio degli incontri ravvicinati.