Vita di malga nelle Valli del Leno

di Enrico Rossi

Una recensione del volume di Marco Avanzini e Isabella Salvador, “Pasubio: una montagna di storie. Cinquecento anni di cultura alpina in una terra di confine”. Il libro racconta la vita economica, sociale e quotidiana nelle Valli del Leno degli ultimi secoli.

 

Sul finire del ‘700 l’edificio in cui veniva lavorato il latte delle malghe delle valli del Leno venne denominato baito, e già da un secolo era uso che il Comune ne decidesse la locazione prima della salita del bestiame agli alti pascoli. Solitamente il baito aveva una struttura semplice: dopo l’ingresso, con le pareti in legno, c’erano da una parte la camera del latte, dove questo veniva lasciato raffreddare per poi procedere alla scrematura della panna; e dall’altra la camera del fuoco, con la grande caldaia per fare il formaggio. Prima dell’affidamento in gestione per cinque anni, il Comune faceva una stima dello stato del baito, operazione che si ripeteva alla fine del quinquennio. Se si riscontravano dei miglioramenti, veniva corrisposta la differenza ai conduttori; in caso contrario, erano questi ultimi a dover rifondere il Comune. Un sistema tanto semplice quanto efficiente, che applicato oggigiorno porterebbe a qualche sorpresa. Ma che dà soprattutto l’idea della cura riposta nell’affidare la gestione di una così importante forma di sostentamento: erano molte le famiglie che per vivere dipendevano anche dai prodotti dell’alpeggio.

baito

Vita di malga e d’alpeggio che rivive in un libro in cui una garbata semplicità nasconde una ricchezza di contenuti inaspettata. Si tratta di “Pasubio, una montagna di storie”, pubblicato da Marco Avanzini e Isabella Salvador per le Edizioni Osiride, e racconta, scevro di ogni retorica, la vita economica, sociale e quotidiana nelle Valli del Leno degli ultimi secoli. Una vita difficilmente immaginabile oggi, fatta di difficoltà e ristrettezze mitigate dalla coesione di comunità e dal lento sedimentarsi delle tradizioni più funzionali alla sopravvivenza. Così come avviene dagli albori, nella storia dell’uomo. All’inizio di ogni capitolo, qualche accenno alla grande Storia fornisce la cornice generale in cui si snodano le storie e le fatiche quotidiane, veri protagonisti di questo lungo racconto. Racconto di tempi che per quanto lontani rivivono nel testo anche grazie alle frequenti citazioni dai documenti d’archivio, che tanto nel linguaggio quanto nei contenuti rispecchiano fedelmente le epoche di provenienza.

Dai primi insediamenti nelle terre alte fino al domino veneziano, dall’inizio della dominazione austriaca fino alle riforme del Settecento, con i cambiamenti ulteriori sotto gli Asburgo, e infine gli ultimi sviluppi del Secondo Dopoguerra, la storia di una valle alpina come tante – paradigmatica nella sua peculiarità – dà modo agli autori di illustrare nel dettaglio molti aspetti della vita di tutti giorni. Gli attrezzi, l’organizzazione dei lavori, il progressivo instaurarsi di usi e la diffusione conseguente di regole, lo sviluppo lento ma costante dell’economia, il valore delle monete e perfino i loro nomi. Veniamo così a sapere che il termine “schei” usato per indicare i soldi deriva dalla scritta “KK OESTERREICHISCHE SCHEIDEMUNZE” che stava sul kreutzer, una delle monete di piccolo taglio, così utili nell’economia di scambi minuti, diffuse al tempo di Francesco Giuseppe I. “Scheide Munze” significa proprio spiccioli, ma alla fine nell’uso quotidiano rimase solo la prima parte, appunto “schei”.

C’è molta dignità nelle incombenze e nelle vite raccontate in questo libro, pari al rispetto di chi le ha raccolte e descritte, oltreché rappresentate. Anche i disegni (di Avanzini) infatti, che accompagnano quasi ogni pagina, ne sono un esempio nella loro semplicità, tanto disarmante quanto efficace. E, soprattutto, profondamente rispettosa di personaggi e delle loro vite portate a termine con una fatica pari ai risultati: diversamente non saremmo qui, ora. Conoscere meglio il passato dei nostri luoghi e tutto quello che è stato fatto per giungere fino a quest’oggi che a noi sembra così normale da apparire scontato, può farci sentire partecipi di una lunga storia che continua: agìta da noi che più o meno consapevolmente la stiamo proseguendo.

È questo forse il lascito maggiore del volume: raccontare una storia antica che porta fino alla nostra storia di oggi, e di cui noi siamo figli, oltreché conseguenza. Un paesaggio culturale a maggior ragione indispensabile oggi, visto che – pur in un mondo profondamente cambiato – ancora ci sostanzia e ci può fornire degli strumenti interpretativi, delle chiavi di lettura, per vivere meglio quest’oggi a volte così affannato da dimenticarsi perfino il movente che ha portato all’affanno stesso.


Marco Avanzini, Isabella Salvador, “Pasubio: una montagna di storie. Cinquecento anni di cultura alpina in una terra di confine”, Edizioni Osiride, 2012.

Disegni di Marco Avanzini